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La felicità impossibile della solitudine: Tahar Ben Jelloun e il ''Labyrinthe des sentiments''

Informazioni tesi

  Autore: Ester Di Bello
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi della Basilicata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Valeria Sperti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 259

Poeta, romanziere, giornalista, intellettuale, Tahar Ben Jelloun, oltre ad essere uno dei maggiori esponenti della letteratura magrebina d’espressione francese, è una figura multiforme che, attraverso la sua scrittura ed i suoi testi, ci parla di una realtà difficile ma affascinante qual è quella magrebina.
Le opere che egli ha scritto sono numerose così come è vario il genere adoperato. Si passa, infatti, da romanzi quali La Nuit sacrée , vincitore del premio Goncourt, a raccolte di poesie, (Le Discours du chameau , A l’insu du souvenir ), a saggi quali Hospitalité française: Racisme et Immigration o La Plus haute des solitudes .
Tutti questi scritti sono, però, accomunati da due elementi caratteristici della scrittura di Ben Jelloun: la presenza costante della poesia e del tono lirico ed il continuo riferimento a situazioni, personaggi, tradizioni, costumi tipici della sua terra di origine.
I testi sembrano poemetti in prosa a cui è demandato il compito di aprire qualche finestra su un certo mondo arabo, sulle sue tradizioni, sui suoi tabù. Si tratta del Magreb dopo la colonizzazione francese, di una società corrotta, legata a certe regole, palesi e non, per cui la trasgressione individua un ribelle, un reietto.
«Il n’y a absolument pas de place pour celui ou celle, surtout celle qui, par volonté ou par erreur, par esprit rebelle ou par inconscience, trahit l’ordre» .
Anche Ben Jelloun ha tradito l’ordine, ha cercato di sovvertire le regole e, attraverso i suoi personaggi, gli esclusi e gli emarginati, cerca di mostrare quali siano i mali della società, la lacerazione che distrugge gli uomini. Egli parla di blessure ed è proprio questa ferita che «fait naître l’écrivain. L’expérience de la blessure […] fournit effectivement la raison profonde de l’activité scripturale tout en lui donnant sa modalité» .
I protagonisti delle sue storie sono persone “blessées” che vagano nell’oscurità della notte alla ricerca di se stessi e della propria identità.
La scrittura diventa, quindi, per Ben Jelloun un mezzo per sopperire a tutto ciò che manca, ad un’assenza vaga di cui non si conosce bene l’entità.
«Je suis ce qui me manque. Ce manque c’est tout ce qui constitue ma démarche, mon itinéraire, mon objectif. Ce que je crée c’est tout ce qui me fait défaut» .
È proprio questo senso di vuoto, questa mancanza di un’identità precisa, questa continua ricerca di se stessi uno dei temi fondamentali intorno a cui si sviluppa il Labyrinthe des sentiments di Tahar Ben Jelloun.
Questo testo, l’unico a non essere mai stato tradotto in italiano, racchiude un fascino particolare perché parla di un mondo, quale quello napoletano, filtrato dallo sguardo e dal giudizio di uno straniero.
È una storia d’amore, il racconto delle sofferenze e delle violenze subite da Wahida, una giovane prostituta marocchina che cerca di farsi ascoltare, di far sentire il proprio grido di sofferenza. È la storia di Gharib, dei suoi amori passati, della sua paura ad intraprendere nuove relazioni soprattutto se ispirate dall’atmosfera irreale, misteriosa di Napoli.
Ed è proprio Napoli a mettere in moto la storia, ad ispirare sentimenti forti ed intensi, a dare vita ai suoi personaggi, a farli vivere. «Naples n’est pas une ville qu’on oublie» , è una città che, se vissuta e conosciuta nei suoi misteri, nei suoi segreti, non può essere abbandonata o sostituita.
Non, Venise ne fait pas oublier Naples. Je n’aime pas Venise, justement parce que je l’ai connue après Naples. […] Non, Venise n’est pas faite pour accueillir mes images et mes fantaisie. Elle est sage et sans surprise.
È Napoli ad aver affascinato Ben Jelloun, ad avergli ispirato questo romanzo, ad avergli permesso di scrivere un libro dove la lingua utilizzata è «une des plus belles langues françaises qui existent» .

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1 Introduzione Tahar Ben Jelloun è un romanziere, un giornalista, un poeta, un intellettuale che, pur essendo nato in Marocco dove ha appreso l’arabo, ha deciso, sin dall’inizio della sua carriera di scrittore, di utilizzare la lingua francese per redigere i suoi testi. Date le sue origini e la sua formazione culturale, Ben Jelloun non è un esponente della “letteratura francese” vera e propria quanto piuttosto della “letteratura francofona” o meglio della “letteratura magrebina d’espressione francese”. Egli è tra gli autori magrebini più conosciuti in Francia e all’estero. Le sue opere sono state tradotte in più lingue compreso l’italiano e anche nel nostro Paese egli ha riscosso un buon successo. A differenza di quanto è accaduto per tutte le sue opere il testo, Labyrinthe des sentiments 1 (1999), non è stato ancora tradotto né pubblicato in Italia nonostante siano già passati due anni dalla data della prima edizione francese. Anche per questo motivo ho deciso di misurarmi in una possibile traduzione ed ho affrontato così un’esperienza che, pur con le sue difficoltà, si è dimostrata per me nuova ed estremamente interessante. In pratica, dopo una prima parte dedicata alla letteratura magrebina d’espressione francese e all’analisi della figura e della scrittura di Tahar Ben Jelloun all’interno 1 Tahar Ben Jelloun, Labyrinthe des sentiments, Stock, Paris, 1999.

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Parole chiave

letteratura di immigrazione
letteratura francese
letteratura francofona
letteratura maghrebina di lingua francese
letteratura marocchina in lingua francese
tahar ben jelloun

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