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Gioco e musica: un binomio efficace nello sviluppo del bambino

Informazioni tesi

  Autore: Teresa Pasqua
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Operatore Ludico-Musicale
Anno: 2007
Docente/Relatore: Francesco Barone
Istituito da: Centro di Ric. e Sper. Metaculturale - Reg. Lazio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 28

Gli animali hanno forse aspettato che gli uomini insegnassero loro a giocare? Come giocavano i bambini nell’antichità? L’essere umano e il gioco evolvono insieme nel corso della vita: come e perché? Cos’é la musica per l’uomo? Le azioni di suonare e giocare in alcune lingue si definiscono con la medesima parola: è un caso?
Quali criteri hanno determinato la scelta del percorso che ha portato la bomba di Hiroshima a centrare il suo bersaglio? La globalizzazione e il disarmo sono realtà della teoria del gioco?
Le risposte a queste domande sono documentate da esperienze condotte nella pratica professionale di operatore ludico musicale. In particolare quella di tirocinio all’interno di un asilo nido per bambini stranieri testimonia, fra l’altro, un felice intervento a sostegno dello sviluppo linguistico.
Il ricavato della vendita del presente documento sarà interamente devoluto all’asilo nido in questione.

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- 4 - 1. IL GIOCO 1.1 Storia Numerosi studiosi affermano che datare le origini del gioco sia molto difficile e fra questi J. Huizinga (Groninga, 1872 – Steeg, 1945) nella sua ricerca dedicata al gioco 1 scrive «Il gioco è più antico della cultura, perché il concetto di cultura, per quanto possa essere definito insufficientemente, presuppone in ogni modo una convivenza umana, e gli animali non hanno aspettato che gli uomini insegnassero loro a giocare. ... Gli animali giocano proprio come gli uomini; tutte le caratteristiche fondamentali del gioco sono realizzate in quello degli animali» Il gioco, tanto infantile quanto adulto, è una attività comune a tutte le civiltà. Ogni epoca e ogni cultura gli ha riconosciuto importanza. Affascina sapere che i bambini dei nostri giorni praticano le stesse attività di gioco dei bambini dell’antichità come la corda, l’aquilone, l’altalena, i birilli, il cerchio e nascondino. Alcuni sostengono una probabile origine comune dei giochi testimoniata dalla diffusione dello stesso gioco in paesi molto lontani come nel caso del Pachisi indiano e del Patolli. Secondo altri non si tratta di origine comune ma di trasmissione fra i popoli. Qualunque sia la verità, il gioco è un testimone che permette all’uomo moderno di collegarsi con quello del passato, che gliene svela le abitudini e salda il legame con la cultura dei popoli e fra i popoli. L’evoluzione delle pratiche di gioco, da quelli di movimento (corsa, lotta, danza) a quelli con strumenti e regole da seduti (damiere scacchiera con pedine, quadrati magici) va di pari passo con i mutamenti della vita dell’uomo per esempio il passaggio alla vita sedentaria, l’avvento degli scambi commerciali, ecc.. L’andare nel senso della civilizzazione comporta lo spostamento degli individui e così il gioco favorisce l’incontro delle diverse culture e parla dell’epoca in cui si pratica: i videogiochi raccontano una società in cui la comunicazione umana è impoverita mentre i giochi con i primi aerei di latta raccontano della rivoluzione industriale e fanno sognare un giro del mondo in ottanta giorni dove dopo qualche anno quasi tutto si può costruire con un Meccano o con due mattoncini Lego. Grazie ai ritrovamenti archeologici abbiamo avuto preziose informazioni sulla storia del gioco. Dagli scavi di Ur – Iraq sappiamo che si giocava già 6000 anni or sono con la trottola, giocattolo affascinante che col suo roteare continuo fa sperimentare l’Universo. Barone 2 afferma che Catone il Censore ritenendo la trottola più adeguata per i bambini rispetto al gioco dei dadi la consigliasse ai genitori per i loro figli. I dadi sono un gioco d’azzardo in cui prevale il carattere aleatorio inadatto ai bambini. In principio avevano quattro facce e potevano essere anche figurati. In Grecia il gioco d’azzardo si poteva svolgere solo in certi luoghi come nel tempio di Atena Skina. Barone 3 , attraverso un curioso racconto dell’epoca, ci fa notare che pure a Venezia nel Settecento il gioco d’azzardo si praticava all’interno di case chiuse dove ai giocatori era imposto l’uso della maschera. 1 J. Huizinga, Homo ludens, Amsterdam, 1939, trad. Ital. 1946, Einaudi Edit. Torino, pag. 3 2 F. Barone, Ludosofia, Ed. Interculturali, Roma, 2005, pag. 20 3 F. Barone, Cultura e gioco, Ed. Interculturali, 2003, Roma, pag. 41

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