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La disciplina dei rifiuti: i consorzi per la gestione

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Focardi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Stefano Grassi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 229

Il tema dei rifiuti è, tra i problemi ambientali, quello forse più discusso dato l’impatto immediato che ha sul territorio e sulla organizzazione sociale. Ne deriva l’esigenza di risolvere il problema dell’inquinamento in maniera efficace, al fine di garantire la tutela ambientale. In Italia questo settore, ha subito molti ‘inquinamenti’ da leggi e numerosi decreti. Tuttavia qualcosa è cambiato in questi ultimi anni: il Parlamento prendendo in mano la situazione, si è occupato più attentamente della gestione dei rifiuti, con l’obiettivo primario di limitare la quantità di rifiuti da smaltire dopo il loro recupero.
In particolare il Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (meglio conosciuto come Decreto Ronchi), di “Attuazione delle direttive n. 91/156 sui rifiuti, n. 91/689 sui rifiuti pericolosi, n. 94/62 sugli imballaggi e rifiuti di imballaggi”, ampiamente rivisitato dal Decreto Legislativo 8 novembre 1997, n.389 (detto anche Decreto Ronchi-bis), si è sforzato di dare un ordine più organico e sistematico in materia dei rifiuti, facendo grossa ‘pulizia’ della normativa preesistente. Tuttavia la delicata e apprezzabile missione, non è ancora giunta al termine: molte sono le incertezze, per la mancanza di alcuni decreti e regolamenti di attuazione.
Ad ogni modo, con la nuova normativa il legislatore richiama il generale impegno dei soggetti pubblici o privati, coinvolti nella gestione dei rifiuti non solo ad incentivare il recupero dei rifiuti mediante la rigenerazione e produzione di energia, ma anche ad operare in termini di sensibilizzazione e di prevenzione.
In questo senso l’art. 3, D.Lgs. n. 22/1997: “le autorità competenti adottano, ciascuna nell’ambito delle proprie attribuzioni iniziative dirette a favorire, in via prioritaria la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti”(…), “mediante(…)la promozione di strumenti economici(…), azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori”.
Il mio elaborato (di cui questa è una breve sintesi) propone l’analisi di alcune realtà organizzative per la gestione di particolari tipi di rifiuti, che nella fattispecie sono: il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (istituito con D.P.R. 23 agosto 1982, n. 691, di attuazione della Direttiva Cee 75/439), il Consorzio Obbligatorio delle Batterie al piombo esauste e rifiuti piombosi (istituito con L. 9 novembre 1988, n. 475), il Consorzio Nazionale degli oli e grassi vegetali ed animali esausti (istituito con D.Lgs “Ronchi” 5 febbraio 1997, n. 22 e divenuto obbligatorio con D.M. 15 luglio 1998).
Ne è emerso che, il Consorzio obbligatorio è uno strumento adeguato per intervenire nella gestione dei rifiuti altamente inquinanti come gli oli sintetici, le batterie e gli oli vegetali esausti, in quanto esso sebbene sia un organismo portatore di interessi collettivi e generali previsti per legge, è dotato di una struttura giuridica di tipo codicistico (artt. 2602-2611 c.c.). Infatti con la costituzione dei consorzi obbligatori di riciclaggio, il legislatore ha scelto una formula organizzativa tipica per individuare una persona giuridica privata rappresentativa degli operatori (imprese) che partecipano al ciclo di vita di alcuni materiali, dalla raccolta al recupero, capace di operare su tutto il territorio nazionale con un capillare sistema di raccolta organizzato. Questi consorzi si occupano anche di promuovere ed incentivare la raccolta ed il riciclo dei diversi tipi di rifiuti, offrendo consulenza gratuita ad aspiranti imprenditori del settore e a tutti i cittadini interessati.
Questo organismo consortile volto ad esercitare un’attività di pubblico interesse attraverso il coordinamento imparziale e la regolamentazione ponderata di soggetti imprenditoriali indipendenti, auspica di garantire alla collettività un servizio pubblico di salvaguardia ambientale efficace e trasparente, in grado di scongiurare la formazione di possibili monopoli di fatto... (continua)

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1 INTRODUZIONE In natura gli organismi viventi: piante, animali e decompositori hanno la capacità di mantenere situazioni di equilibrio ecologico, attraverso processi naturali ciclici che consentono di recuperare, riciclando le risorse del pianeta. L’uomo da solo non ne è capace, anzi da quando 5 milioni di anni fa è apparso sulla Terra, ha causato alterazioni anche al ciclo naturale degli altri organismi viventi. Ciò perché i tempi biologici della natura e quelli storici dell’uomo non sono in sincronia ed i rifiuti prodotti dalla società (non nel senso figurato del termine!), rimangono, addirittura aumentano, rappresentando una sfida per la società moderna. Difatti una società fortemente industrializzata, come la nostra, peraltro in continua crescita demografica ed urbana, è una società che inquina: da una parte, perché richiede beni la cui produzione ha effetti negativi sull’ambiente, dato che diventeranno potenziali rifiuti, dall’altra perché consuma risorse limitate ed esauribili. Ne consegue la necessità di controllare questo inquinamento, da parte degli ordinamenti positivi, sia ponendo dei limiti di tollerabilità, sia ponendo dei soggetti qualificati alla ‘gestione’ dei problemi ambientali. Questo risponde all’esigenza di tutela dell’ambiente, nel senso di garantire il rispetto del diritto fondamentale dell’uomo, che è il diritto alla vita e alla incolumità fisica, garantito all’art. 32 Cost. Il tema dei rifiuti è tra i problemi ambientali, quello forse più discusso, dato l’impatto immediato che provoca sul territorio e sulla organizzazione sociale. In Italia questo settore, ha subito molti ‘inquinamenti’ da leggi e numerosi decreti.

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consorzi obbligatori
decreto ronchi
disciplina dei rifiuti
rifiuti

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