Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il mercato dei prodotti del Commercio equo e solidale nella realtà umbra

La prima parte di questo lavoro è dedicata alla nascita, allo sviluppo e ai principi a cui si ispira il Commercio equo e solidale (Comes).
Il Comes è nato con due finalità: sostenere lo sviluppo dei Paesi del Terzo Mondo e, all'interno di questi, dei piccoli produttori e dei lavoratori; influenzare il sistema del commercio internazionale e le imprese private, affinché si indirizzino maggiormente verso lo sviluppo sostenibile. Obiettivi che appaiono in gran parte raggiunti, come è stato rilevato anche dall’Unione Europea, che, in una risoluzione del 2006, ha riconosciuto il suo ruolo come efficace mezzo per la promozione dello sviluppo sostenibile e per la riduzione della povertà.
In Europa le vendite dei prodotti riconducibili a questa filiera sono aumentate in media del 20% l'anno dal 2000, raggiungendo un fatturato di oltre 630 milioni di euro nel 2004, a beneficio di quasi un milione di lavoratori in 45 diversi paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, e delle loro famiglie, per un totale stimato di 6 milioni di persone.
Nella seconda parte viene presentata la filiera italiana, con particolare attenzione ai canali distributivi umbri.
In Italia il fatturato complessivo del Comes nel 2001 era di poco superiore a 16 milioni di euro, nel 2004 è stato di circa 100 milioni: il 56% riferito alle botteghe attive nel Paese e il resto alla grande distribuzione. Le Botteghe del Mondo sono ancora oggi il principale canale di distribuzione italiano dei prodotti del Comes. I punti vendita sono 487, di cui 14, tra Botteghe del Mondo e altri rivenditori non appartenenti al circuito della Grande distribuzione organizzata (Gdo), in Umbria. La Gdo italiana nel 2003 ha registrato un fatturato derivante dalla vendita dei prodotti del Comes di oltre 43 milioni di euro. In Umbria è la Coop, con la linea Solidal, il principale distributore dei prodotti del Commercio equo e solidale con 18 punti vendita tra supermercati e ipermercati.

Nella terza parte di questo lavoro viene analizzato il mercato dei prodotti del Comes in Umbria attraverso lo studio di un centro di distribuzione, la Coop Umbria, e di una Bottega del Mondo, Monimbò.
Da alcuni anni le tecniche di marketing nate e sviluppatesi nel commercio tradizionale sono entrate anche nel mercato del Comes. È un fenomeno ancora poco sviluppato ma interessante da analizzare perchè si è dovuto differenziare da quello classico, adeguandosi agli standard indicati dalla Federazione internazionale per il commercio alternativo: «le organizzazioni diffondono informazioni sugli obiettivi del Commercio equo e solidale. La pubblicità e le tecniche di marketing utilizzate devono essere trasparenti ed oneste».

Mostra/Nascondi contenuto.
ȱ 2 INTRODUZIONE Le vendite dei prodotti riconducibili alla filiera del Commercio equo e solidale (Comes) in Europa sono aumentate in media del 20% l'anno dal 2000, raggiungendo un fatturato di oltre 630 milioni di euro nel 2004, a beneficio di quasi un milione di lavoratori in 45 diversi paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, e delle loro famiglie, per un totale stimato di 6 milioni di persone 1 . I punti vendita sono circa 80 mila: la grande distribuzione conta oltre 57 mila supermercati, circa 19 mila sono gli esercizi commerciali e sono poco meno di tremila le Botteghe del Mondo che impegnano più di 100 mila volontari (tabella 1). In Italia il fatturato complessivo del Comes nel 2001 era di poco superiore a 16 milioni di euro, nel 2004 è stato di circa 100 milioni: il 56% riferito alle circa 500 botteghe attive nel Paese e il resto alla grande distribuzione 2 . Dal 2004 al 2005 il volume complessivo dei prodotti alimentari certificati da Flo venduti in Italia ha registrato un incremento medio del 25% e dal 2002 il valore dei prodotti equi e solidali a marchio Fairtrade distribuiti al di fuori del circuito delle botteghe ha visto un tasso di crescita medio annuo superiore al 37% 3 . Un incremento che sta a dimostrare il crescente interesse dei consumatori europei nei confronti degli acquisti responsabili e che rende la realtà del commercio etico un ambito dinamico e con caratteristiche del tutto peculiari. In questo contesto l’applicazione delle tecniche di marketing nate e sviluppatesi nel commercio tradizionale è un fenomeno relativamente recente e poco sviluppato ma degno di analisi perchè si è dovuto differenziare da quello classico, adeguandosi agli standard indicati da Ifat 4 , la Federazione internazionale per il commercio alternativo: «le organizzazioni diffondono ȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱȱ 1 ȱFairtradeȱTransFairȱItalia,ȱAnnualȱreportȱ2007.ȱ 2 ȱJeanȬMarieȱKrier,ȱFairȱTradeȱinȱEuropeȱ2001ȱeȱFairȱTradeȱinȱEuropeȱ2005.ȱ 3 ȱhttp://www.fairtradeitalia.it/.ȱ 4 ȱInternationalȱFederationȱofȱAlternativeȱTrade.ȱ

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simona Traversini Contatta »

Composta da 43 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 796 click dal 12/07/2007.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.