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Mulholland Drive di David Lynch, Strada di un'epistemologia

Attraverso l'analisi di Mulholland Drive e del suo aspetto semiotico, ho dimostrato che, alla base della produzione e fruizione del film, esiste un a solida base epistemologica. Mulholland Drive si posiziona su una linea di confine tra lo spettatore e le teorie che permettono allo stesso, di identificarsi col prodotto filmico e la propria psiche. Un continuo scambio di informazioni, emozioni e domande, fra lo spettatore, l'autore e i personaggi del film. Sotto quest'ottica le citazioni all'interno del film ed i collegamenti ipertestuali propri del linguaggio lynciano, assumono una valenza strutturale e logica, rigorosa. E Mulholland Drive pare essere quella strada tortuosa che percorre i feticci cinematografici (spesso Hollywoodiani) del regista, insinuandosi nell'apparato psichico di chi guarda. Percorso che tange i periodi del cinema classico, moderno e postmoderno. Ma ne richiama anche le origini, imitando, nella trama e nella semiotica del film, i meccanismi di produzione di senso di un fascio luminoso che, generato dal buio, materializza fantasmi nella mente umana.

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1 INTRODUZIONE Tre colori per la tridimensionalità. MULHOLLAND DRIVE presenta nella sua struttura una tridimensionalità che collega una scena ad un’altra senza passare per la ferrea logica narrativa. Data la complessità dell’intreccio del film, mi trovo nella necessità di fornire all'interno dello studio delle macrosequenze, degli elementi di distinzione che possano guidare il lettore nella comprensione delle scene. Affidiamo all’occhio l’onere di questo lavoro attribuendo ai caratteri di scrittura la peculiarità di ogni dimensione. Rappresentiamole come su un piano cartesiano dove, l’asse delle ascisse x che in genere nella letteratura scientifica rappresenta lo studio di un fenomeno in funzione del tempo (t), verrà associata la parte del film che più sembra rispondere a questo principio: la storia di Rita, del suo incidente e dell’incontro con Betty. (istanza narrativa del film di maggiore spessore cronologico). Attribuiamo quindi il colore nero a questa movimentata vicenda, nero come la figura di Rita che tanto ricorda il nero fascino della famme-fatale Hayworth, nero come la commistione fra sensualità e mistero che si lasciano mostrare in un film noir, nero come culla natale di un fascio di luce che crea fantasmi su di uno schermo. Se nero è il colore la concretezza è ciò che gli appartiene.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alessandro Micantonio Contatta »

Composta da 143 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4736 click dal 08/05/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.