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La povertà nell'UE-27 - Aree urbane e rurali a confronto attraverso l'analisi di indicatori demografici, economici e commerciali

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Barsuola
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Paola Bertolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

Questo elaborato analizza il tema della povertà, con riferimento all'ambito territoriale della Unione Europea, attraverso la più ampia lente interpretativa del concetto di esclusione sociale.

In un primo momento rilevo come la definizione di povertà possa travalicare i tradizionali confini monetario-reddituali, per inglobare aspetti qualitativi riconducibili alla situazione occupazionale, all'istruzione e alla salute dell'individuo. In tal modo viene ripresa la teorizzazione di Amartya Sen che fa corrispondere alla "povertà" una condizione di "capability deprivation".

Date queste premesse, passo poi ad analizzare l'andamento sul territorio della UE di variabili legate al mercato del lavoro e ad aspetti socio-economici. Tra queste, oltre al Pil pro-capite, vi sono ad esempio i tassi di occupazione e di disoccupazione, la distribuzione delle quote di occupazione tra i settori di attività, il tasso di laureati sulla popolazione e la variazione di popolazione. Questi ed altri indicatori risultano utili nell'individuare i contesti geografici a maggior rischio di povertà ed esclusione sociale.

Tutta questa analisi viene effettuata ad un livello di disaggregazione territoriale NUTS 3 (corrispondente nella realtà italiana alle province), con particolare attenzione alla distinzione tra aree urbane e rurali. Basandomi infatti su di una metodologia che permette di distinguere tra aree NUTS 3 a carattere urbano e aree NUTS 3 a carattere rurale, metto in evidenza i trend e le caratteristiche che si riscontrano all'interno delle tre risultanti classi di NUTS 3 "prevalentemente urbani", "significativamente rurali" e "prevalentemente rurali".

Tale tipologia di analisi, inizialmente effettuata per l'intera UE a 27 Stati Membri, viene poi riproposta nello specifico delle aree NUTS 3 (urbane contro rurali) di Italia, Francia, Regno Unito e Polonia. A conclusione, la realtà italiana è ulteriormente approfondita in merito al tema dell'apertura economica verso l'estero, sempre a livello di unità territoriali NUTS 3.

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1 1. Povertà ed esclusione sociale nella UE: letteratura, indicatori e fattori di rischio 1.1 Povertà ed esclusione sociale: definizioni e concetti generali I concetti di povertà ed esclusione sociale sono correlati l’un l’altro come due facce della stessa medaglia: complementari, magari analoghi, ma non necessariamente uguali. Povertà ed esclusione sociale, infatti, descrivono una medesima situazione di fatto, che qui possiamo limitarci a definire genericamente come condizione di sofferenza, disagio o svantaggio, patita tanto da singoli individui quanto da intere comunità. Al concetto di povertà di solito si ricollega, nell’interpretazione comune e nella letteratura economica, una visione “monetaria” e materiale del fenomeno. Sia che ci si riferisca alla povertà in termini assoluti, sia che lo si faccia in termini relativi, la variabile-chiave è rappresentata dal reddito. Sono pertanto classificati come poveri, o più propriamente, a rischio povertà dal punto di vista assoluto coloro che possono contare su “un reddito tale da non essere sufficiente a soddisfare le minime necessità [materiali] che assicurino l’efficienza fisica e la sopravvivenza” (J. Volkert, 2006). Dal punto di vista relativo, invece, il rischio povertà sorge quando il livello di reddito percepito non consente il soddisfacimento di tipologie di bisogni adeguate agli usi e alle consuetudini prevalenti nella comunità in cui l’individuo si trova a vivere, indipendentemente dal fatto che tali consuetudini superino o meno i requisiti per la sopravvivenza umana. Il concetto di povertà relativa comprende quindi l’impossibilità verso la soddisfazione non solo di bisogni e aspirazioni basilari, ma anche di bisogni e aspirazioni di livelli più elevati, come per esempio la disponibilità di un telefono, di una televisione o di altri beni durevoli in genere. Di conseguenza, mentre si può osservare una certa “staticità” o uniformità per quel che riguarda il limite di povertà al di sotto del quale vengono compromesse le possibilità di sopravvivenza dell’individuo, è importante sottolineare come l’approccio “relativo” alla povertà sia strettamente dipendente dal contesto che di volta in volta viene preso in considerazione: il limite di demarcazione che identifica coloro i quali si trovano sotto la soglia di rischio povertà relativa, infatti, si sposta di pari passo con le aspettative e la consuetudine dello stile di vita prevalenti all’interno della società. Tale distinzione tra i punti di vista “assoluto” e “relativo” è rispecchiata anche dalla diversità nei metodi di misurazione della povertà. Nell’ottica assoluta, la povertà viene di solito

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