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Il fuoco e la performance - Eventi creativi per favorire e creare momenti relazionali in classe

Informazioni tesi

  Autore: Mirko Gabellone
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in didattica dell'insegnamento
Anno: 2004
Docente/Relatore: Francesco Correggia
Istituito da: Università degli Studi di Milano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

“Fuoco e calore sono esplicativi in una grande varietà di culture, perché contengono memorie stabili degli eventi personali e decisivi di cui tutti abbiamo fatto esperienza.”
Performance vuol dire interdisciplinarità, coinvolgimento dello spettatore, forma d'arte che non mira a produrre oggetti artistici, ma sensazioni, inquietudini, impressioni, emozioni dal vivo grazie all'azione del performer che recita sè stesso in rapporto diretto col pubblico.

Il fuoco è l’archetipo che per interi millenni ha rappresentato, e ancora oggi rappresenta, un elemento-momento attorno al quale l’uomo si riunisce insieme ai suoi cari per scaldarsi e per relazionarsi tra sé e sé e con i suoi simili. Il fuoco è si rosso, è si calore, ma è anche passione; il fuoco ha il linguaggio della festosità e dell’energia, ed è in questa “simbologia” che ogni cultura vi racchiude le sue paure, le sue gioie e le sue ritualità. Non di meno, la Performance vive dello scambio relazionale, l’artista performer crea con le sue azioni un rapporto con lo spettatore che è alla base del suo lavoro.
Il fuoco e la performance sono due elementi che fanno all’interno della mia ricerca artistica, vengono fusi tra loro per dar vita ad eventi legati alla cultura del mio paese, il Salento.
Il Salento è considerata metaforicamente terra di fuoco e, alchemicamente, “crogiuolo”, in quanto “terra di mezzo” tra occidente e oriente. È l’arcaico regno del tarantismo e della “pizzica de core”, la terra, come la definisce Ernesto De Martino, del Rimorso. Ogni anno sul finire del mese di giugno, nei giorni del solstizio d’estate e, nel giorno dell’Assunzione, il 15 di agosto, si ripete il rito della taranta. Un rito, questo, il quale vede l’avvicendarsi di musica, canto e colori in una danza frenetica, per tre giorni e tre notti consecutivi. “Il Quasimodo, a tal proposito, scrive: … il 28 giugno di ogni anno, sotto il sole, mentre i carri portano il suono cupo di solchi lacerati di torrente pietra su pietra colore del fuoco, vanno le tarantate e quelle che sono state liberate dal male, nella cappella di S. Paolo, con la speranza di ascoltare dal forte labbro del Santo, una parola che annienti ogni forza malefica sulla croce di due pietre.”
Tutto questo ha una grande valenza antropologia, al pari dei cavalli che Kounellis, nel 1969, in piena Arte Povera, espone, vivi alla Galleria l’Attico di Roma. Per Yves Klein, fra tutti i gli elementi, il fuoco, è l’unico che incarna in maniera evidente due opposti valori: il bene e il male. Splende nel paradiso e arde nell’inferno. Può contraddire se stesso e pertanto è uno dei principi universali..
Molte performance in ambito artistico hanno sempre legato alle loro azioni aspetti ed elementi antropologici. La danza stessa lega i suoi movimenti a tutta una serie di “situazioni” che hanno a che fare con la cultura dei popoli. La danza folcloristica, di cui fa parte la Pizzica de core del tarantolato salentino, è una particolare danza cerimoniale che si tramanda da una generazione all'altra. Legandosi a celebrazioni di carattere religioso e sociale, questo ballo è carico di simbologie e trasposizioni allegoriche. E, come una vera performance, per usufruirne bisogna "esserci", farne parte, contribuire a crearlo. La gente, che il giorno del 15 agosto si reca nel paese di Torre Paduli nel Salento Leccese, per il rito della Taranta, fa fatica a non coinvolgersi in questo rituale, una danza povera eseguita su una musica fatta di canto, battito di mani, tamburelli e anche un po’ di magia. Attraverso un’esperienza didattica intorno alla poetica del fuoco e alla performance sulla Pizzica Leccese, si cerca di far andare oltre gli aspetti estetici, cogliere quegli aspetti antropologici, legati all’essere che, molto spesso nel mondo dell’arte, diventano il ricettacolo per eventi e azioni performatiche. All’interno di una didattica per l’arte, il “mostrare” un tale fenomeno, il fuoco e il tarantismo, dal carattere antropologico e culturale e far vedere come tali esperienza diventino ricettacolo per un evento artistico, qual è la performance, fa evidenziare come il gesto degli artisti dell’arte Povera o degli artisti della Body art non ha solo una valenza estetica ma celi una genealogia dagli aspetti molto profondi.

