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Analisi comparata delle tecniche di educazione ambientale, con particolare riferimento a situazioni italiane e tedesche

Informazioni tesi

  Autore: Giuliano Rizzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Architettura
  Corso: Scienze Forestali ed Ambientali
  Relatore: Franco Viola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

Sulla base di quanto raccolto, ho confrontato in maniera soggettiva i programmi, le metodologie, le impostazioni della attività, il rapporto educatore – soggetto adottati, facendo riferimento a quelle che sono le caratteristiche di una attività educativa ed agli elementi fondamentali della educazione ambientale; in maniera oggettiva, invece, è stata valutata l’organizzazione a livello nazionale, essendo più facile determinare la presenza di organi e sistemi informativi che mettono in comunicazione gli operatori di educazione ambientale.Nel 1977 a Tbilisi furono gettate le basi dell’educazione ambientale a livello internazionale, nel senso che ne vennero definiti gli scopi principali, che sono l’abbattimento del contrasto tra l’ambiente urbano e gli ambienti rurale e naturale, ammettendo che invece sono due aspetti differenti di una unica realtà, riuscire ad offrire a tutti gli strumenti necessari per raggiungere un miglioramento dell’ambiente a livello planetario e locale, e, infine, riuscire ad infondere, soprattutto nelle zone maggiormente bisognose (i Paesi più ricchi) una coscienza personale ecologica profonda, non dettata da labili e momentanee convinzioni, che sappia trasformarsi in comportamenti duraturi e coscienziosi, tipici di una autonomia comportamentale. Se i politici e gli altri uomini di governo del mondo non riescono a raggiungere risultati oggettivi in materia di tutela della natura e riduzione delle attività di consumo energetico, è bene che almeno il semplice cittadino modifichi il proprio comportamento ed il proprio rapporto con la natura. E questo sembra che quasi tutti gli operatori in educazione ambientale l’abbiano capito: bisogna partire dalla base per avere dei risultati. Facendo riferimento alle realtà italiane e tedesche da me considerate, per tutti gli operatori in Italia ed in Germania risulta fondamentale il concetto del “fare” e del coinvolgimento emotivo del soggetto, soprattutto per i bambini. E penso che questo sia un punto cardine dell’educazione ambientale che sia riuscito a cambiare anche altri aspetti della politica protezionistica ed educativa. Cominciando con i musei, i centri visitatori, gli acquari si è visto come il concetto di musealità sia cambiato: quella che si sta diffondendo è una musealità dinamica, non più passiva ed accademica. Il visitatore non “subisce” più informazioni in modo passivo, ma deve interagire con gli strumenti informativi, nella costruzione inconscia di una cultura dell’ambiente più profonda. Alcuni esempi sono le touch-tank, le “Sinnesallee”, il “ grande libro”, ecc. Anche le aree protette, dal canto loro, non sono più luoghi in cui vige lo stato di intoccabilità della natura, in cui tutto è vietato. Al contrario viene favorito l’utilizzo sostenibile dell’ambiente, e vengono favorite una serie di attività che possano riavvicinare l’uomo alla natura e rafforzare il compromesso indispensabile per soddisfare i bisogni di tutela dell’ambiente ed economico-sociali dell’uomo, come la produzione di prodotti tipici ed artigianali, attività di eco-sport, i percorsi vita, ecc. Dal punto di vista didattico le metodologie utilizzate nei due paesi sono sostanzialmente uguali, in quanto, in un discorso educativo di entrambi i casi, è indispensabile il confronto e la discussione tra i ragazzi, ed anche l’educatore rappresenta una figura facente parte del loro gruppo, che, tuttalpiù, offre spunti di discussione ed elementi di riflessione, ma non delle risposte assolute. L’aspetto del “fare” si concretizza con la produzione di lavori ed elaborati personali, con giochi, rappresentazioni teatrali, ecc.Il concetto di sviluppo sostenibile, invece, rappresenta un punto di forza della educazione ambientale italiana (tuttavia in linea con quanto stabilito a livello internazionale), in quanto molti centri e Laboratori lavorano in questa ottica, mentre tra gli operatori tedeschi sembra che non sia molto diffuso. Altro punto di forza, e di modernità, a favore dell’ Italia in campo di educazione ambientale è sicuramente il Sistema Nazionale per l’Educazione Ambientale, che, una volta tanto, ci porta ad un livello organizzativo superiore.Altra differenza sostanziale che è emersa è il diverso concetto di ambiente naturale presente nei due paesi. Mentre in Germania l’educazione ambientale è fortemente legata al bosco, per cui si svolge quasi esclusivamente in questo ambito, ed il forestale ricopre un ruolo di primaria importanza, in Italia gli ambienti disponibili sono senz’altro più numerosi e vari: ghiacciai, vulcani, isole, macchia mediterranea, ed altre situazioni molto suggestive, e gli esperti naturalisti collaborano con gli educatori.Ecco, quindi, che in Italia non dobbiamo sottovalutarci, come spesso accade, nel campo della educazione ambientale, e prendere d’esempio le realtà del nord Europa, perché anche nel nostro paese non mancano iniziativa, fantasia, capacità organizzativa e occasioni.

