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Le preclusioni nel processo civile

Informazioni tesi

  Autore: Maria Pia Altieri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gianpaolo Impagnatiello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

Il nostro processo civile è caratterizzato da un sistema più o meno rigido di preclusioni e limitazioni alle attività processuali, soprattutto a carico delle parti. Si è spesso detto che tale sistema si rende necessario per garantire al processo una ragionevole durata, contituzionalmente garantita. Quanto questo è vero? E quanto effettivamente le preclusioni agiscono sui tempi del nostro processo civile? Per capirlo occorre partire dal c.p.c. del 1940 e dalla evoluzione storica e dottrinaria del nostro sitema processuale civile, analizzando poi nello specifico il primo e il secondo grado di giudizio, nonchè il peculiare rito del lavoro.

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V INTRODUZIONE Lo scopo di questo lavoro è principalmente quello di analizzare il sistema delle preclusioni nel processo civile italiano, soprattutto con riferimento alla fase d’appello e al relativo divieto di nova ivi previsto dall’art. 345 c. p. c. Il dibattito circa tale divieto, già acceso tra i processualcivilisti, vede oggi un nuovo rinvigorimento a seguito delle due recenti pronunce della Corte di Cassazione del 2005, le quali interpretano in maniera rigorosa la previsione dell’art. 345 c. p. c., riferendo il divieto di nuove prove ivi previsto anche alle nuove produzioni documentali e rendendo di fatto impossibile l’ingresso di alcunché di nuovo nel giudizio di appello. Per capire a fondo le conseguenze pratiche di tale impostazione interpretativa è però innanzitutto necessario capire cos’è in concreto la “preclusione” e come si è storicamente generata. Per questo motivo, la prima parte della mia tesi si occupa nel primo capitolo dell’evoluzione e della formazione del nostro sistema processuale civile, e con esso del sistema delle preclusioni, partendo dai codici di procedura civile del 1865 e del 1940, passando attraverso le tappe salienti delle riforme (Novella del 1950, riforma del rito del lavoro del 1973, riforma del rito ordinario del 1990), fino a giungere all’ultimo degli interventi riformistici che riguardano la giustizia civile, quello realizzato nel 2005, e che delinea il nostro attuale processo civile. Nel secondo capitolo invece l’evoluzione storica del concetto di preclusione è analizzata dal punto di vista dottrinario, con un occhio particolare ai processualcivilisti che hanno dato un apporto concreto, con i loro vari progetti e con le loro elaborazioni, al nostro attuale sistema processuale. Non si può a tal proposito non partire da Giuseppe Chiovenda, dalle sue elaborazioni del concetto di preclusione, dai principi di oralità, concentrazione e immediatezza del processo e dalla concezione pubblicistica della funzione giurisdizionale. Proseguendo poi per le adesioni e le critiche alle sue elaborazioni. Sempre nel secondo capitolo si illustreranno le posizioni della dottrina sulle preclusioni negli anni che precedono e che seguono il codice di procedura civile del 1940, con un particolare occhio su quelli che da Cipriani sono considerati i

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Parole chiave

conclusioni
deduzioni
eccezioni
mezzi di prova
preclusioni
preclusioni istruttorie
processo del lavoro
prove costituende
prove costituite
ragionevole durata del processo

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