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La dislessia e i suoi trattamenti; ipotesi di consulenza formativa alla ''famiglia dislessica''

L’azione del pedagogista nei confronti di un bambino affetto da dislessia, si esplica prevalentemente su due fronti: quello del bambino stesso, e quello della sua famiglia.
Sono stati descritti ed applicati numerosi tipi di intervento in relazione al bambino affetto da dislessia, ed è nostra intenzione darne un’ampia ed accurata descrizione, approfondendo in particolare, il lavoro svolto dal pedagogista che utilizza una modalità specifica che insiste contemporaneamente su due fronti in relazione a due itinerari paralleli: uno che riguarda la riabilitazione delle competenze di lettura, e un altro che si focalizza su tutte le abilità di base che sottostanno alla capacità di lettura stessa e le cui compromissioni sono alla base del disturbo.
In relazione all’intervento nei confronti della famiglia, il pedagogista si impegna in una triplice azione: sostenere la genitorialità in un momento delicato della vita familiare, quale quello di affrontare “un problema di salute”; dare delle linee guida per affrontare il problema in questione dal momento che alcuni aspetti importanti per la terapia possono essere gestiti solo dalla famiglia; promuovere un clima più disteso in una famiglia che spesso è più centrata sul problema e poco sulle reali potenzialità di ogni suo membro.
, in questo nostro lavoro, dopo un’accurata descrizione dei diversi tipi di trattamento che fino ad oggi sono stati messi in atto per affrontare il disturbo, esaminandone sia i punti forti che i punti deboli, ci occuperemo dell’ipotesi di consulenza formativa rivolta alla famiglia che accompagna il bambino con disturbo di apprendimento, nella terapia.
Il pedagogista, in altre parole, che si trova ad operare nei confronti di un bambino affetto da dislessia deve necessariamente intervenire sia su di esso con un trattamento specifico ma deve anche prevedere un’azione sulla famiglia dalla quale non può prescindere, utilizzando un’ottica prettamente sistemico- relazionale, con incontri specifici di consulenza familiare, favorendo strumenti come quello del gioco, adeguati ad affrontare il problema con la massima serenità possibile.
Alla luce di quanto detto il nostro lavoro prevede:
·Un primo capitolo in cui è descritta la dislessia e le sue caratteristiche;
·Un secondo capitolo in cui si affrontano i vari metodi utilizzati per il suo trattamento con uno sguardo particolare alla terapia pedagogica e i suoi strumenti;
·Un terzo capitolo in cui ci occupiamo della consulenza familiare

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4 INTRODUZIONE L’azione del pedagogista nei confronti di un bambino affetto da dislessia, si esplica prevalentemente su due fronti: quello del bambino stesso, e quello della sua famiglia. Sono stati descritti ed applicati numerosi tipi di intervento in relazione al bambino affetto da dislessia, ed è nostra intenzione darne un’ampia ed accurata descrizione, approfondendo in particolare, il lavoro svolto dal pedagogista che utilizza una modalità specifica che insiste contemporaneamente su due fronti in relazione a due itinerari paralleli: uno che riguarda la riabilitazione delle competenze di lettura, e un altro che si focalizza su tutte le abilità di base che sottostanno alla capacità di lettura stessa e le cui compromissioni sono alla base del disturbo. In relazione all’intervento nei confronti della famiglia, il pedagogista si impegna in una triplice azione: sostenere la genitorialità in un momento delicato della vita familiare, quale quello di affrontare “un problema di salute”; dare delle linee guida per affrontare il problema in questione dal momento che alcuni aspetti importanti per la terapia possono essere gestiti solo dalla famiglia; promuovere un clima più disteso in una famiglia che spesso è più centrata sul problema e poco sulle reali potenzialità di ogni suo membro. Non ci si può, di fatto, occupare adeguatamente di un bambino dislessico prescindendo dalla famiglia; questa ha, infatti, un ruolo determinante nelle varie fasi in cui si svilupperà l’intervento, sia perché può rappresentare la base o il rafforzamento della motivazione del fanciullo a svolgere la terapia, sia perché si può occupare di tutto ciò cui la terapia non può arrivare, come la gestione dell’autonomia, dello spazio, del tempo e del tempo libero, approfittando di tutte le occasioni del quotidiano in cui il ragazzo vive con spontaneità le sue giornate, per potenziare le cosiddette abilità di base.

Tesi di Master

Autore: Francesca Coco Contatta »

Composta da 99 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 15046 click dal 04/07/2007.

 

Consultata integralmente 43 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.