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3 PREMESSA La storia più recente dell’uomo è caratterizzata da un progressivo deterioramento del rapporto che egli ha instaurato col territorio e con l’ambiente che lo qualifica. Solo da pochi anni la gente, specie nel mondo occidentale, ha preso coscienza che gli stili di vita che si è data stanno minacciando la sua stessa esistenza, così che molte iniziative, sui piani politico, tecnico e culturale, si stanno timidamente avviando per dare concrete risposte al cosiddetto “problema ambientale”. Non può tuttavia sfuggire il fatto che esiste molta confusione di intenti tra Paese e paese; ma anche all’interno della medesima società si hanno forme comportamentali differenti a seconda del livello d’istruzione, della ricchezza, delle opportunità di godere della propria terra. Di fatto da molte parti si sostiene che la questione ambientale ha da confrontarsi innanzitutto con un problema di scala: a livello planetario s’affrontano questioni che dovrebbero prima fare i conti con la sensibilità della gente, mentre a livello d’individuo c’è la tendenza a lasciare la responsabilità delle scelte ai sempre più numerosi incontri politici internazionali. C’è dunque necessità che ciascuno di noi affronti con serietà, e serenità, il problema della compatibilità del proprio comportamento con il perdurare di condizioni ambientali idonee alla sopravvivenza dell’intera umanità. In questo contesto si pone il tema dell’Educazione Ambientale, ovvero degli strumenti, dei criteri tecnici e culturali, delle azioni formative, attraverso i quali si cerca di costruire e diffondere la coscienza dei problemi ambientali e la consapevolezza che la loro soluzione dipende solo da noi. In effetti il problema ambientale non è cosa dei nostri giorni, ma risale a molte migliaia d’anni fa. Infatti il primo momento critico per l’evoluzione culturale e tecnologica delle popolazioni umane fu senz’altro il passaggio dall’età Mesolitica all’età Neolitica. L’uomo passò, infatti, da una situazione di nomade cacciatore e raccoglitore ad una situazione di agricoltore-allevatore stabile e produttore di cibo. Questo cambiamento è frutto di una maggiore consapevolezza dei luoghi in cui egli vive e di una maggiore conoscenza tecnologica (CHILDE G.V., 1936 ), per cui diventa capace di apportare modifiche al suo territorio. E quando questo radicale cambiamento iniziò in Medio Oriente, sicuramente l’uomo di allora non si rese conto della grossissima rivoluzione che mise in atto: il nuovo rapporto con l’ambiente, che fino ad allora era quello di sottostare alle leggi della Natura così come tutti gli altri esseri viventi, per cui l’uomo si limitava “ad accettare” ciò che l’ambiente offriva, fu quello di produrre ciò di cui egli aveva bisogno (ZOLLER H.,1960; SIMMONS I.G. 1975; MUSSI M., 1984). Con lo sviluppo di agricoltura ed allevamento, infatti,

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