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Le addizionali comunale e regionale all'IRPEF

La tesi pone sotto esame il differimento della fiscalità agli enti territoriali di governo, regioni, province e comuni, in particolar modo studiando la normativa vigente per le addizionali comunale e regionale, il loro inpatto economico, il loro utilizzo sul territorio nazionale e gli impatti che le normative sull'imposta principale anno su di esse.

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DISCORSO Nel corso degli anni 90, l’Italia, come la maggior parte dei paesi Europei ed Extra-Europei, ha avvertito la necessità di dare avvio ad un processo di decentramento di competenze e risorse agli enti territoriali di governo, Regioni, Province e Comuni. Il primo atto normativo è stato realizzato utilizzando la legislazione ordinaria, approvando in parlamento le note “leggi Bassanini”. Al fine di favorire l’acquisizione di un’autonomia finanziaria in capo agli enti territoriali minori e di promuovere il recupero dell’efficienza nella gestione della cosa pubblica, il governo, usufruendo della legge delega 23 dicembre 1996, n. 662, emanò i decreti legislativi 446/1997 e 360/1998. Inizialmente essi prevedevano l’assegnazione di somme derivanti da quelli che dovevano essere tributi propri. In particolare, il D. Lgs. del 15 dicembre 1997 n. 446 avente per titolo “Istituzione dell’imposta regionale sulle attività produttive, revisione delle aliquote e delle detrazioni Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta ….”. All’art. 50, il D. Lgs. Istituisce l’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche. Di fatto l’addizionale si configura come un incremento di imposta che viene deciso autonomamente dalla Regione, stabilendo un’aliquota compresa all’interno di una forbice, precisamente individuata dal decreto, che

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Michele Specchia Contatta »

Composta da 45 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3866 click dal 05/09/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.