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Graphé-Phoné. Divagazioni di poesia in teatro

Lo scopo di questo mio lavoro non è spiegare la situazione attuale del teatro di poesia (operazione storica immensa e, forse, abbastanza inutile – direbbe Bene: «Ve la figurate una filologia dell’effimero?» ), né fornire un’immagine completa ed esauriente degli autori di cui o con cui parlo. No. Nulla di tutto ciò. Non si può centrare alcun obiettivo, a discutere di poesia. Si può soltanto tentare divagazioni in un eterno fuori tema. Nell’eterno.
E così il mio tentativo è – rimanendo, con Wilde, superficiale al massimo – di aprire uno spiraglio da cui si possa respirare un poco la stessa aria, condividere e confrontare idee diverse (sulla poesia e sul teatro) e, se possibile, generarne di nuove in chi legge. Insieme a Carmelo Bene, insieme a Tiziano Fratus, a Carlo Alberto Sitta, a Paolo Valesio, a Valère Novarina e, in ultima, insieme a me. Lasciandoli (e lasciando anche me stesso) liberi di divagare, di creare un’eco profonda che risvegli, anche solo per un attimo, un anelito d’infinito, la consapevolezza che ognuno di noi porta nel cuore – poiché si sa ciò che non si vuol sapere – del caos che governa il mondo e i nostri pensieri, della sostanziale complessità da cui spesso si tenta di fuggire rinchiudendoci nelle nostre barriere di conoscenze acquisite e lasciate a riposare – senza mai sentire la necessità dell’oblio!
Con un motivo in più. Nonostante le divagazioni e l’eccentricità – verbale – di Novarina, si sta parlando di poesia. Poesia che, in maniera polisemica, tende all’evocazione, non alla spiegazione. Ecco. Mi piacerebbe che questo saggio potesse essere, poeticamente, polisemico ed evocatore.

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6 PREMESSA Io so, nel caos… Come prime avvisaglie, germinali di un pensiero a venire. Frammenti di gestazione ideale: ricordo – blandamente confuso, serata di litigio con i compagni di casa – un sipario aperto, manichini sparsi come macerie (dis)umane, strenui tentativi di ricomposizione, vibrazioni fonico-vocali di testo impercettibile. Ricordo – prima, dopo… – le vibrazioni della pelle alla voce, quella voce, che ormai ci in-canta soltanto con i suoi residui… Ricordo: era a Roma, al Teatro Argentina. In-vulnerabilità d’Achille: l’ultimo evento di Carmelo Bene – l’ultimo istante… Ricordo blandamente confuso, il teatro si svuota in fretta, la gente scappa, il buon profumo di sfuggita di una signora che usciva, alcuni commenti poco entusiasti da parte di «quelli che sanno», il respiro interrotto del «già finito?». Non si può parlare di qualcuno senza essere qualcuno…

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alberto Giordani Contatta »

Composta da 62 pagine.

 

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