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''Chi mi vuol servire mi segua''. La diakonia a Gesù e la sua sequela. La lettura esegetico-teologica di Gv 12,26

Questo lavoro di ricerca è di impostazione quasi esclusivamente esegetica. Il testo analizzato è il versetto 26 del capitolo 12 di Giovanni. L'oggetto della ricerca tocca il cuore stesso della vita cristiana. Esso delinea il cammino del discepolo di Gesù che, seguendo le orme del Maestro, perviene all’ultimo termine che è il Padre. Il metodo utilizzato è quello dell’analisi esegetica, applicando tutti gli aspetti della moderna scienza biblica: la critica testuale, l’analisi strutturale, l’analisi sintattica, i parallelismi, l’individuazione delle fonti. Sintetizzare un lavoro analitico non è facile ma si sottolineeranno alcuni aspetti che permettono di delineare il tema e i risultati ottenuti da tale ricerca.
Il primo aspetto riguarda il testo in se stesso, cioè Gv 12,26, Questo versetto presenta delle particolarità e delle difficoltà. La prima particolarità sta proprio nell'affermazione di Gesù : «se qualcuno mi serve». Di un simile servizio, proposto da Gesù come ideale di vita, si parla solo qui nei vangeli, infatti, nei vangeli sinottici Gesù si presenta come servo non come oggetto di servizio. Non avendo altri punti di confronto, abbiamo dovuto riferirci soltanto ai testi stessi giovannei, in cui si parla di servizio. Specificamente si è preso in considerazione la figura dei servi che attingono acqua a Cana, in 2,5-9, e la figura di Marta, che, in 12,2, serve, ma che, nel c 11, emette la sua professione di fede. Il riferimento a questi due testi non è stato arbitrario. Esso è stato suggerito dal testo stesso di 12,26 per una serie di relazioni. La seconda particolarità sta poi nell’espressione: «il Padre lo onorerà», che Gesù indica come ultimo termine del cammino a colui che lo segue. Anche questa espressione è unica, non si menziona nei restanti vangeli il caso di un superiore che dia onore ad un inferiore. La terza particolarità sta in una certa incongruenza che sembra emergere dal testo nella relazione tra il luogo dove il discepolo, seguendo Gesù, arriva e la persona del Padre che onora. Forse sarebbe stata più opportuna non la relazione tra un luogo ed una persona, ma tra due persone, quella cioè di Gesù, al quale il discepolo perviene e quella del Padre dal quale invece il discepolo è onorato. Il luogo dove Gesù è, nel testo stesso rimane ancora generico e anche vago; l’evangelista non specifica infatti dove Gesù è. Non è stato difficile tuttavia identificare questo luogo: Gesù è nell’amore del Padre; l’evangelista però in questo testo omette di esprimerlo.
Alla luce dei testi che abbiamo citato nel corso del lavoro, è possibile affermare che i discepoli, attraverso un cammino di sequela, giungono a Gesù e, dal momento che Gesù è nel Padre, i discepoli attraverso di Lui, arrivano anch’essi al Padre, dal quale essi sono accolti e onorati. Quanto poi all’onore che il Padre rende ai discepoli, si è stabilito un confronto con i due testi fondamentali dove si parla di analoga azione del Padre, cioè 14,21 e 16,27.
Il secondo aspetto è il confronto con i vangeli sinottici: Abbiamo già a suo tempo stabilito una relazione tra il nostro testo e qualche passaggio analogo dei vangeli sinottici, relazione per altro ammessa più o meno esplicitamente da quasi tutti gli interpreti. Ci riferiamo specificamente al detto di Gesù conservato in Mt 16,24, Mc 8,34 e Lc 9,23. In tutti e tre i sinottici, pur con qualche diversità letteraria e con qualche elemento proprio, si esprime la stessa realtà: chi vuol venire dietro Gesù deve prendere la sua croce e seguirlo. Concordiamo con gli interpreti nel fatto che Giovanni in 12,26 alluda e, in certo modo, riprenda quel detto dei vangeli sinottici, tanto più che leggiamo in essi lo stesso verbo. Riteniamo tuttavia che il nostro evangelista non si limiti soltanto a riprendere e rielaborare quel detto, ma sembra che egli lo approfondisca e progredisca oltre. Il nostro evangelista infatti ci offre due elementi che nei vangeli sinottici, almeno nel contesto immediato, non sono presenti: il punto cioè di partenza e il punto di termine. Il punto di partenza, se la lettura è esatta, consiste nell’esperienza di Gesù contenuta e allusa dalla formula: «se qualcuno mi serve». Tale punto di partenza però, che si attua nel banchetto e si traduce in professione di fede non è contraria alla prospettiva dei vangeli sinottici. Il cammino della Passione sembra trovare il suo punto di partenza nell’esperienza della cena. Nemmeno il termine del cammino, espresso in Giovanni dalla menzione dell’onore ricevuto dal Padre, è contrario alla prospettiva dei sinottici.
Un ultimo aspetto è un messaggio che si può dedurre dal testo: L’evangelista, in 12,26, sembra riassumere l’essenza della vita cristiana: fare esperienza di Gesù, coinvolgersi in un cammino di sequela fino alla condivisione della sua morte, giungere con lui al Padre, dal quale si è onorati.

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Capitolo I ASPETTI LETTERARI In questo primo capitolo ci fermiamo a considerare soltanto alcuni aspetti letterari del nostro testo di Gv 12,26. In particolare considereremo: i problemi di critica testuale inerenti al v 26; la struttura letteraria del v 26; la struttura letteraria dei vv 23b-28a; la struttura letteraria del v 24 e il confronto col v 26; infine la struttura letteraria del v 25. 1. Critica testuale Il v 26, nel suo complesso, non pone, dal punto di vista della critica testuale, problemi rilevanti. Tuttavia riteniamo opportuno considerare quelli che vengono indicati dalle varie edizioni critiche.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Teologia

Autore: Anna Rosaria Gioeni Contatta »

Composta da 210 pagine.

 

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