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Fair design: progettare per e con il commercio equo e solidale in un'ottica di sotenibilità sociale

Informazioni tesi

  Autore: Eugenia Carla Cosima Chiara
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Disegno Industriale
  Relatore: CesiraMacchia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 180

Questa tesi si pone l’obiettivo di delineare il ruolo del design nei processi di costruzione di una società più sostenibile a livello sociale e ambientale.
Ha come punto di partenza l’intendere il design come un mezzo interdisciplinare, innovatore, altamente creativo, capace di rispondere ai veri bisogni dell’uomo; il considerare la responsabilità sociale del designer è una componente fondamentale dell’attività progettuale, una componente prioritaria dei processi decisionali e creativi.
Nella società contemporanea vediamo crescere l’esigenza di nuovi modelli culturali, sociali e produttivi che riportino la persona al centro e tendano alla valorizzazione dei dei rapporti persona-persona e persona ambiente sia a livello locale che globale.
Negli ultimi anni abbiamo visto nascere quelli che vengono definiti esempi di innovazione sociale sostenibile in diversi contesti,come ad esempio il commercio equo e solidale, il consumo responsabile, la finanza etica, il turismo responsabile, come il risultato di una creatività partecipativa, cioè la generazione di innovazioni da parte della società, dal basso.
Parallelamente la domanda di soluzioni diverse, più etiche e sostenibili, è riscontrabile a vari livelli anche nei comportamenti e nelle richieste dei consumatori di oggi nei confronti del mercato, come dimostra l’introduzione di linee guida riguardanti il concetto di responsabilità sociale del produttore e dell’impresa anche nel mondo industriale e istituzionale la nascita di strumenti per l’applicazione di questi parametri a contesti produttivi a livello di prodotti e di servizi, al fine di soddisfare tali richieste.
Le esperienze di innovazione sociale sostenibile sono in una fase che può essere definita una crisi di crescita che li porta da essere patrimonio e interesse di una ristretta cerchia di promotori particolarmente motivati, a modelli attraenti di soddisfazione della domanda di benessere per un pubblico più esteso.
La sfida consiste nel verificare se da parte del design qualche cosa può essere fatta, e come, per migliorare la qualità di queste esperienze innovative, ed in particolare del commercio equo e solidale per aumentarne la diffusione al fine di creare contesti sociali, culturali e produttivi più sostenibili.
Gli strumenti uilizzati rigurdano l’approccio strategico del design, considerando l’attività progettuale come la gestione di discipline interconnesse capace di proporre soluzioni composte e complesse, mix di design di prodotti, servizi e strategie comunicative e il trasferimento di queste pratiche, nate in seno alla cultura industriale del progetto agli ambiti legati alle esperienze di innovazione sociale sostenibile.

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PREFAZIONE Negli ultimi decenni le imprese hanno messo in atto diverse strategie produttive legate all’allargamento dei mercati causato dallo sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazione e dagli accordi internazionali sul commercio stipulati da organizzazioni come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzione Mondiale del Commercio. Da una parte le nuove tecnologie di comunicazione hanno reso molto più rapida ed efficiente la gestione di imput sia materiali che immateriali tra i diversi paesi e continenti, polverizzando le distanze geografiche nel giro di un trentennio. Dall’altra gli accordi internazionali sul commercio, votati alla liberalizzazione degli scambi, hanno ridotto i dazi doganali delle merci prodotte nei paesi in via di sviluppo, rendendo le esportazioni più favorevoli per i mercati occidentali.Questi fattori hanno influenzato pesantemente le politiche lavorative e ambientali subordinandole alle necessità produttive. Queste politiche denominate “corporate-managed trade” ovvero commercio regolato dalle multinazionali hanno preso sempre più piede su scala mondiale creando una profonda rivoluzione degli assetti produttivi e commerciali, della logistica della produzione e delle condizioni dei lavoratori e dell’ambiente nei paesi di recente o incipiente industrializzazione, in particolare in Asia, Africa e America Latina. Tali cambiamenti hanno coinvolto principalmente le imprese di grandi dimensioni che già agivano su un piano sovrannazionale. La maggior parte di queste imprese ha la sua sede principale negli Usa e, in alcuni casi in Europa e in Giappone; produce in Asia, Africa o America Latina e commercializza i suoi prodotti nel cosiddetto primo mondo. Queste imprese hanno adottato una politica di materializzazione del brand che consiste nell’alleggerire la struttura produttiva tramite l’esternalizzazione di alcune o, in molti casi, di tutte le attività prettamente produttive con tecniche di subappalto od outsourcing in paesi dove la manodopera ha un costo minore, per concentrare le attività della casa madre sul marketing, sul rafforzamento del marchio tramite la creazione di valore aggiunto legato alla pubblicità e al design. Tali imprese hanno quindi completamente evaso il concetto di “Responsabilità Sociale del Produttore” delegando la parte fisica della produzione a terziari esterni che operano in paesi dove le norme sulle condizioni e i luoghi di lavoro e sull’ambiente sono più 6

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