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''The World Seems Full of Good Men, Even If There Are Monsters in It'': rappresentazione del mostro come figura deviante nell'immaginario vittoriano inglese

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Forzin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e Tecniche dell'Interculturalità
  Relatore: Mario Faraone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

L'obiettivo di questa tesi è dimostrare come veniva percepita l'alterità nella Inghilterra vittoriana, e come la diversità insita nella società trovava sfogo nella produzione di romanzi dove i protagonisti sono rappresentati come elementi perturbanti e devianti rispetto alla cultura dominante.
L'Inghilterra del 1800 vede infatti il trionfo della Rivoluzione Industriale, un fenomeno complesso ma molto importante, perché apporta tutta una serie di cambiamenti a diversi livelli, dall’agricoltura ai trasporti, dalla popolazione alle innovazioni tecniche e finanziarie. La società si modifica in maniera sostanziale: l'Inghilterra in pochi anni si trasforma da società rurale a società industriale, capitalista e urbana, la popolazione cresce seguendo un ritmo vertiginoso, in parte perché cala il tasso di mortalità infantile, in parte perché si sviluppa il fenomeno dell'urbanesimo, a causa del quale masse di contadini desiderosi di migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro accorrono nelle città industriali in cerca di fortuna. Le città, e soprattutto Londra, si espandono in maniera incontrollata, Londra stessa assume il ruolo di capitale d'Europa, soppiantando Parigi nella leadership del continente, e infine l'economia del paese viene completamente stravolta dalle innovazioni tecniche apportate nelle industrie. Al loro interno il sistema di lavoro subisce dei cambiamenti che stravolgono la sua struttura: le innovazioni tecniche infatti, aumentano la produzione e il ritmo di lavoro, gli uomini vengono costretti a eseguire operazioni spesso monotone per molte ore di fila, perché l'imperativo dominante della nuova società industriale è l'accumulazione di profitti per gli imprenditori.
A subire le conseguenze di tutte queste innovazioni è la massa di operai che vengono relegati nei sobborghi periferici delle città, negli slum, dove le condizioni abitative sono al limite della decenza: le case sono sovraffollate, perché gli affitti sono molto elevati e gli operai che non possono permettersi un'abitazione sono costretti a condividerla con altre famiglie, l'igiene è inesistente, i vicoli degli slum sono sporchi e dilagano malattie di ogni tipo. Agli occhi della middle class in ascesa gli abitanti di questi quartieri appaiono come una massa indistinta, sconosciuta e quindi pericolosa: gli slum diventano per i borghesi dei luoghi da tenere segregati alla vista, lontani dai loro quartieri ricchi e puliti, luoghi dove prolifera ogni sorta di vizio, primo fra tutti la prostituzione.
La borghesia che si andava sviluppando in quegli anni, però, era una classe sociale dalla doppia faccia: da un lato, infatti, ostentava rispettabilità, decenza, decoro, ma d'altra parte la repressione che veniva esercitata a tutti i livelli (e che portava gli uomini a coprire le gambe dei tavoli perché potevano vagamente ricordare quelle delle loro mogli, che inoltre erano costrette in abiti che non lasciavano scoperto un solo centimetro di pelle a parte il viso) dimostrava quanta falsità ci fosse dietro lo sfoggio di abiti decorosi e buone maniere. Il borghese che di giorno passeggiava per le vie delle City e frequentava i club più esclusivi della città, di notte si recava nell'East End, dove si trovavano gli slum più degradati della metropoli londinese, e sfogava gli istinti che era costretto a reprimere nella vita quotidiana e che non avrebbe potuto mostrare, pena la violazione dell'etica su cui aveva costruito tutta la sua vita.
Gli abitanti degli slum rimangono però sconosciuti alla middle class, e per questo vengono temuti: la paura principale della borghesia, infatti, era di veder sovvertito l'ordine sociale, e la massa degli operai dell'East End, numerosa, diversa, sconosciuta e degradata, la spaventava enormemente. Gli operai erano ritenuti elementi sovversivi da controllare, rappresentavano per i borghesi dei mostri, ed è per questo motivo che nel 1800 fioriscono tutta una serie di romanzi che indagano la condizione della classe operaia: rappresentare i lavoratori come personaggi dei romanzi permetteva ai borghesi di controllare le loro paure e di placare l'ansia di una possibile rivoluzione (era ancora presente nelle loro menti l'eco dei disordini verificatisi in Francia alla fine del 1700 in seguito alla Rivoluzione Francese).
Questa tesi cerca quindi di illustrare come venivano percepiti gli operai dalla middle class, e di mostrare come l'altro sia un elemento interno alla stessa società vittoriana: un altro ignoto, che spaventa e che deve essere addomesticato attraverso la letteratura.

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1 INTRODUZIONE L'obiettivo che si propone questa tesi è quello di dimostrare come veniva percepita l'alterità nella Inghilterra vittoriana, e come la diversità insita nella società trovava sfogo nella produzione di romanzi dove i protagonisti sono rappresentati come elementi perturbanti e devianti rispetto alla cultura dominante. L'alterità è un concetto che implica alcune nozioni fondamentali, come quella di "normalità" e di "diversità": l'"altro" è un diverso, un "outcast", che la società emargina perché si situa fuori dall'ordinario, e con la sua presenza sfida il concetto stesso di identità. L'identità stessa è un costrutto sociale, perché si definisce attraverso delle scelte: è l'uomo stesso, in modo del tutto arbitrario, a decidere quali siano i confini che delimitano la sua identità, oltre la quale esiste solo l'alterità. L'identità si costruisce quindi a scapito dell'alterità, che in momenti particolari (come i mutamenti epocali, dove si avverte una crisi delle certezze che investe ogni ambito della cultura e della società) ritorna a ricordare con forza il carattere di finzione dell'identità stessa. L'altro assume allora le sembianze di mostro minaccioso perché sfida apertamente le convenzioni socialmente stabilite, e mette in pericolo la stabilità della società. L'Inghilterra del 1800 vede infatti il trionfo della Rivoluzione Industriale, un fenomeno complesso ma molto importante, perché apporta tutta una serie di cambiamenti a diversi livelli, dall’agricoltura ai trasporti, dalla popolazione alle innovazioni tecniche e finanziarie. La società si modifica in maniera sostanziale: l'Inghilterra in pochi anni si trasforma da società rurale a società industriale, capitalista e urbana, la popolazione cresce seguendo un ritmo vertiginoso, in parte perché cala il tasso di mortalità infantile, in parte perché si sviluppa il fenomeno dell'urbanesimo, a causa del quale masse di contadini accorrono nelle città industriali in

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