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Rappresentazione dell’infanzia e dell’adolescenza nei quotidiani d’informazione nazionali e locali

Informazioni tesi

  Autore: Luca Visonà
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Valerio Belotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

Negli ultimi anni si è parlato molto della condizione di bambini e adolescenti, e sono state effettuate molte ricerche e rapporti sulla condizione dei minori, in quanto si è verificato un uso improprio del ‘minore’, specie nei mass media. Con l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, internet fra tutti, questa tematica ha assunto tinte troppo ‘forti’, dovuto all’uso dei bambini come elemento di spettacolarizzazione, capace di drammatizzare ed enfatizzare notizie ‘normali’, per renderle attrattive nei confronti di un pubblico sempre più eterogeneo. Da questo, l’importanza del formato della notizia, che deve catturare un pubblico differente con il medesimo testo/immagine. Proprio per questo si è sempre più ricorso ad elementi di spettacolarizzazione della notizia, tra i quali troviamo i bambini, usati, in particolarmodo nel passato, come attrattiva, come ‘oggetto’, e non come soggetti portatori di diritti.
Come noto, nelle vecchie scuole di giornalismo si trasmetteva alle nuove leve il principio che, ‘uomo morde cane’ è una notizia e non il contrario: questo perché nel mondo dell'informazione si è convinti che una notizia debba catturare l'attenzione, colpire ‘sotto la cintola’ e dunque più è inusuale, estrema, sconvolgente più raggiungerà il suo scopo. Il punto chiave in questione risulta essere l’agenda setting, ossia i criteri che portano a decidere che un certo fatto è più notiziabile di un altro. Tali fenomeni di informazione sbilanciata sono il prodotto della ‘guerra’ perenne degli indici di ascolto. Da qui si capisce il perchè dell’uso frequente dell’immagine dei bambini-vittima: sono un’icona formidabile nel catturare l’attenzione collettiva.
Il seguente lavoro, in linea con questi temi, si pone l’obiettivo di analizzare l’informazione trasmessa da due importanti quotidiani, “Il Giornale di Vicenza” a livello locale, e “il Corriere della Sera” a livello nazionale nel mese di novembre 2005. Si confronteranno i due giornali in merito alle notizie riguardanti bambini e adolescenti, in particolare sulla ‘rappresentazione’ di bambini/adolescenti che emerge da tali notizie, per capire in cosa differiscono e cosa li accomuna, estrapolando da tale confronto quelle caratteristiche che ci permetteranno di giungere a delle affermazioni. Queste saranno poi confrontate con ulteriori ricerche passate, per individuare punti di contatto o cambiamenti avvenuti nel mondo giornalistico degli ultimi anni.
Lo scopo principale dunque risulta essere una riflessione sul modo di fare informazione sull’infanzia oggi. I valori, i principi espressi più e più volte con ‘Trattati’, ‘Carte’ e ‘Dichiarazioni’ sono realmente presi in considerazione anche nel modo ‘spettacolarizzato’ di fare informazione oggi? O ci si limita a rispettare le regole ‘base’ per non incorrere in possibili sanzioni?
Speriamo che questo studio risulti utile in questo senso, per dare al ‘lettore’ una chiave interpretativa dell’informazione moderna.

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4 Introduzione Negli ultimi anni si è parlato molto della condizione di bambini e adolescenti, e sono state effettuate molte ricerche e rapporti sulla condizione dei minori, in quanto si è verificato un uso improprio del ‘minore’, specie nei mass media. Con l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, internet fra tutti, questa tematica ha assunto tinte troppo ‘forti’, dovuto all’uso dei bambini come elemento di spettacolarizzazione, capace di drammatizzare ed enfatizzare notizie ‘normali’, per renderle attrattive nei confronti di un pubblico sempre più eterogeneo. Da questo, l’importanza del formato della notizia, che deve catturare un pubblico differente con il medesimo testo/immagine. Proprio per questo si è sempre più ricorso ad elementi di spettacolarizzazione della notizia, tra i quali troviamo i bambini, usati, in particolarmodo nel passato, come attrattiva, come ‘oggetto’, e non come soggetti portatori di diritti. “Se guardiamo l’ordinamento giuridico, fino a due decenni fa si preoccupava esclusivamente della tutela dei diritti patrimoniali del ragazzo e della sua integrità fisica, era una sorta di ‘ombra’ perchè il suo bisogno essenziale di ricevere il materiale necessario per divenire compiutamente uomo, era sostanzialmete ignorato”. (Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti, 1993: pag. 17). Come noto, nelle vecchie scuole di giornalismo si trasmetteva alle nuove leve il principio che, ‘uomo morde cane’ è una notizia e non il contrario: questo perché nel mondo dell'informazione si è convinti che una notizia debba catturare l'attenzione, colpire ‘sotto la cintola’ e dunque più è inusuale, estrema, sconvolgente più raggiungerà il suo scopo. Il punto chiave in questione risulta essere l’agenda setting, ossia i criteri che portano a decidere che un certo fatto è più notiziabile di un altro. Tali fenomeni di informazione sbilanciata sono il prodotto della ‘guerra’ perenne degli indici di ascolto. Da qui si capisce il perchè dell’uso frequente dell’immagine dei bambini-vittima: sono un’icona formidabile nel catturare l’attenzione collettiva in “una realtà sempre più bisognosa del ‘privato’, in cui i casi riguardanti ‘gli altri’ attirano sempre più l’attenzione, perchè divengono l’unico modo attraverso cui si riesce a

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