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Il dialogo di H.S. Skovoroda ''Beseda 1-ja narecennaja Observatorium (Sion)'': fonti bibliche e patristiche

Informazioni tesi

  Autore: Maria Grazia Bartolini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Giovanna Brogi Bercoff
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 278

Lo scopo del nostro lavoro è descrivere il rapporto di interdipendenza tra il testo e le idee di Skovoroda. Il testo verrà da noi inteso come il luogo dell’incarnazione dell’idea, lo spazio in cui l’immagine del mondo elaborata dal filosofo si traduce in segno linguistico, imprimendovi il proprio sigillo.
Poiché il pensiero di Skovoroda è innanzitutto una riflessione sulla struttura del cosmo e sulla dialettica Dio-uomo che prende forma al suo interno, il testo instaura con l’Idea una relazione di tipo cosmografico: l’insieme dei suoi componenti origina una complessa forma architettonica che replica, trasponendoli sul piano materico della parola scritta, l’ordine gerarchico, i rapporti dinamici e le tensioni dialettiche proprie del cosmo skovorodiano. Il sistema-testo doppia, così, il sistema-cosmo, che in esso si riflette come in uno specchio.
Secondo L. Uškalov, l’impianto metafisico del pensiero di Skovoroda è modellato sull’immagine cusaniana della “piramide della luce e dell’ombra”: la figura paradigmatica rappresenta due piramidi che si inseriscono una nell’altra, cosicché, opposte tra loro rispetto alle basi, il vertice dell’una finisca nel punto medio della base dell’altra. La base di una piramide rappresenta la luce divina, la base dell’altra piramide è la luce corporea, o tenebra. Il discendere della luce ne diminuisce la potenza, finché essa non si esaurisce nella punta del vertice opposto; mentre le tenebre, rappresentate dalla piramide opposta, a mano a mano che salgono, si immergono nella luce fino a scomparire del tutto trasformandosi in luce anch’esse. Il discendere della luce nell’alterità del mondo sensibile è, così, anche un ascendere dell’alterità all’unità sino alla sua totale assimilazione . Secondo la nostra ipotesi, il cosmo descritto da Skovoroda segue, nella sua disposizione simbolico-spaziale, il doppio movimento tracciato dalla figura cusaniana: le due basi, a cui corrispondono i valori statici alto e basso, sono separate da un asse verticale che ne sancisce la reciproca giustapposizione. Esse, tuttavia, entrano in contatto tramite i due vertici, a cui corrispondono i valori dinamici ascesa e discesa. In altri termini, il mondo degli oggetti sensibili e il mondo delle pure forme costituiscono ciascuno un universo autonomo, regolato da leggi e strutture proprie, a cui è dato di stabilire un rapporto di reciproca comunicazione tramite i gesti, tra loro complementari, dell’ascesa e della discesa. Il primo è il moto, frutto di una libera scelta, del soggetto che decide di innalzarsi oltre la palude del sensibile per raggiungere l’unità mistica con Dio. Il secondo è l’atto emanativo dell’Uno-Dio che, per mezzo della sua ipostasi, il Logos-Cristo, discende lungo l’asse verticale che unisce le basi fino alle estreme propaggini della materia.
Nella concreta architettura dei testi, la paradossale coincidenza di due regioni ontologiche opposte si traduce nell’avvicendarsi di microsezioni, in cui le varie componenti lessico-semantiche originano una catena di contrasti dominati dai valori alto-basso. La frizione tra i due vertici del vettore simbolico genera così un attrito che corrisponde allo spostamento del soggetto dialogico in senso ascensionale o discensionale lungo la verticale del testo.
In questo senso, alto e basso agiscono come prototipi della relazione dialettica implicata dall’immagine paradigmatica (la doppia piramide), ma possono venire sostituiti da una serie di realizzazioni alloiconiche dei principi a cui essi rimandano.
All’interno di ciascuna microsezione, gli attriti si verificano sia a livello della singola frase, sia nell’ambito di più frasi tra loro contigue. Pertanto, prima di ristabilire l’originario orientamento verticale dell’asse-testo, la catena può saldarsi e spezzarsi più volte. Ogni microsezione, d’altra parte, costituisce un movimento dialettico in sé concluso, i cui esiti tornano ad essere oggetto di discussione – intesa come riposizionamento nello spazio simbolico – nella sezione successiva, che ripropone, sebbene secondo un ordine diverso, le medesime logiche tensionali della precedente.
La somma delle microsezioni genera il macrosistema testo, il quale di solito si presenta in forma di dialogo, dunque come confronto dinamico fra idee . Alto e basso, ascesa e discesa percorrono così il testo dall’interno, poiché essi agiscono non solo come valori costitutivi del suo tessuto lessico-semantico e sintattico, ma anche come forme modellanti della sua veste pragmatica e formale. Come un sasso che, una volta gettato in uno stagno, generi un numero di cerchi concentrici, la coppia Dio-materia, gettata nel corpo del testo, dà origine ad una architettura in cui ogni singola parte è riflesso delle altre. L’instabilità del piano del testo, come riflesso di un inesausto confronto dialogico tra valori semantici opposti, replica così l’apparente paradosso ontologico alla base del sistema-cosmo.

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5 INTRODUZIONE Lo scopo del nostro lavoro è descrivere il rapporto di interdipendenza tra il testo e le idee di Skovoroda. Il testo verrà da noi inteso come il luogo dell’incarnazione dell’idea, lo spazio in cui l’immagine del mondo elaborata dal filosofo si traduce in segno linguistico, imprimendovi il proprio sigillo. Poiché il pensiero di Skovoroda è innanzitutto una riflessione sulla struttura del cosmo e sulla dialettica Dio-uomo che prende forma al suo interno, il testo instaura con l’Idea una relazione di tipo cosmografico: l’insieme dei suoi componenti origina una complessa forma architettonica che replica, trasponendoli sul piano materico della parola scritta, l’ordine gerarchico, i rapporti dinamici e le tensioni dialettiche proprie del cosmo skovorodiano. Il sistema-testo doppia, così, il sistema-cosmo, che in esso si riflette come in uno specchio. Secondo L. Uškalov, l’impianto metafisico del pensiero di Skovoroda è modellato sull’immagine cusaniana della “piramide della luce e dell’ombra” [пірамід світла і темряви] 1 : la figura paradigmatica rappresenta due piramidi che si inseriscono una nell’altra, cosicché, opposte tra loro rispetto alle basi, il vertice dell’una finisca nel punto medio della base dell’altra. La base di una piramide rappresenta la luce divina, la base dell’altra piramide è la luce corporea, o tenebra. Il discendere della luce ne diminuisce la potenza, finché essa non si esaurisce nella punta del vertice opposto; mentre le tenebre, rappresentate dalla piramide opposta, a mano a mano che salgono, si immergono nella luce fino a scomparire del tutto trasformandosi in luce anch’esse. Il discendere della luce nell’alterità del mondo sensibile è, così, anche un ascendere dell’alterità all’unità sino alla sua totale assimilazione 2 . Ora, secondo la nostra ipotesi, il cosmo descritto da Skovoroda segue, nella sua disposizione simbolico-spaziale, il doppio movimento tracciato dalla figura cusaniana: le due basi, a cui corrispondono i valori statici alto e basso, sono separate da un asse verticale che ne sancisce la reciproca giustapposizione. 1 Narysy z filosofiji Hryhorija Skovorody, Charkiv 1993, p. 12. 2 Per la descrizione dell’immagine da parte di Cusano, si veda De coniecturis, I, 9, § 41, in N. Cusano, Scritti filosofici, a cura di G. Santinello, Bologna 1980.

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