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L'Informazione sui due blocchi durante la Guerra Fredda

Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano Devecchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Fausto Colombo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 326

L’analisi si propone di studiare due quotidiani a diffusione nazionale, “Il Giornale” e “La Repubblica”, di risapute tendenze conservatrici il primo e progressiste il secondo, e la loro presentazione di eventi di straordinaria importanza come i quattro incontri al vertice fra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov decisivi per la fine della Guerra Fredda. L’interrogativo a cui tenteremo di rispondere è il seguente: le tendenze politiche dei periodici presi in considerazione erano talmente radicate da presentare ai rispettivi lettori una realtà distorta dei fatti, oppure i momenti considerati erano eccezionali a tal punto da portare le redazioni di entrambi i giornali a raccontare ciò che stava accadendo senza eccessive faziosità o settarismi?
Dopo una parte introduttiva dedicata al problema dell’obiettività giornalistica, al contesto storico del periodo considerato, la Guerra Fredda, alla genesi dei quotidiani esaminati e della loro linea politica, l’analisi si concentra su due modelli di analisi: Qualitativa e Quantitativa.
L’analisi Qualitativa propone un commento approfondito degli articoli, di entrambi i quotidiani, che si occupavano degli incontri di Ginevra, Reykjavic, Washington e Mosca, al fine di constatare la presenza o meno di vere e proprie distorsioni dei fatti provocate da deviazioni d’appartenenza politica.
L’analisi Quantitativa propone, attraverso una raccolta di dati e di grafici, un esame analitico dei titoli e delle immagini fotografiche, presenti ne “Il Giornale” e ne “La Repubblica”, con lo scopo di osservare l’eventuale differenza di impostazione e presentazione delle pagine influenzata da legami o propensioni politiche verso una fazione o l’altra.

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INTRODUZIONE Gli esseri umani si sono sempre impegnati, in tutte le società, nella produzione e nello scambio di informazioni e di contenuti simbolici. Dalle prime forme di linguaggio e di gestualità fino agli sviluppi più recenti della tecnologia informatica, la produzione, l’immagazzinamento e la circolazione di informazioni e contenuti simbolici, cioè di materiali dotati di significato, hanno sempre rappresentato aspetti centrali della vita sociale. Comunicando la realtà sociale, parlandone o scrivendone, la si costruisce. L’enunciazione è l'atto col quale il soggetto fa essere il senso 1 .Alcuni prodotti culturali assumono una centralità nella costruzione della realtà sociale e una funzione guida nell’elaborazione dell’immaginario collettivo e dei codici di comportamento sociali. Tali sono stati dapprima la stampa, poi la radio, in seguito il cinema, quindi la te1evisione. Con l’ascesa di quest’ultimo tipo di prodotto culturale a un ruolo di centralità, che si rivolge a categorie differenziate di pubblico proponendo prodotti medi o comunque fruibili e appetibili da pubblici differenti, altri prodotti tendono a segmentare il pubblico e a fornire indicazioni di lettura per pubblici specifici: è il caso della stampa. Quest’ultima assieme agli altri media giornalistici, essendo responsabile della costruzione del senso sociale dei fenomeni collettivi, non si limita a trasmettere le informazioni sul reale, ma “ordina” il reale, attraverso la presentazione degli eventi meritevoli di attenzione e la valutazione degli stessi. Dobbiamo tuttavia abbandonare la tesi secondo la quale i destinatari dei prodotti mediatici sono spettatori passivi, i cui sensi sono stati definitivamente mortificati dalla continua ricezione di messaggi. Così come dobbiamo respingere l’assunzione per cui lo stesso processo di ricezione non sarebbe problematico e acritico. Le assunzioni di questo tipo hanno poco a che fare con la vera natura del processo di ricezione e i modi complessi in cui i messaggi sono accolti dagli individui, interpretati e incorporati nella loro esistenza. Il processo di ricezione è una vera e propria attività, nella quale il pubblico conserva un margine non indifferente di autonomia e di critica 2 . 1 E. LANDOWSKI, La società riflessa, 1989, Meltemi Editore, Roma, 1999, p. 218. 2 Nell’ambito della communication research, una prima teorizzazione sul processo di ricezione come attività svolta da parte dei fruitori dei media è fornita dall’ipotesi detta degli “usi e gratificazioni”, proposta da Katz, Blumer e Gurevitch negli anni ’70. L’assunto di base dell’ipotesi è che gli spettatori/lettori usano i media in base alle gratificazioni che ne ricevono, in virtù della soddisfazione dei loro bisogni. Cfr. M. WOLF, Teoria delle comunicazioni di massa, Bompiani, Milano, pp. 69-79. In seguito, negli anni ’80 la ricerca massmediologica concentra la sua attenzione sugli effetti cognitivi e a lungo termine dei media stessi. Gli assunti di fondo dei modelli teorici prospettati riguardano il fatto che i media contribuiscono alla costruzione sociale della realtà. In tale contesto, i fruitori utilizzano le rappresentazioni dei fenomeni sociali fornite dai media come risorse per orientarsi, per comprendere, per allinearsi nelle proprie interazioni quotidiane. Tuttavia, l’influenza cognitiva attribuita ai media si realizza necessariamente attraverso il “filtro” degli schemi propri dei fruitori, per mezzo dei quali essi organizzano e rielaborano informazioni ricevute. In tal modo, l’influenza dei media non è diretta, immediata, subita passivamente dallo spettatore. Cfr. M. WOLF, Gli effetti sociali dei media, Bompiani, Milano, 1992, pp. 115-23.

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