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Fair value e tutela del capitale

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Usai
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Management
  Relatore: Ugo Patroni Griffi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

L’adozione in Italia di principi contabili internazionali IAS/IFRS nella redazione dei sistemi contabili e dei relativi bilanci d’esercizio e consolidati da parte delle società, sorta dall’esigenza di uniformare le regole a criteri d’ispirazione anglosassone riconosciuti validi universalmente, persegue un percorso di graduale omogeneizzazione dei dati che favorisca l’obiettiva comparabilità degli stessi, consentendo una chiave di lettura unica ad operatori con interessi diversificati.

Tale esigenza nasce quale naturale conseguenza del crescente processo d’internazionalizzazione, favorito da mezzi di comunicazione sempre più evoluti che tendono a ridurre gli spazi ed a colmare i divari, sfruttando l’interconnessione di esperienze e conoscenze che ne agevola la condivisione.

Tenuto conto della dinamicità degli eventi e delle esigenze di confronto richieste a livello mondiale, il sistema di rilevazione e rappresentazione di una gestione societaria non poteva esimersi dal fornire adeguati adattamenti atti ad agevolare i processi di analisi dei dati, in considerazione delle plurime necessità degli “attori” diffusi in ambito internazionale e della naturale evoluzione delle organizzazioni aziendali, sempre più proiettate al futuro nel perseguimento degli obiettivi attesi.
E’ in quest’ottica che è stato recepito anche in Italia un sistema di valutazione innovativo per i principi contabili nazionali, il fair value o valore equo, finalizzato all’attualizzazione dei valori di bilancio in una visione prospettica, atta ad evidenziare più realisticamente la situazione economico-finanziaria del momento, col fine di rendere quanto più appetibili i piani dei potenziali investitori.

Se, tuttavia, si passa da un sistema di valutazione statico basato sui valori “storici” di acquisizione e/o produzione ad un sistema che tenga conto, in specifici casi, dei valori di presunto realizzo di utili, appare evidente il rischio di “inquinamento” dei dati di bilancio ed in particolare del patrimonio sociale, a discapito della funzione garantistica che esso riveste.

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Il metodo di valutazione al fair value è ispirato da principi internazionali dettati da un gruppo di lavoro dell’organismo tecnico comunitario della IASC Foundation , lo IASB (International Accounting Standards Board), coerentemente con le proprie finalità tese a rendere il bilancio un documento articolato prevalentemente su valori correnti, sicuramente più idonei a fornire informazioni concernenti soprattutto la potenziale capacità futura di una società di produrre reddito ed incrementare il proprio valore, agevolando così le scelte dei soggetti che partecipano ai mercati finanziari.

Tali finalità “stridono” con quelle da sempre rivestite dal bilancio a livello nazionale, protese a fornire uno strumento informativo sullo “stato di salute” aziendale ed a tal fine caratterizzato da una più prudenziale applicazione del criterio del costo, inteso come il maggior valore a cui poter iscrivere un bene in assenza di leggi speciali.

Le peculiarità del sistema contabile internazionale non sembrano poter essere assimilate agevolmente da una cultura “domestica” diametralmente distante, impregnata da un modus operandi fortemente ancorato al criterio del costo storico, motivo per cui l’applicazione pratica di indirizzi finalizzati all’iscrizione in bilancio di poste quali le attività/passività finanziarie, valutate al fair value e rilevate a conto economico o ad incremento del patrimonio seppure non effettivamente realizzate, sembra incontrare molteplici ostacoli attuativi dovuti essenzialmente all’innovatività della materia.

La “volatilità” di un siffatto criterio di valutazione mal si concilia, peraltro, con le esigenze di “conservazione” che il capitale per sua natura riveste. Da qui l’esigenza da parte del legislatore nazionale di fissare i limiti più volte richiamati, previsti dal D.Lgs 13 febbraio 2005 n. 38 agli artt. 6 e 7, apparentemente non esaustivi delle problematiche connesse all’introduzione dei principi contabili internazionali di riferimento.

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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BARI FACOLTA’ DI ECONOMIA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN ECONOMIA E MANAGEMENT TESI DI LAUREA IN DIRITTO COMMERCIALE FAIR VALUE E TUTELA DEL CAPITALE Relatore: Prof.: Ugo Patroni Griffi Laureando: Claudio Usai ANNO ACCADEMICO 2006 - 2007

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