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Le intercettazioni telefoniche - Garanzie costituzionali

Informazioni tesi

  Autore: Simona Amore
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Bancaria, Finanziaria ed Assicurativa
  Relatore: Filippo Pizzolato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

L’argomento di cui tratterò nella mia tesi prende spunto dall’attualità e dalle prime pagine dei giornali, dove sembra che pubblicare una conversazione telefonica sia diventata “una moda” fin troppo semplice.
Le intercettazioni fin ora pubblicate spaziano dall’economia (caso Fazio, Banca d’Italia e i “furbetti del quartierino”), al calcio, alle conversazioni hard di Padre Fedele, allo spettacolo (caso Gregoraci) fino ad arrivare al più recente scandalo che ha coinvolto i Savoia.
Questo scenario può lasciare perplessi i lettori e i telespettatori, che forse inizialmente curiosi, oggi si chiedono: “Ascoltano anche me?”.
Molte persone, infatti, alla sola parola “intercettazione” percepiscono un’insidia, una limitazione alla loro libertà, in altre parole violazione della privacy.
Tuttavia questa visione da “reality” perde consistenza quando si prende coscienza del fatto che tutti noi siamo assistiti da sistemi di garanzie, che hanno la loro fonte sia a livello costituzionale, sia a livello di legge ordinaria.
Proprio per questo motivo, sia la Costituzione, sia la legge delega del codice di procedura penale del 1988, sia la disciplina codicistica hanno circondato l’uso di questo strumento di una serie di garanzie, potenziate ed estese anche dall’intervento della Corte Costituzionale.

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VI Premessa L argomento di cui tratter nella mia tesi prende s punto dall attualit e dalle prime pagine dei giornali, dove sembra che pubblicare una conversazione telefonica sia diventata una moda fin troppo semplice. Dal 2004 al 2005 le intercettazioni sono lievitate del 7,3 per cento. E allo stesso tempo sono cresciuti del 14 per cento i costi. Erano poco meno di 256 milioni di euro nel 2003, sono divenuti 263 milioni nel 2004 fino ai 307.346.676,72 attuali. Di questi, circa 53 milioni se ne sono andati per le fatture emesse per le intercettazioni, poco piø di 20,5 milioni per l’acquisizione dei tabulati e quasi 224 milioni per il noleggio di apparati. Questa spesa Ł stata definita dal ministro della Giustizia Clemente Mastella, nel corso dell’audizione al Senato di fine giugno scorso, «assolutamente rilevante quanto a risorse economiche impegnate». (1) E, almeno per il 2005, potrebbe essere anche un po’ piø elevata. Guardando la lista ministeriale, balza all’occhio che alcune procure, come Roma, Venezia e Ferrara, non hanno fornito nØ il numero dei decreti di pagamento, nØ i costi. Si spiega cos , per esempio, perchØ Roma risulti al quinto posto quanto a numero d’intercettazioni, mentre sparisca dalla top ten per costi. Ci sono poi le procure definite «inadempienti» nel fornire i dati richiesti, addirittura per interi trimestri.(2) Nella lista nera compaiono Crema, Massa, Santa Maria Capua Vetere, Terni, Sala Consilina e Mondov ; inoltre si citano la procura generale di Firenze e la procura presso il tribunale dei minorenni di Reggio Calabria. Un caso particolare che mi ha incuriosito e che ho deciso di riportare riguarda la procura di Campobasso. Ed Ł un piccolo, divertente paradosso: perchØ Campobasso Ł - come raccontano ogni anno le statistiche sulla vivibilit delle citt it aliane - uno dei capoluoghi piø pacifici del paese, con un tasso criminale appena sopra lo zero. Campobasso ha una procura con sei pubblici ministeri. 2 1 www.ilsole24ore.it, sezione attualit , giugno 2006. 2 www.giustizia.it.

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