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Teatro nei luoghi del disagio psichico: L’Accademia della Follia di Misculin e un confronto con un’esperienza delle origini, Marco Cavallo

Il tema della follia è stato da sempre protagonista in tanti ambiti della realtà artistica: dall’arte grafico-visiva alla letteratura, dal teatro alla musica, dal cinema allo spettacolo.
Io ho deciso di esplorarne una piccola parte che si trova a teatro, la follia di Claudio Misculin e della sua Accademia, il suo “teatro dell’eccesso” ed il modo di dare espressione ai matti.
Il mio lavoro sarà principalmente incentrato sulla figura di quest’ultimo, sui suoi attori, sul suo modo di fare laboratorio, che è anche una continuazione del percorso iniziato a Trieste negli anni Settanta dagli artisti che fecero nascere Marco Cavallo. Ciò che li avvicina è il tentativo di dar voce, di dare anima, alla follia e a coloro che la incarnano, i matti, persone che meritano di esprimersi ed essere viste. Cercherò infatti di evidenziare le analogie e le differenze che ho potuto rilevare tra il laboratorio misculiniano, in cui ho “vissuto” per circa cinque mesi, ed il laboratorio per la realizzazione di Marco Cavallo, realizzato da Giuliano Scabia . “.
Da entrambi questi lavori si legge l’intento di lavorare creativamente con la follia e con i suoi matti.
Quindi uno ieri ed un oggi che hanno lo stesso principio, alcuni l’hanno ritenuto un principio folle, altri, diversamente, un principio follemente artistico.

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3 INTRODUZIONE Il tema della follia è stato da sempre protagonista in tanti ambiti della realtà artistica: dall’arte grafico-visiva alla letteratura, dal teatro alla musica, dal cinema allo spettacolo. Io ho deciso di esplorarne una piccola parte che si trova a teatro, la follia di Claudio Misculin e della sua Accademia, il suo “teatro dell’eccesso” ed il modo di dare espressione ai matti. Il mio lavoro sarà principalmente incentrato sulla figura di quest’ultimo, sui suoi attori, sul suo modo di fare laboratorio, che è anche una continuazione del percorso iniziato a Trieste negli anni Settanta dagli artisti che fecero nascere Marco Cavallo. Ciò che li avvicina è il tentativo di dar voce, di dare anima, alla follia e a coloro che la incarnano, i matti, persone che meritano di esprimersi ed essere viste. Cercherò infatti di evidenziare le analogie e le differenze che ho potuto rilevare tra il laboratorio misculiniano, in cui ho “vissuto” per circa cinque mesi, ed il laboratorio per la realizzazione di Marco Cavallo, realizzato da Giuliano Scabia 1 . Da entrambi questi lavori si legge l’intento di lavorare creativamente con la follia e con i suoi matti. Quindi uno ieri ed un oggi che hanno lo stesso principio, alcuni l’hanno ritenuto un principio folle, altri, diversamente, un principio follemente artistico. 1 “Nei laboratori interni all’ospedale psichiatrico si stabilì di preparare una grande parata di tutte le persone rinchiuse da anni nel manicomio che doveva invadere la città e terminare con una grande festa. Il corteo era capeggiato da Marco Cavallo. Il vivo ricordo del vecchio cavallo che un tempo portava la carretta della biancheria nell’ospedale venne trasformato in un «emblema mitico e funzionale della comunità dai diversi […] contenitore di sofferenze e di sogni dei partecipanti al gioco festa»” tratto da BERNARDI CLAUDIO, Il teatro sociale. Arte tra disagio e cura, Carocci, Roma, 1997. p. 46.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elena Buono Contatta »

Composta da 64 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3139 click dal 24/04/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.