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L'architettura teatrale all'alba del nuovo millennio: le linee ispiratrici, le direzioni evolutive, il rapporto con il contesto urbano

Il lavoro è diviso in due parti: la prima parte è una sintesi dell’evoluzione storica dell’edificio teatrale in cui, pur rispettando le inevitabili esigenze di sintesi, si mette costantemente in relazione la storia dell’evoluzione architettonica con quella dell’arte teatrale, ripercorrendo le tappe fondamentali dello sviluppo del teatro come edificio, con un'attenzione
particolare al teatro greco e alle avanguardie del XX secolo.
La seconda parte è un’analisi di 27 progetti di teatri contemporanei (dal 1987 al 2007, alcuni dei quali ancora in via di ultimazione) selezionati tra le realizzazioni più significative che coprono un’area geografica mondiale:
Europa, America, Asia; suddivisi i tre gruppi: i teatri come poli di riqualificazione urbana inseriti in interventi più ampi (11) o come edifici singoli (8); i segni nel territorio (4); i teatri storici recuperati (4). Sono esclusi dall’analisi (pur essendoci esempi molto interessanti) gli auditorium che nascono come tali (anche se vengono "spacciati" come teatri-auditorium)
perché hanno delle rimarchevoli differenze tipologiche e volumetriche con i teatri veri e propri soprattutto nella parte scenotecnica (torre scenica, sale prova, macchinerie varie, ecc.)
Il taglio della tesi, è volutamente non eccessivamente tecnico ma più di tipo divulgativo, ma non per questo superficiale; alcuni importanti testi americani, inglesi e australiani sono stati tradotti dall'autore non essendoci le edizioni in italiano.
In conclusione, si ipotizza un "teatro prossimo", quello che dobbiamo attenderci nei prossimi anni, secondo le autorevoli opinioni di architetti e personaggi coinvolti a diverso titolo nel processo di produzione teatro, secondo la loro esperienza e la loro visione del rapporto tra l'architettura e l'arte del teatro.
Infine, in appendice sono riportati alcuni interessanti interventi di personaggi noti ed esperti (architetti, scenografi, registi teatrali,) intervenuti ad un Seminario Internazionale (a cui ho partecipato, registrando, fotografando, compilando, trascrivendo, ecc.) tenuto a Reggio Emilia nell'ottobre del 2004, sul tema del rapporto tra l'architettura e l'arte teatrale.
Particolare cura è stata posta nella elaborazione del buon numero di immagini e disegni che corredano il lavoro.

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Tesi di laurea_FGianstefani_aprile 2007 - 3 - INTRODUZIONE Per parlare dell’architettura del teatro è necessario a mio avviso, fare riferimento al più ampio concetto di “spazio del teatro” efficacemente espresso da Fabrizio Cruciani, che egli definisce (con particolare rimando alla nostra cultura occidentale di appartenenza di matrice greco-romana e nella sostanza, riferibile anche a tutte le altre culture) come il risultato delle “interazioni che si muovono tra i due poli della figurazione e dell’ambiente” 1 . In questo senso, la definizione di teatro individua un insieme complesso non riducibile alla semplice addizione o sommatoria degli elementi architettonici e compositivi dell’edificio teatrale, ma costituito piuttosto dall’esito finale dell’interazione di tre concetti fondamentali che esso sottintende: 1. L’ambientazione scenica, intesa come supporto visivo di un testo o di un’azione rappresentata o raccontata; la proiezione o evocazione reale o figurativa, concreta o illusionistica dello spazio in cui agisce l’azione scenica nella sua finzione; il luogo metaforico e/o reale dell’azione dei personaggi. 2. Il palcoscenico, inteso come lo spazio separato ed extraquotidiano specifico degli attori e ad essi riservato, non pertinente agli spettatori, nettamente separato dalla platea dall’invisibile barriera convenzionale del “ruolo” (che nel corso dell’evoluzione storica del teatro verrà spostata, attenuata, accentuata o eliminata secondo le diverse sperimentazioni, soprattutto nel corso del XX secolo). 3. Il luogo fisico dello spazio dello spettacolo, come insieme di sala e scena e di tutti gli altri spazi annessi e di servizio; in generale di tutte quelle caratteristiche architettonico-spaziali dell’edificio che assumono anche importanti valenze urbanistiche di rapporto con il tessuto della città. In sintesi si può dire che il teatro, o meglio lo spazio del teatro non trovi una definizione per così dire archetipa univoca, astratta e teorica di riferimento, ma si materializza di volta in volta come il prodotto di specifiche culture e civiltà di ben definite realtà storiche, non tanto e non solo come qualità della realtà fisica, quanto piuttosto come “struttura storica dell’esperienza; lo spazio artificiale del teatro è una convenzione culturale che diventa elemento attivo dell’espressione artistica, sia nel suo costruire visione, sia nel suo determinarsi come ambiente: un luogo dei possibili espressivi 2 .” Al teatro quindi, si possono dare molti significati: si può voler parlare dell’edificio nel suo lato rappresentativo; si può intendere la forma della sala; ci si può riferire al luogo dell’azione drammatica nella sua duplice funzione di spazio generico dell’attore o di specifica ambientazione del personaggio; o ancora si può intendere in senso restrittivo lo spazio dell’illusione/allusione dell’allestimento scenografico. Nel corso della storia, queste diversi aspetti non sempre sono stati presenti in toto e neanche erano tutti necessari; talvolta erano correlati tra loro, in altri casi hanno seguito percorsi e sviluppi indipendenti gli uni dagli altri. Ribaltando una consuetudine secolare che riconosceva il primato del progettista nella definizione dell’edificio teatrale (spesso anche autore di trattati sull’architettura, soprattutto nel periodo più luminoso del Rinascimento, si pensi al Palladio o al Vignola) il XX secolo ha visto gli artefici del 1 F. Cruciani, Lo spazio del teatro, editori Laterza, Roma-Bari 2002, p. 3 2 F. Cruciani, Lo spazio del teatro, op. cit., p. 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Architettura

Autore: Francesco Gianstefani Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.