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Il Potere Estero delle Regioni: il caso Sicilia

Il sistema delle relazioni internazionali tradizionalmente inteso riconosce lo Stato come soggetto principale del diritto internazionale. In questo contesto sono due le dimensioni preponderanti: quella che fa riferimento alla sovranità statale sul territorio nazionale e quella internazionale in cui gli Stati interagiscono tra loro senza però violare il divieto di ingerenza reciproca nei rispettivi affari interni. Il sistema internazionale, però, è in continuo divenire e da un ventennio a questa parte ha subito evoluzioni significative, frutto dello stravolgimento di fattori sia economici che sociali e di conseguenza politici. La dimensione locale delle relazioni internazionali, rappresentata dall’attività delle unità substatali, rappresenta oggigiorno un mainstreaming impossibile da trascurare. Le regioni, nello specifico, rivestono un ruolo primario del suddetto trend in quanto, entro i loro confini, si sono consolidati nella storia assetti istituzionali frutto di eventi propri di quel determinato territorio. In particolare, le regioni d’Europa sono emerse con forza a livello continentale e rivendicano un ruolo importante sullo scenario comunitario attraverso la costruzione di una fitta rete di relazioni fra loro per meglio perseguire i propri interessi. E’ possibile, quindi, parlare di un ‘terzo livello’ delle relazioni internazionali? Quali sono i canali attraverso cui le regioni esercitano il loro potere estero ? Ed in cosa consiste nello specifico questo potere?
A tali interrogativi si cercherà di dare una risposta attraverso lo studio di un caso empirico: quello della Regione Sicilia. Esplorando il suo delicato passaggio dalla dimensione puramente locale a quella internazionale, si metterà in evidenza sia problematiche che sono proprie del contesto siciliano ma anche potenzialità celate che possono rappresentare un valore aggiunto per l’intero sistema paese.

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INTRODUZIONE Il potere estero delle regioni è una tematica fondamentale degli studi sul federalismo statale. L’autonomia di cui le regioni dispongono in ambito internazionale ci impone, quindi, un’attenta riflessione a tal riguardo. Se è vero che territorialiazzazione ed internazionalizzazione sono i processi principali attraverso cui è possibile affrontare le sfide della competizione globale, è anche vero che le democrazie cosiddette mature affrontano in modo diverso tale questione. In particolare, all’interno dell’Unione Europea è interessante rilevare come stati dotati di una struttura tendenzialmente federale stiano concedendo sempre maggior autonomia alle unità sub-statali che lo compongono e che quelli storicamente centralisti abbiano da un po’ di tempo a questa parte adeguato il proprio assetto istituzionale alle esigenze imposte dalla modernità. Ci si chiede, quindi, se la progressiva ristrutturazione degli assetti istituzionali all’interno di ciascuno stato possa basarsi su un modello unico e prestabilito valevole per tutti oppure se in alcuni casi diventa auspicabile una sorta di federalismo temperato costruito sul concetto di democrazia multilivello. Questa seconda ipotesi, inoltre, non riguarda meramente gli affari domestici di uno stato bensì il biglietto da visita di questo all’interno di una società internazionale ed in particolare europea che promuove la valorizzazione del particolare e delle diversità. A questo punto è d’obbligo interrogarsi sui diversi ruoli che i diversi soggetti del “mondo regione” (istituzioni, cittadini, terziario, industria) debbano o possano ricoprire al fine di vincere le sfide che la globalizzazione pone. Ci si soffermerà poi, nel terzo capitolo, sull’analisi di una regione italiana quale la Sicilia. Il motivo è semplice: quanto più deboli sono gli equilibri su cui si regge il sistema democratico tanto più grande è il margine entro cui poter intervenire al 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Antonio Merenda Contatta »

Composta da 84 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.