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Aspetti della critica leopardiana del dopoguerra

Aspetti della critica leopardiana del dopoguerra

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Introduzione In questo lavoro si cerca di prendere in esame la critica del pensiero leopardiano negli anni postbellici. E da Benedetto Croce a Walter Binni, da Mario Fubini a Cesare Luporini, ad Adriano Tilgher, a Sebastiano Timpanaro, per finire con Sergio Solmi ed Emanuele Severino, si tenta di tracciare un filo conduttore, di evidenziare i temi in comune e quelli su cui non si trovò mai un accordo, un punto d’unione, di portare alla luce la matrice pessimistica ma non rassegnata della natura leopardiana e della storia umana, ricollegabile alle fonti del Romanticismo 1 , alla lirica dell’Ottocento. La stessa lirica che col nostro poeta assunse una dimensione assoluta e divenne pura, quasi astratta, coi versi celebri de “L’infinito”, che aprirono la sensibilità poetica a nuove prospettive e in cui il Leopardi raggiunse l’armonia, la compiutezza, l’equilibrio tra suono e pensiero. E la lirica riaffiorò anche sul tema del ricordo e della morte con “A Silvia” e quella serie di capolavori comprendente “Il sabato del villaggio”, “La quiete dopo la tempesta”, “Le ricordanze”, “Il passero solitario”, “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”, che i posteri avrebbero chiamato i grandi idilli. Ma la più perfetta fusione lirica, il culmine di una ricerca poetica in cui si uniscono gli ideali umanistici e illuministici, è racchiusa ne “La ginestra” che simboleggia tutto il pensiero leopardiano. 1 Furono soprattutto gli autori romantici a far subire a Leopardi una graduale ma profonda evoluzione.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ilenia Apollonio Contatta »

Composta da 120 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1473 click dal 05/09/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.