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Il programma ''Città Europea della Cultura'' nella prospettiva delle Amministrazioni locali. Analisi comparativa dei libri-catalogo di Bologna 2000 e Genova 2004.

Questo lavoro si è proposto di studiare la prospettiva delle Amministrazioni locali sul programma ‘Città Europea della Cultura’ (CEC).
Lo studio è stato realizzato attraverso l’analisi comparativa di due libri-catalogo pubblicati a conclusione del programma da parte dei Comuni interessati. I due libri sono "la cultura nell’anima" per Bologna 2000 e "Un viaggio lungo un anno" per Genova 2004.
L’analisi semiotica ha permesso di considerare la dimensione simbolica dell’evento, guardando all’impatto diffuso piuttosto che diretto; alla produzione di significato, spesso latente; e agli effetti che si dispiegano a livello delle retoriche.
L’Amministrazione genovese e quella bolognese mostrano una diversa prospettiva sul programma “Città Europea della Cultura”: Genova cerca di incrementare il senso di appartenenza e la partecipazione dei genovesi; Bologna mira a posizionarsi sul mercato turistico internazionale delle città d’arte e di cultura, ma manca una comunicazione rivolta ai cittadini in quanto tali.
La prospettiva sulla manifestazione da parte delle amministrazioni di Genova e Bologna è in linea con la concezione dell’evento che si è sviluppata negli anni: in entrambi i casi si punta a riqualificare la città, ma con strategie piuttosto diverse.
Il lavoro ripercorre lo sviluppo che il programma CEC ha avuto dalla sua nascita a oggi. Questo percorso viene considerato anche alla luce dell’orientamento che le politiche culturali urbane hanno sviluppato nel corso di questi decenni, fino ad arrivare alla più moderna prospettiva del cultural planning.
Sulla base di questi dati sono state riconsiderate le strategie delle due città.
In conclusione, in vista di una prospettiva di cultural planning, la riflessione profonda sull’identità cittadina, a cui Genova si è dedicata, sembra un’operazione valida per quelle azioni di marketing urbano come il progetto “Città Europea della Cultura”.

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4 PREMESSA L’Unione Europea (UE) ha incominciato a elaborare una politica culturale a partire dagli anni ‘80. Fino ad allora, infatti, la sua azione era stata diretta a un’integrazione politica e soprattutto economica. Nel trattato di Maastricht (1992) si dichiara esplicitamente che tale politica culturale è volta a sviluppare il sentimento di una comune cultura europea. L’interesse dell’UE per la sfera culturale sta nel fatto che la coscienza diffusa di un’identità europea rappresenterebbe un efficace strumento di legittimazione per l’UE stessa. Questa politica culturale ha un campo d’azione limitato al finanziamento di progetti specifici e ad azioni simboliche. Gli aspetti sostanziali (controllo del sistema educativo e mediatico, gestione del patrimonio culturale) sono dominio degli stati nazionali. Dunque la politica culturale dell’UE è portata avanti essenzialmente in una dimensione simbolica, attraverso iniziative come l’introduzione di un inno europeo, di una bandiera, di una festività (il 9 maggio) come Giorno dell’Europa ecc… Fa parte di queste iniziative anche il programma Città Europea della Cultura (CEC): un titolo che l’UE conferisce di volta in volta a città dei diversi stati membri. L’idea è che una programmazione culturale transnazionale, puntellata da discorsi sull’Europa, dovrebbe fomentare la libera circolazione di persone e prodotti, con l’effetto di creare uno spazio culturale europeo. Ciò sempre nel rispetto delle culture locali. Se in ogni politica vi è un aspetto sostanziale e uno simbolico (anche se con un peso differente), considerare una politica per la sua dimensione simbolica significa guardare all’impatto diffuso piuttosto che diretto, alla produzione di significato, spesso latente, e agli effetti

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Romagnoli Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.