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Ateismo e materialismo nelle voci dell'''Encyclopédie''

Informazioni tesi

  Autore: Livia Racca
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Valeria Gianolio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

L’argomento preso in esame riguarda l’analisi di quindici voci dell’Encyclopédie: l’opera a cura di Diderot e D’Alembert che fu il simbolo dell’illuminismo francese del diciottesimo secolo.
Le voci riguardano in particolare la critica alla religione ed hanno l’intenzione di illustrare come venne affrontato questo argomento dagli intellettuali dell’epoca ed il modo in cui venivano spiegate all’interno dell’opera le teorie filosofiche in contrasto con i dogmi facenti parte soprattutto del Cristianesimo.
Questo tema viene sviluppato in tre parti di cui due a carattere introduttivo. La prima parte elenca gli eventi che hanno portato alla nascita dell’Encyclopédie, per poi illustrare i principali obiettivi dei curatori spiegati nell’introduzione dell’opera e descrivere la tecnica usata dagli autori delle voci per esprimere le proprie critiche nei confronti della religione. La seconda parte presenta un quadro del clima intellettuale dell’epoca, dove vengono illustrate le considerazioni sulla religione attraverso le teorie di uno dei curatori dell’opera, Diderot, insieme ad altri importanti filosofi appartenenti ad una diversa scuola di pensiero. La terza ed ultima parte entra nel vivo dell’argomento con l’analisi delle voci: grazie alle citazioni del testo, è possibile capire l’opinione dell’autore ed eventualmente confrontare le sue idee con quelle di filosofi che sostenevano teorie diverse o erano in palese disaccordo con quanto era stato scritto nell’Encyclopédie riguardo ad un dato argomento .
La scelta delle voci non è casuale. Sono poste come base tre voci principali destinate ad illustrare i concetti filosofici condivisi dalla maggior parte degli enciclopedisti le quali al loro interno rimandano ad altre voci di argomento affine, dalle quali se ne ricavano altre, a loro volta con dei rimandi, davvero numerosi ed altamente significativi. Si delinea così un percorso molto simile a quello di un albero genealogico. Ciascuna voce analizzata presenta alcune righe introduttive nelle quali si elencano i rimandi presenti o si precisa se sia essa stessa citata come rimando in una voce precedentemente esaminata. Si riferisce inoltre l’autore e in quale volume essa compare, facendoci notare come gli stili siano diversi anche a seconda dell’argomento.
L’elemento comune che emerge riguarda la tecnica di esposizione usata nelle varie voci: le critiche dirette risultano piuttosto velate e spesso affiorano solo attraverso periodi elaborati ed un linguaggio difficile. Per quanto riguarda la religione, gli attacchi si effettuano tramite l’esposizione della teoria dominante, circondata da tutte le altre diverse opinioni, le quali contribuiscono ad affievolire e ad erodere la validità del culto ufficiale. Fondamentale è infatti l’illustrazione delle correnti filosofiche deiste e teiste, il cui paragone col platonismo risulta fondamentale per muovere le critiche al dogma cattolico e metterne quindi in dubbio la credibilità e renderne quasi impossibile una spiegazione razionale.
Non c’è comunque voce che non abbia almeno una frase che esprima una difesa della religione cristiana od un severo giudizio su credi differenti; questo conferma dunque il fatto che le parole qui analizzate sono un chiaro esempio del metodo di giudizio usato dagli enciclopedisti: criticare la religione facendo finta di difenderla. Ognuna di esse, in maggiore o minore misura, adotta una serie di espedienti per proteggersi dalle critiche, anche se spesso tutto questo all’epoca non bastò: l’ironia degli autori risulta talvolta molto evidente.
E’ stato detto che nel gruppo ed i philosophes erano presenti divergenze di pensiero più o meno accentuate: le voci qui analizzate rappresentano invece un argomento sul quale non vi era pressoché disaccordo, mostrando opinioni notevolmente simili di autori differenti. Esse si ricollegano strettamente perché fanno parte dello stesso campo di indagine ed anche tramite i rimandi, davvero molteplici nell’opera, si può osservare come, oltre ad approfondire un dato argomento, sarebbe virtualmente possibile leggere l’intera opera esclusivamente attraverso di essi. L’organizzazione delle voci illustrata nella premessa iniziale potrebbe essere solo l’inizio di un percorso potenzialmente estensibile a dismisura; un ipertesto. Tuttavia esse costituiscono un valido esempio di come venivano effettuati gli attacchi degli intellettuali nei confronti della religione dominante. Sono presenti i giudizi ma senza mai sforare nell’eccesso; si intende sminuire tramite esagerati elogi ed instillare il dubbio sostenendo incondizionatamente concetti inspiegabili. Tecnica molto apprezzata, mai più abbandonata da allora.

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5 La nascita dell’Encyclopédie Varie opere di consultazione erano già state redatte e si erano imposte all’attenzione dei circoli filosofici francesi: tra queste Le Dictionnaire di Furetière (1695) e l’Encyclopaedia di Alsted (1630). Inoltre, filosofi del calibro di Bacone, Locke e Leibniz avevano proposto in passato progetti grandiosi, che prevedevano la catalogazione e la descrizione di ogni arte e scienza, dalla più nobile alla più umile. Oltre ai tentativi sopra citati, ve ne erano altri, molti dei quali incompleti, che venivano spesso giudicati “imperfetti”: troppo legati ad un passato di stampo medievale o rinascimentale dove ancora si fa sentire la pressione di dogmi religiosi o entità metafisiche, oppure asserviti a delle ideologie dominanti, quelle dei sovrani o dei ceti nobiliari, i quali in Francia avevano ancora gli stessi privilegi dei signori feudali e naturalmente, non volevano rinunciarvi. I tempi erano dunque maturi: si voleva arrivare ad una “sintesi che unificasse i risultati delle scienze esatte e le conquiste pratiche delle scienze applicate, riflettendo contemporaneamente le aspirazione etico-politiche della nuova borghesia, utilizzando i prodotti dell’erudizione miscredente, incarnando lo spirito della nuova cultura libertina” 1 . Tutto questo doveva portare alla stesura della futura, importante Encyclopédie. Problemi finanziari e vicissitudini varie impedirono la realizzazione del primo progetto e nel corso del tempo lo scopo di quella che avrebbe dovuto essere una semplice traduzione, anche se destinata ad essere arricchita ed ulteriormente elaborata dai suoi curatori, cambiò radicalmente. Infatti, nel 1747, fu dato a Diderot l’incarico di occuparsi dell’opera. Egli aveva già dato la sua adesione anni prima e chiamò a collaborare D’Alembert, il quale accettò di occuparsi della cosiddetta “parte matematica”; successivamente, man mano che il progetto veniva ampliato, vennero invitati a collaborare dai filosofi più illustri, come Voltaire e Montesquieu, a personaggi ancora poco conosciuti come Rousseau. Nel 1750 uscì il Prospectus, cioè il piano dell’opera, che ottenne subito buone recensioni e le sottoscrizioni furono numerose. Gli attacchi e le critiche non solo all’opera, ma anche ai suoi collaboratori arrivarono quasi 1 Paolo Casini, Introduzione all’illuminismo Volume II: L’”Enciclopedia e le riforme”, Bari, Laterza, 1980.

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