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Afghanistan: il vecchio e il nuovo grande gioco

Dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 che hanno colpito il cuore degli Stati Uniti d’America, l’Afghanistan, paese dell’Asia Centrale vasto più di due volte l’Italia e privo di sbocchi sul mare, è balzato nuovamente al centro delle cronache mondiali. A tanta attenzione per la sua attualità non è però corrisposto un grande interesse per la sua millenaria vicenda storica, tragica ed al tempo stesso affascinante, caratterizzata da un intreccio di relazioni internazionali con ripercussioni di carattere mondiale. Questo studio, volto ad analizzare l’influenza delle relazioni internazionali sullo sviluppo storico di un paese che è stato pressoché trascurato prima di tale data, si prefigge lo scopo di inquadrare il paese nel complesso scacchiere della regione asiatica, e di comprendere le ragioni che hanno portato questo “paese dimenticato” a diventare uno dei centri del terrorismo internazionale, fonte di destabilizzazione a livello mondiale. La guerra al terrorismo internazionale ha focalizzato l’attenzione internazionale sull’Asia Centrale, ed in particolare sull’Afghanistan come area d’importanza strategica. Questo territorio è stato, e minaccia di essere ancora, il campo di battaglia ideale per le rivalità geostrategiche nell’area. Sussistono tutti gli elementi per giocare una nuova partita del “great game” e, come già accadeva nell’800, l’Afghanistan è una pedina fondamentale. Vi sono stati e vi sono notevoli rischi potenziali che l’Afghanistan fa pesare su tutta la regione, non ultima l’arretratezza della sua società e della sua economia che influenzano negativamente lo sviluppo delle vie di comunicazione e degli oleodotti in direzione dell’Asia del sud (Pakistan e India); inoltre, la coltivazione del papavero ed il traffico intenso e persistente della droga, hanno effetti importanti non solo per l’economia afghana, ma anche sugli stati confinanti e per l’economia internazionale. La disamina interessa alcuni dei momenti più significativi e cruciali del passato dell’Afghanistan con l’auspicio che il corso degli eventi trascorsi possa aiutare a comprenderne il suo non facile presente ed a delinearne i possibili sviluppi futuri. E’ stato affrontato il tema relativo al ruolo assunto dalle Nazioni Unite con l’United Nations Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA) e dalla NATO nella fase della ricostruzione del paese, che non si presenta come un compito facile, ma piuttosto una sfida complessa che richiede un notevole dispendio di risorse ed energie. Alcune riflessioni sugli avvenimenti più recenti mi hanno consentito di ricavare alcune conclusioni di carattere generale sul ruolo delle forze militari occidentali nel campo delle operazioni di stabilizzazione, ricostruzione e dello state building e di formulare alcune considerazioni sull’effettiva capacità di queste forze ad agire in un contesto così degradato ed in sinergia con le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative. Lo studio include un approfondimento riguardante le relazioni internazionali del nostro paese con l’Afghanistan risalenti al 1919, che negli ultimi anni si sono intensificate ponendo questo paese nelle priorità dell’agenda politica estera nazionale.

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1 PREMESSA Dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 che hanno colpito il cuore degli Stati Uniti d’America, l’Afghanistan, paese dell’Asia Centrale vasto più di due volte l’Italia e privo di sbocchi sul mare, è balzato nuovamente al centro delle cronache mondiali. A tanta attenzione per la sua attualità non è però corrisposto un grande interesse per la sua millenaria vicenda storica, tragica ed al tempo stesso affascinante, caratterizzata da un intreccio di relazioni internazionali con ripercussioni di carattere mondiale. E’ sufficiente osservare una carta geografica dell’Asia per desumere che l’Afghanistan è posto in una posizione centrale strategica: mentre l’accesso all’Asia Centrale dall’India è praticamente impossibile, vista l’altitudine dei passi himalayani che la separano dal Nepal, dall’Afghanistan si può arrivare ovunque. Tramite il passo di Khyber si scende in Pakistan, e da lì si ha accesso alla pianura indiana mentre, dall’area del Piccolo Pamir, si arriva al Sinkiang cinese. A nord, nel Panshir, numerosi passi portano in Tagikistan ed in Turkmenistan: dal primo si aprono vie verso l’area siberiana russa, dal secondo si giunge al Mar Caspio. La frontiera meridionale ed occidentale, invece, non è impervia come l’area orientale e settentrionale: ad ovest, attraversando l’Iran, si giunge al Golfo Persico mentre dalle aree tribali del Pakistan (la zona di Quetta) partono strade che arrivano a Kandahar, nell’Afghanistan centrale. Analizzando invece il problema dal punto di vista dei commerci, e principalmente del petrolio, ecco che ci appare la ragione di tanto interesse: chi controlla l’Afghanistan potrebbe decidere quali saranno, in futuro, i destini energetici dell’area. Se si controlla l’Afghanistan si può impedire che il petrolio del Mar Caspio prenda la via della Cina, venendo invece convogliato verso il Pakistan e da lì trasferito su petroliere ed inviato in Occidente. Inoltre, dalle basi aeree afghane si può controllare l’area a nord, verso la Russia, e porre così l’ipoteca sulle ricchezze minerarie (ancora una volta, petrolio e gas in primis) delle repubbliche ex-sovietiche. La stessa guerra al terrorismo internazionale ha focalizzato l’attenzione internazionale sull’Asia Centrale, ed in particolare sull’Afghanistan come area d’importanza strategica. Questo territorio è stato, e minaccia di essere ancora, il campo di battaglia ideale per le rivalità geostrategiche nell’area, soprattutto per la sua eterogeneità etnica e la sua struttura ancora feudale. Come si può notare, vi sono dunque tutti gli elementi per giocare una nuova partita del “great game” e, come già accadeva nell’800, l’Afghanistan è una pedina fondamentale. Questo studio, volto ad analizzare l’influenza delle relazioni internazionali sullo

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Raffaele Vladimir Forgione Contatta »

Composta da 684 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.