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Il tifo calcistico come mobilitazione emozionale. Da Le Bon a Bauman, analisi del movimento ultrà e il caso limite del derby sospeso

Informazioni tesi

Master in giornalismo e comunicazione pubblica con indirizzo in comunicazione pubblica
  Autore: Giacomo Barberis
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2007
Docente/Relatore: Gianni Ddessì
Istituito da: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

L’obiettivo della tesi è quello di delineare un profilo psicologico e sociologico del tifoso di calcio, più specificatamente dell’ultrà. La mia analisi parte da due opere fondamentali e si propone di comprendere qual è il motivo che spinge un essere umano (in questo caso il tifoso) ad entrare a far parte di un gruppo organizzato, a sottostare agli ordini di un capo e a muoversi in simbiosi con gli altri membri di pari livello.
Il primo testo che ho preso in considerazione è “Psicologia delle folle” scritto nel 1895 da Gustave Le Bon. Il giornalista francese trasse l’ispirazione per la stesura del libro dai movimenti rivoluzionari avvenuti in Francia. Nella cultura positivista del periodo, questo testo subì pesanti critiche dall’opinione pubblica e dagli scienziati francesi, in quanto veniva considerato come non prettamente scientifico. Si è sempre notato che le folle, dal momento in cui si radunano e si mettono in azione, sono guidate dall'irrazionalità. Le loro azioni possono essere di protesta o di conformistico sostegno di un potere preesistente. Spesso, questo tipo di azioni, sfociano in atti distruttivi.
La psicologia delle folle generò fermenti sociali e culturali che interessarono, alla fine dell'800, gran parte dell'Europa. Durante l'epoca dei totalitarismi, i vertici dei regimi utilizzavano questo testo per far maggiore presa sulla popolazione, alimentando così il loro potere derivato dalla loro forza persuasiva. In quel periodo dunque, l’enunciato “psicologia delle folle” si può dire che avesse assunto un’accezione negativa, poiché “L'individuo è annullato e annientato dalla folla e nella folla”. Da una più approfondita analisi, però, dovrebbe essere inteso come un termine medio, poiché nelle folle sono presenti anche: forze innovatrici e promotrici di mutamenti sociali.
Il secondo testo di riferimento è “Psicologia delle masse e analisi dell’io“ scritto da Sigmund Freud nel 1921. Il celebre psicoanalista, prendendo spunto da opere precedenti (tra queste “Psicologia delle folle” di Le Bon e “The group mind” di McDougall) fa un’analisi molto più accurata dei meccanismi, in atto nella psiche umana, all’interno di un gruppo. Freud prende in considerazione pregi e difetti di ciò che hanno espresso gli autori che lo hanno preceduto, ne scompone i vari aspetti, li classifica e dà una connotazione scientifica.

La parte seconda della tesi, invece, descrive una sfaccettatura dell'essere folla in quanto tale, quella dell'essere ultrà. E' interessante redarre una breve storia del tifo organizzato, dagli albori (anni '50) fino al caso limite del derby capitolino sospeso dai tifosi. Il 21 marzo del 2004, all'Olimpico di Roma, era in programma la stracittadina Lazio-Roma. Vennero disputati appena 47' dei 90' minuti regolamentari e poi, per l'intervento di alcuni capi-ultrà, la gara fu interrotta. Il motivo dell'interruzione era una voce che si era rincorsa attraverso i settori dello stadio: la morte di un bambino, probabilmente ucciso dalle forze dell'ordine durante gli scontri tra le due tifoserie all'esterno dell'Olimpico. Alcuni tifosi della Roma entrarono sul terreno di gioco per parlare con il capitano giallorosso Totti, esortandolo a sospendere la partita e, dopo alcuni minuti di incertezza, in accordo con i giocatori della Lazio e con l'arbitro Rosetti si decise di tornare negli spogliatoi. Fu la prima (e unica) volta che un incontro di calcio venne interrotto a causa del “potere” decisionale di una tifoseria.
Prenderò in esame gli articoli riguardanti la notizia, pubblicati il giorno seguente su “Il Corriere della Sera” e “La Gazzetta dello Sport”. Negli articoli sono raccolte, oltre che alla cronaca dei fatti e molte testimonianze di giocatori e personaggi illustri, le sensazioni degli spettatori presenti allo stadio e alcune analisi in senso più globale sulla situazione del calcio nel nostro paese.

