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Monaci nel cuore della città. La ''Fraternité de Jérusalem''.

La tesi prende in esame la Fraternità Monastica di Gerusalemme che è una delle nuove comunità che nascono dopo il Concilio Vaticano II. Con il Concilio inizia un nuovo modo di comprendere la Chiesa che permette a tutti i cristiani di sentirsi parte attiva di un ampio movimento capace di valorizzare e portare a maturazione i numerosi carismi in essa contenuti. Nelle parole di Giovanni Paolo II ritroviamo elementi specifici di una nuova vita di comunione; che sono: la libertà dello spirito, il valore del sacerdozio comune, la pedagogia specifica di un fondatore, l’originalità nella tradizione. Sono questi tutti fattori capaci di dare sempre maggiore freschezza alla vita cristiana.
Le fraternità monastiche si collocano all’interno di questa novità, intenta a recuperare tutto il valore della tradizione laico-monastica. L’antico e il nuovo si coniugano in un vissuto quotidiano capace di ridare “sapore” all’uomo contemporaneo perduto nella frenesia della modernità.

Il padre fondatore Pierre-Marie Delfieux inizia l’esperienza sacerdotale come Cappellano degli studenti alla Sorbona di Parigi negli anni della contestazione giovanile, fine anni ’60. È proprio in questi anni che Pierre-Marie chiede all’arcivescovo di Parigi François Marty, ed ottiene di potersi ritirare nel deserto del Sahara. Resta nel deserto per 2 anni, in completa solitudine; la sua unica compagnia è Dio che si manifesta a lui attraverso la Bibbia e l’Eucarestia. È durante questa lunga solitudine che matura l’intuizione fondamentale che permetterà la nascita delle Fraternità: cioè, l’uomo che vive in città spesso si trova tutto solo a dover affrontare il peso e la fatica della vita. Ha bisogno di ritrovare nella solitudine cittadina dei luoghi, degli spazi dove gustare la bellezza della condivisione. Delfieux fonda nel 1975, il giorno di Ognissanti, a Parigi nella chiesa di Saint Gervais, le Fraternità Monastiche di Gerusalemme. La vocazione della fraternità è segnata da 5 elementi caratteristici: sono cittadini a pieno titolo; sono inquilini e non proprietari delle realtà terrene; sono lavoratori che dedicano 4 ore del giorno al lavoro; sono cristiani che vivono il legame con la Chiesa diocesana, per meglio sentirsi vicino ai bisogni della gente; e hanno una clausura che non è murale, tuttavia hanno luoghi e tempi di assoluto silenzio.

Analizzando la denominazione: Fraternità Monastiche di Gerusalemme comprendiamo bene la loro struttura. Fraternità perché non si parla mai di monastero e di clausura, ma di vita fraterna; Monastiche perché seguono la regola monastica dell’occidente con San Benedetto e dell’oriente con San Basilio; Gerusalemme è la città per antonomasia ed è la città delle tre grandi religioni monoteiste; questi monaci hanno la caratteristica di essere monaci DI città IN città.
Tornato dal Sahara, il padre fondatore, non avrebbe mai pensato ad uno sviluppo così rapido e ramificato della Fraternità. Infatti nel giro di pochi anni nasce accanto alla Fraternità maschile anche una fraternità femminile, successivamente prendono forma le fraternità apostoliche e le fraternità laiche; tutte queste realtà formano la grande famiglia di Gerusalemme.

