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Gli Stati Uniti e la distensione degli anni Settanta

La comunità degli storici della guerra fredda sta attraversando una sorta di crisi d’identità. La casistica è ampia e la sintomatologia inequivocabile: mentre l’International Center of Advanced Studies della New York University domanda ai suoi ricercatori di non accettare la «consueta cronologia e geografia della guerra fredda» , fioccano convegni nei quali si tenta di «respingere i quadri mentali della guerra fredda» . Che il paradigma della guerra fredda, nella sua valenza originale, sia in parte obsoleto è sotto gli occhi di tutti: esso mal si applica a processi quali decolonizzazione e sottosviluppo, ed il rigoroso bipolarismo che presuppone è una categoria adatta alla politologia, ma troppo rigida per la storiografia.
L’imbarazzo di molti storici nasce dall’assenza di modelli teorici alternativi e convincenti, capaci di inserire con coerenza la guerra fredda in un sistema descrittivo dell’intera storia mondiale degli ultimi sessanta anni. Il risultato di questo stato d’animo è stato il progressivo ridimensionamento della guerra fredda nel suo arco cronologico – avviene, così, che i «cinquant’anni di guerra fredda» raccontati da Crockatt diventino circa venti – e nel suo spazio geografico: non più conflitto universale est-ovest, ma frizione latitudinale nel complesso rapporto con decolonizzazione e globalizzazione.
Come ogni crisi, quella della storiografia della guerra fredda non è isolata: «disagio e inquietudine – osserva De Luna – questi sono i segnali che provengono dagli storici della contemporaneità» . L’incontro con la contemporaneità ha procurato alla storia diplomatica la contaminazione con elementi di storia economica e sociale, sociologia, psicologia che ne ha profondamente scosso le fondamenta: allo studio dei trattati, delle istituzioni e della loro produzione documentaria, si sono affiancate indagini sulle pressioni sociali e sulle forze economiche transnazionali divenute protagoniste nel secolo delle masse e della globalizzazione .
Alla radice della crisi della storiografia della guerra fredda sta un peccato originale, un’induzione avvenuta mezzo secolo fa ed iterata, pur in forme attenuate, fino all’implosione dell’Unione Sovietica: che la storia della guerra fredda sia la storia internazionale del periodo 1945-91, quando invece ne è solo una trama, ancorché forse la più manifesta. Questo fraintendimento, effetto della medesima pulsione totalizzante della guerra fredda, è il nodo venuto al pettine con la recente emersione delle altre dinamiche della storia della seconda metà del ventesimo secolo: il terrorismo internazionale di segno islamista è stato il marchio di un nuovo periodo che non è affatto iniziato l’11 settembre 2001, come una smemoratissima vulgata politico-giornalistica si è affrettata a certificare il 12 settembre di quello stesso anno, bensì il 4 settembre 1972 alle olimpiadi di Monaco. Né erano una novità i disastri umanitari post-coloniali in Africa: laddove, nel deserto dell’Ogaden, l’amministrazione americana credeva fosse stata sepolta la distensione nel 1978 , e gli storici che fosse stato scritto un nuovo capitolo della guerra fredda, le trame della decolonizzazione si mostrarono in tutta la loro drammatica complessità quando la missione internazionale di pace degli anni Novanta fallì in un silenzio di tomba. Non era, tuttavia, la tomba della distensione ma semmai quella degli ideali del Terzo Mondo.
Questa tesi di dottorato muove dalla convinzione che gli anni Settanta abbiano rappresentato la cesura epocale più importante della storia internazionale della seconda metà del XX secolo: la fine della «età dell’oro» e del modernismo , i cambiamenti della territorialità e la «morte del sogno[americano]» sono stati collocati tutti nel travaglio degli anni Settanta. Questa serie di mutamenti, solo in parte legati alla guerra fredda, produsse anche un nuovo sistema di relazioni USA-URSS conosciuto come détente, o distensione. (Tentare di) inserire la trama della distensione nella storia americana e mondiale degli ultimi sessanta anni è un modo, a parer mio, di espiare il peccato originale col quale, in passato, la storia degli anni Settanta e del rapporto Washington-Mosca è stata ridotta ad un capitolo della guerra fredda.

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5 INTRODUZIONE La comunità degli storici della guerra fredda sta attraversando una sorta di crisi d’identità. La casistica è ampia e la sintomatologia inequivocabile: mentre l’International Center of Advanced Studies della New York University domanda ai suoi ricercatori di non accettare la «consueta cronologia e geografia della guerra fredda» 1 , fioccano convegni nei quali si tenta di «respingere i quadri mentali della guerra fredda» 2 . Che il paradigma della guerra fredda, nella sua valenza originale, sia in parte obsoleto è sotto gli occhi di tutti: esso mal si applica a processi quali decolonizzazione e sottosviluppo, ed il rigoroso bipolarismo che presuppone è una categoria adatta alla politologia, ma troppo rigida per la storiografia. L’imbarazzo di molti storici nasce dall’assenza di modelli teorici alternativi e convincenti, capaci di inserire con coerenza la guerra fredda in un sistema descrittivo dell’intera storia mondiale degli ultimi sessanta anni. Il risultato di questo stato d’animo è stato il progressivo ridimensionamento della guerra fredda nel suo arco cronologico – avviene, così, che i «cinquant’anni di guerra fredda» raccontati da Crockatt 3 diventino circa venti – e nel suo spazio geografico: non più conflitto universale est-ovest, ma frizione latitudinale nel complesso rapporto con decolonizzazione e globalizzazione. Come ogni crisi, quella della storiografia della guerra fredda non è isolata: «disagio e inquietudine – osserva De Luna – questi sono i segnali che provengono dagli storici della contemporaneità» 4 . L’incontro con la contemporaneità ha procurato alla storia 1 Si veda il sito web www.nyu.edu . 2 The Cold War in Italy. Italy in the Cold War, convegno organizzato da: Centro Interuniversitario di Storia e Politica Euro-Americana, Università di Firenze, New York University; Firenze, giugno 2003. 3 R. Crockatt, The Fifty years war, London-New York, Routledge, 1995; trad. It., Cinquant’anni di Guerra fredda, Roma, Salerno, 1997. 4 G. De Luna, La passione e la ragione, Milano, La Nuova Italia, 2001; p. IX.

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Dipartimento di Studi Storici e Geografici

Autore: Daniel Mori Contatta »

Composta da 181 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.