Nella terza parte, utilizzo il pensiero del sociologo di origine ebraico-polacca Zygmunt Bauman. Nel 1998, scrive un trattato intitolato “In search of politics” tradotto in italiano con “La solitudine del cittadino globale”. In questo libro, Bauman analizza il difficile rapporto tra sfera pubblica e privata nella società contemporanea e lo fa partendo dall'inquietante paradosso per il quale, malgrado la libertà individuale sia aumentata, è aumentata l'insicurezza collettiva. Ma in cosa consiste tale insicurezza? Attraverso quali modalità si manifesta? Il sociologo tratta l'argomento politico, mentre la mia intenzione è quella di traslare questa dissertazione a livello del tifo calcistico. La curva come "refugium vitae", dunque. Traccio, pertanto, un profilo dell'ultrà, prendendo spunto da vari manifesti della filosofia ultrà reperiti nei "blog", nei "muri" di varie tifoserie italiane.

Nelle conclusioni, cerco di convogliare le definizioni teoriche sulle folle a livello pratico, in riferimento dunque ai gruppi ultrà.

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3 Introduzione-abstract L’obiettivo della tesi è quello di delineare un profilo psicologico e sociologico del tifoso di calcio, più specificatamente dell’ultrà. La mia analisi parte da due opere fondamentali e si propone di comprendere qual è il motivo che spinge un essere umano (in questo caso il tifoso) ad entrare a far parte di un gruppo organizzato, a sottostare agli ordini di un capo e a muoversi in simbiosi con gli altri membri di pari livello. Il primo testo che ho preso in considerazione è “Psicologia delle folle” scritto nel 1895 da Gustave Le Bon. Questo giornalista francese trasse l’ispirazione per la stesura del libro dai movimenti rivoluzionari avvenuti in Francia (era stato molto colpito dalle folle rivoluzionarie post-1789 a quelle della Comune di Parigi del 1871). Nella cultura positivista del periodo, questo testo subì pesanti critiche dall’opinione pubblica e dagli scienziati francesi, in quanto veniva considerato come non prettamente scientifico. Si è sempre notato che le folle, dal momento in cui si radunano e si mettono in azione, sono guidate dall'irrazionalità. Le loro azioni possono essere di protesta o di conformistico sostegno di un potere preesistente. Spesso, questo tipo di azioni, sfociano in atti distruttivi. La psicologia delle folle generò fermenti sociali e culturali che interessarono, alla fine dell'800, gran parte dell'Europa. Durante l'epoca dei totalitarismi, i vertici dei regimi utilizzavano questo testo per far maggiore presa sulla popolazione, alimentando così il loro potere derivato dalla loro forza persuasiva. In quel periodo dunque, l’enunciato “psicologia delle folle” si può dire che avesse assunto un’accezione negativa, poiché “L'individuo è annullato e annientato dalla folla e nella folla”. Da una più approfondita analisi, però, dovrebbe essere inteso come un termine medio, poiché nelle folle sono presenti anche: forze innovatrici e promotrici di mutamenti sociali. Il secondo testo di riferimento è “Psicologia delle masse e analisi dell’io“ scritto da Sigmund Freud nel 1921. Il celebre psicoanalista, prendendo spunto da opere precedenti (tra queste “Psicologia delle folle” di Le Bon e “The group mind” di McDougall) fa un’analisi molto più accurata dei meccanismi, in atto nella psiche umana, all’interno di un gruppo.

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