Le Fraternità apostoliche non vivono seguendo una vita di tipo monastico, sono invece incardinati nelle rispettive diocesi, esercitandovi il lavoro parrocchiale. Dipendono direttamente dal vescovo diocesano e poi dai priori generali. Un esempio in Italia lo si può trovare a Pistoia.
Esistono poi le fraternità laiche che sono ormai diffuse in tutte le città dove sono presenti le fraternità monastiche. Hanno uno statuto canonico proprio e formano un’“associazione privata di fedeli”, secondo il diritto canonico, direttamente legata alle fraternità monastiche. Ogni anno infatti devono rinnovare il loro impegno. La grande Famiglia di Gerusalemme ha anche un’altra sfaccettatura: singole persone che si impegnano a vivere la vita monastica nella forma privata. Sono i Famigliari secolari e i Famigliari Regolari. I primi vivono un’autonomia abitativa. Scelgono il celibato e rinnovano il loro impegno ogni anno attraverso un voto privato.
I Famigliari Regolari possono vivere all’interno della comunità. Indossano un loro abito, professano i 3 voti privatamente che si rinnovano ogni anno.

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Introduzione --------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 2 INTRODUZIONE Tra i fenomeni più interessanti della storia contemporanea della Chiesa sono senz’altro da annoverare la diffusione di movimenti, di gruppi, di fraternità che hanno lo scopo di favorire la crescita personale spirituale e che al tempo stesso intendono porsi come rappresentativi punti di riferimento per la vita della Chiesa stessa. Fenomeni di questo genere non sono affatto nuovi in assoluto nella storia della chiesa 1 ; è tuttavia possibile riscontrare una certa “novità”, rispetto al passato, sia nelle proporzioni e diffusione universale prima ignote, sia nell’accentuazione dell’esperienza di comunità come momento fondante ed essenziale della vita del movimento e dei gruppi stessi 2 . Questa novità ha indubbiamente un punto di riferimento e un momento di avvio nel Concilio Ecumenico Vaticano II. Il nuovo modo di comprendere la Chiesa ha permesso a tutti i christifideles di sentirsi parte attiva di un complessivo “movimento” 3 capace di valorizzare e portare a maturazione i numerosi carismi in essa contenuti. Il cap. IV della Costituzione dogmatica Lumen gentium descrive le condizioni del laico nel mistero della Chiesa, precisa la sua natura e dignità in seno al popolo di Dio, traccia le grandi linee della sua missione apostolica, ne sottolinea le funzioni sacerdotale e culturale, profetica e di testimonianza, regale e di anima del mondo 4 . È sicuramente in questa nuova prospettiva che si devono collocare le nuove esperienze laicali e dei movimenti che sono nati e che, date le premesse, potrebbero ulteriormente manifestarsi nel futuro 5 . 1 Si pensi ai movimenti monastici del sec. IV, al movimento evangelico-pauperistico dei secc. XII-XIII, ai vari fermenti del secolo scorso, per non parlare delle grandi fioriture di ordini e congregazioni lungo tutta la storia della chiesa. 2 A questo proposito di veda: B. SECONDIN, Movimenti e gruppi nella chiesa, in Dizionario di spiritualità dei laici II (a cura di E. ANCILLI), Edizioni O.R., Milano 1981, pp. 68-84; di grande rilievo l’abbondante e selezionata bibliografia posta alla fine dell’articolo. 3 Definizione usata da Giovanni Paolo II: “Come ben sapete, la chiesa stessa è un movimento”, Omelia ai partecipanti al convegno “Movimenti nella chiesa”, Castelgandolfo, 23 settembre 1981 (www.vatican.va). 4 Cfr. nn. 30-38. Ricordiamo ancora: il Decreto sull’apostolato dei laici, Apostolicam actuositatem, interamente consacrato a sostenere l’importanza e la necessità dell’apostolato dei laici; il Decreto sull’attività missionaria della chiesa, Ad gentes, dove si afferma che, senza l’apporto delle comunità laicali, la chiesa è incompleta (n. 11); la Costituzione pastorale Gaudium et spes dichiara solennemente che la chiesa esiste e opera nel mondo e per il mondo; di conseguenza apre ai laici spazi immensi in tutti i settori dell’attività umana. 5 Per la storia e teologia del laicato si veda: A.M. ERBA, Laico (storia del), in Dizionario I, op. cit., pp 369-393; e D. TETTAMANZI, Laico (teologia del), ibidem, pp 393-410.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ester Maria Roberti Contatta »

Composta da 50 pagine.

 

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