Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Sanguineti e l'esperienza cinematografica

Oggetto di questa tesi è l’analisi dell’attività teorica e pratica del poeta Sanguineti in ambito cinematografico. La ricerca si propone di dare spazio e forma non solo a quanto Sanguineti ha, negli anni, teorizzato, ma anche alla forte influenza che il cinema ha avuto sulle sue poesie, a livello tematico e compositivo, oltre che al suo concreto impegnarsi in attività direttamente legate al mondo del cinematografo, in qualità, di volta in volta, di attore, sceneggiatore, autore, paroliere.
L’interesse sanguinetiano per il cinema è noto e risale agli anni del liceo. Da allora, la sua passione e la sua competenza in materia si sono arricchite tanto che egli è non solo un poeta, un professore, un politico e un filosofo, ma anche un dottissimo cinefilo, competente sia nell’ambito della storia che in quello della tecnica del cinema.Sanguineti ha, sin da quei primi giovanili interessamenti, sempre permesso, in effetti, al cinema e ai suoi protagonisti di infiltrarsi nelle sue poesie sotto forma di citazione, e ha spesso sottolineato come il 900 fosse da considerare come il secolo del cinematografo, così come quello della nuova metodologia da esso introdotta anche nell’universo letterario: la tecnica del montaggio, nuovo paradigma compositivo, basato sulla frammentazione e sul riassemblamento di tasselli di realtà e di cultura, che l’intero sistema artistico del XX secolo, dall’arte alla letteratura, ha da subito adottato, e che è inoltre alla base della tecnica compositiva del poeta Sanguineti, il quale mutua infatti alcuni aspetti del codice espressivo filmico con esiti e modalità simili a quelle utilizzate dai «quattro maestri del montaggio», Ejzenstejn, Buñuel, Godard e Von Trier. Cinefilo competente e appassionato, Sanguineti non si è limitato ad inserire nei suoi componimenti una variegata serie di incursioni di matrice cinematografica, né ai frammentari ma molteplici interventi in cui i riferimenti a film a registi si accavallano e si fondono con quelli agli autori e ai pensatori che hanno contribuito alla definizione della società e dell’uomo contemporaneo. Egli si è infatti cimentato anche direttamente col mondo del cinema collaborando alla realizzazione di cinque film Non ho tempo di Giannarelli, di cui co-scrive la sceneggiatura; Niente Stasera di De Dominicis, del quale è protagonista; Film/a/To di Nespolo, in cui recita poesie da lui stesso composte; Work in regress di Liberovici, dove recita e scrive le didascalie; Quijote di Paladino, riprende e interpreta dei versi che aveva scritto nel 1949. Per elaborare questa composita analisi della poliedrica figura di Sanguineti, a cavallo tra la teoria e la pratica cinematografica, si è proceduto innanzitutto allo spoglio di tutti i suoi testi (letterari, giornalistici e saggistici) ricercando informazioni, riferimenti e notizie legati all’universo cinematografico. A questo materiale è stata poi fornita una validazione critica, attraverso il riferimento ad analisi contenutistico-retoriche ad opera di quegli studiosi che, negli anni, hanno affrontato lo studio delle opere sanguinetiane. Sono stati poi presi in considerazione i documenti video legati ai lavori co-realizzati dal poeta e alcuni testi di storia e tecnica del cinema, utili sia all’analisi delle strutture tecniche tipiche della realizzazione filmica degli autori cari a Sanguineti, che alla comparazione con quanto scritto, in poesia, da Sanguineti stesso. Per dare spazio a quanto, all’interno della vasta produzione sanguinetiana, era stato dedicato o legato al cinema, si è quindi pensato di procedere suddividendo la tesi in due parti, precedute da una brave premessa, che tenta di inquadrare quali siano state, negli anni, in Sanguineti, le influenze di quel contesto storico nato dai cocci della seconda guerra in cui il poeta si trovava a vivere. La prima parte è rivolta ad evidenziare come il cinema sia entrato a far parte della sua poetica, mentre la seconda focalizza l’attenzione sull’analisi dei film da lui co-realizzati e sul loro rapporto con il suo pensiero e con i suoi scritti. In chiusura sono state aggiunte, sotto forma di allegato, quattro brevi interviste, realizzate con alcuni dei personaggi che hanno, in vario modo, collaborato alle concrete esperienze cinematografiche di Sanguineti e che hanno gentilmente fornito le loro parole e la loro esperienza, partecipando in modo attivo a questo lavoro di ricerca ed analisi dell’esperienza cinematografica sanguinetiana, che si è rivelato essere, alla luce di quanto sondato durante la redazione di questa tesi e in base anche alle opinioni raccolte attraverso le interviste, tutt’altro che un «magro lascito», ma anzi un poliedrico e sostanzioso insieme di «segmenti di gesti, frammenti di citazioni e voci, scorie linguistiche», montati dall’abile mano di un poeta, il cui compito è, in effetti, «to live, to err, to fall, to triumph, to ricreate life out of life».

Mostra/Nascondi contenuto.
1 INTRODUZIONE Oggetto di questa tesi è l’analisi dell’attività teorica e pratica del poeta Sanguineti in ambito cinematografico. La ricerca si propone di dare spazio e forma non solo a quanto Sanguineti ha, negli anni, teorizzato, ma anche alla forte influenza che il cinema ha avuto sulle sue poesie, a livello tematico e compositivo, oltre che al suo concreto impegnarsi in attività direttamente legate al mondo del cinematografo, in qualità, di volta in volta, di attore, sceneggiatore, autore, paroliere. L’interesse sanguinetiano per il cinema è noto e risale agli anni del liceo. 1 Da allora, la sua passione e la sua competenza in materia si sono arricchite tanto che egli è diventato non solo un poeta, un professore, un politico e un filosofo, ma anche un dottissimo cinefilo, competente sia nell’ambito della storia che in quello della tecnica del cinema. Sanguineti ha, sin da quei primi giovanili interessamenti, sempre permesso, in effetti, al cinema e ai suoi protagonisti di infiltrarsi nelle sue poesie sotto forma di citazione, e ha spesso sottolineato come il Novecento fosse, a suo avviso, da considerare come il secolo del cinematografo, così come quello della nuova metodologia da esso introdotta anche nell’universo letterario: la tecnica del montaggio, nuovo paradigma compositivo, basato sulla frammentazione e sul riassemblamento di tasselli di realtà e di cultura, che l’intero sistema artistico del XX secolo, dall’arte alla letteratura, ha da subito adottato, 2 e che è inoltre alla base della tecnica compositiva del poeta Sanguineti, il quale mutua infatti alcuni aspetti del codice espressivo filmico, con esiti e modalità simili a quelle utilizzate dai suoi «quattro maestri del montaggio»: Ejzenstejn, Buñuel, Godard e Von Trier. 1 La sua prima recensione, scritta nel 1946, è addirittura precedente alla sua prima raccolta di poesie, Laborintus (Magenta, Varese 1956). 2 E. Sanguineti, Il secolo del montaggio, intervento tenutosi a Venezia nel 2002 e riportato in La poesia italiana del Novecento. Modi e tecniche, a cura di F. Curi e M.A. Bazzocchi, Pendragon, Bologna 2003.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere

Autore: Francesca Masoero Contatta »

Composta da 148 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1417 click dal 31/07/2007.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.