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L’organizzazione delle aziende sanitarie

Informazioni tesi

  Autore: Patrizia Nebiolo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Roberto Cavallo Perin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 219

La tesi di laurea ha costituito il lavoro conclusivo di un percorso di studi universitari rivolto all’approfondimento di tematiche particolarmente attinenti allo specifico ambito lavorativo. Grazie alla relativa elasticità consentita nella scelta del piano di studi dal vecchio ordinamento del corso di laurea in Scienze politiche, il percorso potico-amministrativo è stato caratterizzato dall’inserimento di insegnamenti che approfondissero le tematiche dell’organizzazione aziendale, del organizzazione del lavoro e della pubblica amministrazione, con approccio sia normativo sia economico sia sociologico.
La tesi ha inteso descrivere, nell’ambito del diritto amministrativo, i criteri organizzativi dell’azienda sanitaria così come sono stati indicati dal legislatore nazionale, non potendo prescindere, per completezza della trattazione, dall’indagine sui principi costituzionali che fondano l’intero sistema e dalla descrizione dell’evoluzione storica dei modelli organizzativi che, succedutisi nel tempo, hanno portato all’attuale configurazione.
Infatti, l’azienda sanitaria in quanto forma giuridica che assume l’unità sanitaria locale dopo la legge di riforma della sanità del 1992 (d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502), costituisce lo strumento attraverso il quale viene attuata la parte più consistente delle politiche sanitarie e viene garantita la tutela del diritto alla salute, cui l’ordinamento italiano riconosce esplicitamente dignità costituzionale.
Questa posizione di centralità all’interno del “sistema salute”, assegnatale con l. 23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del servizio sanitario nazionale”, è oggi temperata dal modello organizzativo voluto dal legislatore del 1992 e ancor più da quello del 1999 (d.lgs. 19 giugno 1999, n. 229), che presuppone da parte delle aziende sanitarie pubbliche la capacità di confrontarsi sia con altri organismi pubblici competenti in materia sanitaria (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, Policlinici universitari, Istituto superiore della sanità, Commissione nazionale del farmaco, ecc.), sia con le strutture private e con quelle del cd. privato sociale, in una interrelazione tipica delle strutture reticolari o network.
D’altro canto, anche volendosi limitare alla realtà nazionale e trascurando quindi le influenze del diritto e delle organizzazioni internazionali, è innegabile che una simile trattazione non ha esaurito la descrizione dell’assetto della “funzione sanità” italiana perché da un lato ha trascurato l’esistenza di molti organismi, sia regionali che dell’amministrazione centrale, diversi dalle aziende sanitarie e che hanno competenza in materia di tutela della salute, dall’altro, e soprattutto, non è entrata nel dettaglio di come i principi dettati dalla normativa nazionale abbiano trovato specificazione e attuazione in ambito regionale.
È noto invece come la sanità italiana sia stato un settore che può essere considerato precursore, al pari forse solo dell’ordinamento degli enti locali, di tendenze regionalistiche che hanno in tempi recenti trovato compimento nella riforma della Costituzione, approvata con la l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3 “Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione”. Queste “spinte centrifughe”, già esplicitamente presenti fra le linee ispiratrici della l. n. 833 del 1978 cit., istitutiva del servizio sanitario nazionale, sono state accentuate dal riordino degli anni ’90, nell’ambito del quale è stato riconosciuto alla regione un ruolo fondamentale della programmazione, organizzazione e gestione dei servizi sanitari.
Pertanto allo stato attuale si è in presenza di più sistemi sanitari regionali, alcuni dei quali dotati di tale originalità da costituire dei modelli di riferimento e che, nell’insieme, scompongono il sistema sanitario unitario in venti realtà diverse.
Il lavoro si articola in cinque capitoli dei quali i primi due sono dedicati a fornire gli elementi necessari per comprendere quali siano i fondamenti del servizio sanitario italiano, in particolare quelli costituzionali, e quali le competenze in ambito normativo.

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- Capitolo I - I FONDAMENTI DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE I.1 - La centralità dell’azienda sanitaria nel servizio sanitario italiano L’azienda sanitaria, in quanto forma giuridica che assume l’unità sanitaria locale dopo la legge di riforma della sanità del 1992 1 , costituisce lo strumento attraverso il quale viene attuata la parte più consistente delle politiche sanitarie e viene garantita la tutela del diritto alla salute, cui l’ordinamento italiano riconosce esplicitamente dignità costituzionale. Questa posizione di centralità all’interno del “sistema salute”, assegnatale con l. 23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del servizio sanitario nazionale”, è oggi temperata dal modello organizzativo voluto dal legislatore del 1992 e ancor più da quello del 1999 2 , che presuppone da parte delle aziende sanitarie pubbliche la capacità di confrontarsi sia con altri organismi pubblici competenti in materia sanitaria (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, Policlinici universitari, Istituto superiore della sanità, Commissione nazionale del farmaco, ecc.), sia con le strutture private e con quelle del cd. privato sociale, in una interrelazione tipica delle strutture reticolari o network. Questo lavoro intende descrivere i criteri organizzativi dell’azienda sanitaria così come sono stati indicati dal legislatore nazionale, non potendo prescindere, per completezza della trattazione, dall’indagine sui principi costituzionali che fondano l’intero sistema e dalla descrizione dell’evoluzione storica dei modelli organizzativi che, succedutisi nel tempo, hanno portato all’attuale configurazione. 1 D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 “Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421” che venne modificato, ancor prima di essere attuato, con d.lgs. 7 dicembre 1993 n. 517 “Modificazioni al d.lgs. 30 dicembre 1992, recante riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421”. 2 D.lgs. 19 giugno 1999, n. 229 “Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419”. 5

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