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L’individuazione di inquinanti oleosi nel sottosuolo: il contributo dei metodi geofisici

Nello studio di problematiche ambientali, legate ad esempio a situazioni di siti inquinati, spesso si richiede il monitoraggio della distribuzione spaziale dell’inquinante e l’individuazione di vie preferenziali di deflusso dello stesso. Le proprietà fisiche dei materiali costituenti il sottosuolo sono significativamente influenzate dalla presenza dell’inquinante nei pori e nelle fessure e dalle proprietà chimiche dell’inquinante stesso.
Di fatto le correlazioni esistenti tra parametri idrogeologici, quali la porosità, e le proprietà fisiche di un mezzo poroso costituiscono uno strumento efficace per studiare, attraverso l’utilizzo di indagini geofisiche non invasive, la distribuzione spaziale dell’inquinante nei suoli.
In generale l’uso dei metodi geofisici in mezzi eterogenei è particolarmente problematico a causa della non unicità delle soluzioni. Per esempio le variazioni della velocità di propagazione dell’onda sismica possono essere dovute a diversi fattori quali la “compattezza” o il “grado di litificazione”, la “porosità”, la “tessitura”, il “grado di fatturazione”, la “composizione mineralogica”, il “contenuto di fluidi”, l’”età della roccia”, la “profondità”, ecc.
Allora come interpretare un valore di velocità di propagazione dell’onda sismica? Buona norma è quella di attingere tutte le possibili informazioni di carattere geologico – tecnico relative alla zona di indagine. Infatti questo tipo di informazioni costituiscono un importante vincolo che può essere imposto alla soluzione del problema inverso legato alla sismica. Un altro importante vincolo può essere ottenuto dall’utilizzo di più metodologie geofisiche.
In questo lavoro di Tesi, viene presa in considerazione la possibilità offerta dai metodi geofisici elettromagnetico impulsivo, elettrico e sismico tomografico a rifrazione per l’individuazione di materiali inquinanti nel sottosuolo.
Il lavoro di tesi si articola in tre capitoli:
Nel primo capitolo viene delineato lo stato dell’arte in materia di individuazione di materiale inquinante nel sottosuolo attraverso l’utilizzo di indagini geofisiche e viene fatta una breve discussione sui fondamenti teorici dei metodi di indagine utilizzati in questa tesi.
Nel secondo capitolo vengono prese in considerazione, attraverso la realizzazione di modelli teorici, quelle che potrebbero essere le variazioni dei parametri fisici caratterizzanti la presenza di materiale inquinante nel sottosuolo.
Nel terzo capitolo si descrive la raccolta, elaborazione ed interpretazione dei dati sperimentali, mediante sofisticati algoritmi d’inversione, che hanno permesso la ricostruzione d’immagini in 2D della distribuzione nel sottosuolo dei parametri indagati. Tali modelli di origine sperimentale sono stati confrontati con i modelli sintetici di cui nel capitolo 2. Infine, sono state tratte le conclusioni.

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INTRODUZIONE 1 INTRODUZIONE Nello studio di problematiche ambientali, legate ad esempio a situazioni di siti inquinati, spesso si richiede il monitoraggio della distribuzione spaziale dell’inquinante e l’individuazione di vie preferenziali di deflusso dello stesso. Le proprietà fisiche dei materiali costituenti il sottosuolo sono significativamente influenzate dalla presenza dell’inquinante nei pori e nelle fessure e dalle proprietà chimiche dell’inquinante stesso. Di fatto le correlazioni esistenti tra parametri idrogeologici, quali la porosità, e le proprietà fisiche di un mezzo poroso costituiscono uno strumento efficace per studiare, attraverso l’utilizzo di indagini geofisiche non invasive, la distribuzione spaziale dell’inquinante nei suoli. In generale l’uso dei metodi geofisici in mezzi eterogenei è particolarmente problematico a causa della non unicità delle soluzioni. Per esempio le variazioni della velocità di propagazione dell’onda sismica possono essere dovute a diversi fattori quali la “compattezza” o il “grado di litificazione”, la “porosità”, la “tessitura”, il “grado di fatturazione”, la “composizione mineralogica”, il “contenuto di fluidi”, l’”età della roccia”, la “profondità”, ecc. Allora come interpretare un valore di velocità di propagazione dell’onda sismica? Buona norma è quella di attingere tutte le possibili informazioni di carattere geologico – tecnico relative alla zona di indagine. Infatti questo tipo di informazioni costituiscono un importante vincolo che può essere imposto alla soluzione del problema inverso legato alla sismica. Un altro importante vincolo può essere ottenuto dall’utilizzo di più metodologie geofisiche. In questo lavoro di Tesi, viene presa in considerazione la possibilità offerta dai metodi geofisici elettromagnetico impulsivo, elettrico e sismico tomografico a rifrazione per l’individuazione di materiali inquinanti nel sottosuolo. Il lavoro di tesi si articola in tre capitoli: Nel primo capitolo viene delineato lo stato dell’arte in materia di individuazione di materiale inquinante nel sottosuolo attraverso l’utilizzo di indagini geofisiche e viene fatta una breve discussione sui fondamenti teorici dei metodi di indagine utilizzati in questa tesi.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Debora Cretì Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.