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Le passioni nella retorica di Aristotele

Nel concetto di passione, si colgono due significati tra loro confliggenti e un elemento comune. Nell’uso linguistico intendiamo la passione, tanto come energia dalla potente carica disgregante e distruttiva (valenza negativa), quanto come slancio che alimenta gli interessi e l’agire nel suo complesso (valenza positiva). Entrambe le accezioni fanno riferimento ad una dimensione energetica, di tipo dinamico, che risolve in qualche modo l’ambiguità appena enunciata. Come? Attribuendo ad una medesima origine - ovvero alla tendenza ad agire - tanto il carattere negativo quanto quello positivo della passione. Ma appena lasciamo il livello esperienziale, per passare all’analisi del senso più proprio del termine, quello di cui è pregna la parola greca originaria, siamo costretti a fronteggiare una nuova difficoltà: il termine passione, rinvia a un’azione subita piuttosto e non soltanto attuata. Tant’è vero che si suole distinguere tra patire ed agire, passione e azione, verbi passivi e verbi attivi. Queste sfumature semantiche, connotano entrambi, in profondità, il termine passione. Per tale motivo definirò la passione come ambivalente, anziché ambigua, quindi, doppiamente valida, sia nella sua valenza positiva che negativa, senza escludere a priori nessuna delle due facce. La passione considerata nella sua originale complessità, genera, in virtù della sua ambivalenza, eo ipso un’inevitabile ambiguità. Proviamo a considerare la questione da un’altra prospettiva, domandandoci se il patire possa essere ad un tempo anche un certo modo di agire. Concettualmente parrebbe di trovarsi di fronte a due espressioni antitetiche. Non è così da un punto di vista fenomenologico, in cui si accerta che la passione per qualche cosa o qualcuno implica comunque un volgersi, un orientarsi all’oggetto del pathos....

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1 Capitolo I La nascita della retorica e la sua rivalità con la filosofia La tradizione 1 riconduce la nascita della retorica antica, tra gli Elleni nella Magna Grecia nel V secolo a.C. , legandola in particolar modo al nome dei siciliani Empedocle, Corace e Tisia 2 . Per molto tempo la retorica venne osteggiata, e le contestazioni scaturivano dalla qualifica di scienza - tékne– ars –, a causa della sua nocività sul piano etico, politico e religioso. La sua caratteristica negativa consisteva nell’esser vista, stricto sensu, come organizzatrice di una teoria dell’adesione – πιФανόν – persuadere. Una conferma di natura storica proviene dalle vicende accadute a Siracusa dove la caduta del Tiranno Trasibulo nell’anno 465 a. C. e la restaurazione della democrazia provocarono una serie di processi concernenti la rivendicazione delle proprietà private cadute nelle mani dei tiranni. Corace e Tisia non fecero altro che redigere delle guide necessarie alle parti in causa, veri e propri prontuari giuridici, che decretarono il successo ed una larga eco in Sicilia della retorica. Sono state avanzate diverse tesi volte a spiegare la genesi della retorica; tra queste si possono citare le teorie sociogoniche, che connettono l’apparizione della retorica a quella della lingua e partono dall’idea che un uomo di genio abbia creato la 1 Una delle testimonianze fondamentali è quella fatta da Cicerone dal quale si apprende che la pratica retorica in Sicilia fosse più antica di Corace e Tisia, ma che soltanto questi due retori la teorizzarono <con metodo e precettistica> (via et arte). 2 Le fonti su Empedocle sono piuttosto vaghe, mentre sull’opera di Corace e Tisia come precursori della teoria retorica gorgiana sembra non ci siano dubbi.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Nicolina Rosi Contatta »

Composta da 86 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.