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Il controllo della Corte dei conti sugli atti degli enti locali

Informazioni tesi

  Autore: Piermassimo Pavese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Alberto Martini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

Nella sua accezione logico–filosofica, il termine “controllo” corrisponde ad un’azione di carattere secondario, necessariamente volta a riesaminare un’attività di carattere primario e quindi compiuta, di norma, da un soggetto distinto dall’autore di quest’ultima. Il controllo, una volta trasposto nel sistema dei rapporti giuridici, conserva questa sua caratteristica fondamentale . In particolare si sono analizzati i rapporti che a vario livello si manifestano tra gli attori interssati focalizzando l'attenzione sul ruolo che la recente disciplina ha assegnato alle sezioni di controllo della Corte.

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- 3 - PREMESSA L’art. 100 della Costituzione affida alla Corte dei conti il controllo sulla gestione degli enti ai quali lo Stato contribuisce in via ordinaria. Tale disposizione introdotta al termine di un vivace dibattito – che vedeva tra gli altri chi (come Mortati) si batteva per la introduzione di un controllo preventivo sugli enti sovvenzionati e chi (come Einaudi e Perassi) voleva un controllo sulla gestione degli enti diverso da quello sul rendiconto dello Stato – evidenzia l’esigenza già avvertita dal costituente di garantire al Parlamento nel miglior modo possibile la conoscenza delle modalità e degli effetti della gestione di ingenti risorse pubbliche Si tratta, comunque, di costruire, oltre ad adeguati indici di bilancio, indicatori specifici per misurare efficacia, efficienza ed economicità, così come previsto per il controllo interno ai sensi dell’art. 4, c. 1, lett. F e 7 c. 1, del D.L.VO 30 luglio 1999 n. 286. Il problema principale a questo punto rimane la definizione di tali concetti e l’utilità che nella gestione operativa può derivare dalla loro applicazione, questione ampiamente dibattuta in letteratura. In tale approccio, di natura spesso giuridica, l’ancoraggio di questa letteratura all’utilizzo di un unico strumento analitico (batterie di indicatori di efficienza, efficacia ed economicità) mal si adatta ad una visione del controllo di gestione come risposta pragmatica all’esigenza del management di tenere sotto controllo la complessità dell’organizzazione. E’ da rendere conto come i problemi terminologici, vuoi a causa delle provenienze culturali variegate di chi si occupa di valutazione vuoi per una frequente ambiguità del legislatore, siano cruciali. D’altro canto per un dibattito, che è spesso di matrice giuridica, l’ancorarsi a concetti caratterizzati da una parvenza di “scientificità” si è troppo spesso trasformato in un dogma poco denso di significato. Analizzare compiutamente un approccio basato su apprendimento e conoscenza è al di la degli intenti di questo lavoro. Nel seguito quindi, aderendo alla definizione che viene data dal Manuale del controllo della Corte dei conti dell’Unione europea (cap. 2, par. 3.3.2.3) si ritiene utile precisare che “nel controllo di efficacia si verifica se gli obiettivi dell’ente controllato sono stati raggiunti; in quello di economicità se si sono scelti i mezzi meno onerosi per conseguire l’obiettivo fissato e, in quello di efficienza, se i mezzi sono stati utilizzati nel modo più appropriato”. Si tratta di concetti che si possono esprimere nei rapporti tra risultati ed obiettivi, tra risorse disponibili e fattori della produzione acquisiti, tra input ed output e cioè tra mezzi utilizzati e risultati ottenuti. Prima di procedere, inoltre, alla descrizione degli strumenti di misurazione in questione, alcune considerazioni si appalesano necessarie.

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Parole chiave

comuni
controllo di gestione
controllo sulla gestione
corte dei conti
enti locali
regolamenti di contabilità

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