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L'ideologia della guerra nella Scuola di Mistica Fascista

Informazioni tesi

  Autore: Tomas Carini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Vincenza Petyx
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 207

Questo lavoro ha come oggetto principale di studio il dibattito culturale sviluppatosi all’interno della Scuola di Mistica Fascista (SMF). Tale scuola, denominata “Sandro Italico Mussolini” (dedicata al nipote del Duce, in quegli anni morto di leucemia), era sorta nel 1930 ad opera di Niccolò Giani, uno studente ventenne di giurisprudenza nato nel 1909 a Muggia (TS), all’interno della sezione universitaria del fascismo milanese. Secondariamente, è l’analisi dal punto di vista della storia delle idee di un certo percorso concettuale che si snoda in Italia nella prima metà del Novecento, il terreno di coltura in cui più o meno intenzionalmente affondano le radici dei mistici del fascismo.
Attraverso gli aderenti alla Scuola, infatti, alcune idee elaborate a partire dal XIX secolo in Francia, Germania, Stati Uniti, sorgono a nuova vita attraverso interruzioni, salti, manipolazioni più o meno ortodosse. L’esame di quel clima antiintellettualistico, antirazionalistico, antipositivistico precedente al fascismo, è essenziale per comprendere il pensiero dei mistici e, forse, alcune correnti del fascismo stesso nei primi quindici anni del XX secolo: l’Oltreuomo di Friedrich Nietzsche, l’Idealismo magico di Novalis, lo slancio vitale di Henri Bergson, la teoria delle elite di Vilfredo Pareto, il solipsismo di Max Stirner, il Pragmatismo di William James, sono riferimenti essenziali.

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3 Premessa Lo scopo del nostro lavoro è ricostruire l’itinerario culturale che, lungo i primi quarant’anni del Novecento italiano, la riflessione sulla guerra ha percorso muovendo dal dibattito condotto su alcune delle riviste più attive del tempo, di cui Giovanni Papini e Julius Evola furono figure emblematiche, per approdare alla Scuola di mistica fascista. Nel quadro generale del clima antipositivistico d’inizio secolo, cui contribuirono movimenti filosofici quali l’idealismo e lo spiritualismo, la nostra ricerca inizia con la ricostruzione di quell’esperienza filosofica che, sotto il nome di pragmatismo magico, segnò in maniera decisiva il primo decennio del 1900, non solo da un punto di vista strettamente filosofico, ma anche ideologico- politico. La rivista «Leonardo», fondata nel 1903 a Firenze da Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, divenne l’organo di diffusione del pragmatismo in Italia; ma anche il luogo in cui emersero con chiarezza le contrastanti posizioni tra chi, come Giovanni Vailati e Mario Calderoni, si ispirava a Peirce per una riflessione sulla metodologia della scienza; e chi, come Papini e Prezzolini, individuava in William James la fonte primaria della propria elaborazione filosofica. A tale questione è dedicato il primo capitolo, il quale segue altresì l’elaborazione del pragmatismo magico attraverso gli intrecci tra il Will to believe di James e il tema nietzscheano della “morte di Dio”, tra l’élan vital di Bergson e alcuni risvolti del romanticismo di Novalis. Ne emerge un attivismo irrazionalistico che fa da sfondo all’esaltazione della guerra come momento privilegiato d’azione, e delinea quella figura di

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