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2 Introduzione “Fuoco e calore sono esplicativi in una grande varietà di culture, perché contengono memorie stabili degli eventi personali e decisivi di cui tutti abbiamo fatto esperienza.” 1 Performance vuol dire interdisciplinarità, coinvolgimento dello spettatore, forma d'arte che non mira a produrre oggetti artistici, ma sensazioni, inquietudini, impressioni, emozioni dal vivo grazie all'azione del performer che recita sè stesso in rapporto diretto col pubblico. Il fuoco è l’archetipo che per interi millenni ha rappresentato, e ancora oggi rappresenta, un elemento-momento attorno al quale l’uomo si riunisce insieme ai suoi cari per scaldarsi e per relazionarsi tra sé e sé e con i suoi simili. Il fuoco è si rosso, è si calore, ma è anche passione; il fuoco ha il linguaggio della festosità e dell’energia, ed è in questa “simbologia” che ogni cultura vi racchiude le sue paure, le sue gioie e le sue ritualità. Non di meno, la Performance vive dello scambio relazionale, l’artista performer crea con le sue azioni un rapporto con lo spettatore che è alla base del suo lavoro. Il fuoco e la performance sono due elementi che fanno all’interno della mia ricerca artistica, vengono fusi tra loro per dar vita ad eventi legati alla cultura del mio paese, il Salento. Il Salento è considerata metaforicamente terra di fuoco e, alchemicamente, “crogiuolo”, in quanto “terra di mezzo” tra occidente e oriente. È l’arcaico regno del tarantismo e della “pizzica de core”, la terra, come la definisce Ernesto De Martino, del Rimorso. Ogni anno sul finire del mese di giugno, nei giorni del solstizio d’estate e, nel giorno dell’Assunzione, il 15 di agosto, si ripete il rito della taranta. Un rito, questo, il quale vede l’avvicendarsi di musica, canto e colori in una danza frenetica, per tre giorni e tre notti consecutivi. “Il Quasimodo, a tal proposito, scrive: … il 28 giugno di ogni anno, sotto il sole, mentre i carri portano il suono cupo di solchi lacerati di torrente pietra su pietra colore del fuoco, vanno le tarantate e quelle che sono state liberate dal male, nella cappella di S. Paolo, con la speranza di ascoltare dal forte labbro del Santo, una parola che annienti ogni forza malefica sulla croce di due pietre.” 2 Tutto questo ha una grande valenza antropologia, al pari dei cavalli che Kounellis, nel 1969, in piena Arte Povera, espone, vivi alla Galleria l’Attico di Roma. Per Yves Klein, fra tutti i gli elementi, il fuoco, è l’unico che incarna in maniera evidente due opposti valori: il bene e il male. Splende nel paradiso e arde nell’inferno. Può contraddire se stesso e pertanto è uno dei principi universali.. Molte performance in ambito artistico hanno sempre legato alle loro azioni aspetti ed elementi antropologici. La danza stessa lega i suoi movimenti a tutta una serie di “situazioni” che hanno a che fare con la cultura dei popoli. La danza folcloristica, di cui fa parte la Pizzica de core del tarantolato salentino, è una particolare danza cerimoniale che si tramanda da una generazione all'altra. Legandosi a celebrazioni di carattere religioso e sociale, questo ballo è carico di simbologie e trasposizioni allegoriche. E, come una vera performance, per usufruirne bisogna "esserci", farne parte, contribuire a crearlo. La gente, che il giorno del 15 1 Hannah Weitemeier, Klein, Taschen, 1998, pag. 28 2 Antonio Basile, Suono in colore, Lupo Edizioni, Monteroni di Lecce, 2000, pag. 4

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Parole chiave

antropologia
arte
arte e cultura
arti performative
didattica
ernesto de martino
fabrizio plessi
fuoco
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