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Effetto della somministrazione di caffeina sui recettori A2A dell'adenosina in neutrofili umani

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Canella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Biologia
  Relatore: Pier Andrea Borea
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

La caffeina è il farmaco più utilizzato dall’uomo in tutto il mondo: l’80-90% degli adulti consuma regolarmente bevande e cibi che contengono caffeina, come caffé, tè, cioccolato. Inoltre la caffeina è presente come eccipiente in molti farmaci.
La caffeina può esercitare molteplici funzioni sia a livello del sistema nervoso centrale che periferico. I maggiori effetti farmacologici di questa xantina sono nell’antagonismo dei recettori adenosinici A1, A2A, A2B e A3. L’adenosina, interagendo con specifici recettori posti sulla membrana dei neutrofili, è stata riconosciuta come un agente endogeno antinfiammatorio grazie alla sua capacità di inibire la produzione di anione superossido e l’adesione cellulare.
Lo scopo della presente tesi è di valutare l’effetto della caffeina a diverse dosi sui recettori A2A dell’adenosina in neutrofili umani.
I neutrofili sono stati studiati prima della somministrazione di caffeina (giorno 0), e dopo 1, 12, 24, 36, 48 e 60 ore dopo la somministrazione dell’ultima dose.

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ADENOSINA L’adenosina è un importante modulatore nel sistema nervoso centrale, in quello periferico e in numerosi altri tessuti ed esplica i suoi effetti fisiologici interagendo con specifici recettori di membrana. L’adenosina è un nucleoside ubiquitario ed endogeno, costituito da un anello purinico sostituito in N 6 da un gruppo amminico primario ed in N 9 da un anello D- ribosidico per mezzo di un legame β-glicosidico (Fig. 1). I primi a descrivere il ruolo dell’adenosina come messaggero extracellulare e i suoi effetti sui processi fisiologici furono Drury e Szent-Gyorgyi all’inizio del ‘900, quando descrissero le potenti azioni vasodilatanti esercitate da questo nucleoside. Il gran numero di studi sperimentali che seguirono a queste prime osservazioni hanno dimostrato le attività svolte dall’adenosina nell’omeostasi del sistema nervoso centrale e periferico, cardiovascolare, renale, respiratorio ed immunitario. L’adenosina ha proprietà molto simili a quelle di un neurotrasmettitore; infatti svolge la sua attività legandosi a recettori specifici, il suo metabolismo avviene nelle zone sinaptiche grazie ad enzimi specifici e la sua azione può essere bloccata da antagonisti selettivi, con il re-uptake e con il successivo catabolismo nel citoplasma. Comunque, l’adenosina viene definita neuromodulatore e non neurotrasmettitore in quanto non si hanno evidenze che questa venga immagazzinata o rilasciata da specifici nervi purinergici. L’adenosina si trova a livello citoplasmatico sottoforma di AMP, ADP e ATP e viene sintetizzata in condizioni fisiologiche a livello intracellulare ed extracellulare. A livello intracellulare l’adenosina è sintetizzata attraverso diverse vie metaboliche, come la defosforilazione del 5’ AMP derivato dall’ATP e catalizzata dalla 5’ nucleotidasi. Può anche essere sintetizzata a partire da S-adenosilmetionina (SAM) attraverso la formazione di S-adenosilomocisteina (SAH) che diventa adenosina grazie all’intervento di una specifica idrolasi. Una terza via catabolica è rappresentata dalla condensazione dell’adenina con ribosio 1-fosfato, tipica reazione catalizzata da una fosforilasi. 4

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Parole chiave

adenosina
caffeina
infiammazione
neutrofili
recettori a2a
xantine

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