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Occupazione ''atipica'' in Italia: un'analisi delle matrici di transizione della rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro

Il presente lavoro nasce con l’intento di verificare quali contributi possa offrire la componente longitudinale della Rilevazione Trimestrale sulle forze di lavoro allo sviluppo di analisi che, nel contesto italiano, si propongano di esaminare le conseguenze sociali della deregolamentazione del mercato del lavoro ed in particolare della diffusione dei rapporti di impiego “atipici”.
Il primo capitolo è dedicato ad una riflessione sui concetti di flessibilità e deregolamentazione del mercato del lavoro.
Il secondo capitolo presenta una rassegna dei risultati delle ricerche nazionali ed internazionali che si sono proposte di valutare i rischi di accesso a forme di impiego “non standard” e gli esiti nel tempo dei percorsi nell’occupazione instabile.
Il terzo capitolo è dedicato agli aspetti tecnico-metodologici delle analisi quantitative presentate in questo lavoro. Innanzitutto vengono descritte le caratteristiche della base dati utilizzata ed i principali risultati delle analisi condotte su di essa. Secondariamente, vengono indicati, con particolare attenzione ai problemi operativi, i possibili limiti ed i potenziali vantaggi legati all’utilizzo di questa fonte per analisi che, nel panorama italiano, si propongano di analizzare traiettorie ed esiti dell’occupazione instabile. Nel corso di questa trattazione viene inoltre presentata e giustificata la definizione di lavoro “atipico” adottata in questo lavoro ed illustrati i problemi incontrati nella sua operativizzazione.
Il quarto ed il quinto capitolo presentano i risultati del lavoro di ricerca, condotto direttamente sui files di microdati abbinati, derivati dalla componente longitudinale della Rilevazione Trimestrale sulle forze di lavoro. In particolare, il quarto capitolo focalizza sull’evoluzione nel corso degli anni Novanta dei rischi di instabilità occupazionale e di disoccupazione. La domanda che ci si pone a tal riguardo è se nel corso degli anni Novanta si sia verificato un aumento dei rischi in parola, ed in caso affermativo se tale incremento abbia interessato in modo generalizzato tutta la popolazione o se al contrario abbia coinvolto soltanto alcuni soggetti, portatori di caratteristiche sociali definite. Ci si chiede inoltre se nel corso dell’ultimo decennio si sia assistito ad un irrigidimento dei tradizionali fattori di segmentazione operanti all’interno del mercato del lavoro italiano. La verifica empirica di tali ipotesi si basa sull’analisi dei tassi di permanenza nell’occupazione e di transizione dall’occupazione verso la disoccupazione a dodici mesi di distanza , nonché sull’esame delle sequenze occupazionali caratterizzate dal susseguirsi di diversi episodi lavoratori, interrotti da brevi periodi di non lavoro, e ,all’opposto, da quelle contraddistinte da lunghi periodi di disoccupazione soltanto temporaneamente spezzati da fragili episodi lavorativi.
Infine, il quinto capitolo analizza l’evoluzione nel corso degli anni Novanta degli ingressi nel mercato del lavoro e dei percorsi in uscita dal mercato del lavoro “sub-protetto” verso quello primario. Il primo aspetto viene esaminato nell’intento di verificare se l’ultimo decennio sia stato caratterizzato, come da più parti sostenuto, da un più facile ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, nonché da un aumento dei rischi di accesso al primo impiego in posizione atipica. Nel corso di questa prima parte del capitolo viene inoltre esaminata la distribuzione della probabilità di accedere al mercato del lavoro in posizione atipica, con la finalità di porre in evidenza quali siano i soggetti maggiormente esposti a tale rischio nell’arco del periodo temporale esaminato. La seconda parte del capitolo si concentra invece sui movimenti in uscita dall’occupazione secondaria a quella “standard”. A tal riguardo tre sono gli interrogativi a cui si cercherà di dare una risposta . Il primo è relativo all’andamento nel corso degli anni Novanta delle chance di effettuare la transizione in parola. Ci si chiede in particolare se le probabilità in parola siano aumentate o diminuite ed in particolare per quali soggetti. Il secondo riprende la questione dei motivi per i quali le imprese ricorrono al lavoro atipico, cercando di verificare se esistano segnali di un utilizzo da parte della domanda di lavoro dei contratti di lavoro atipici come periodo di selezione o prova, o se altresì quest’ultimi siano utilizzati dalle imprese prevalentemente come strumento di gestione delle punte di lavoro. Infine, l’ultimo interrogativo è relativo all’impatto delle caratteristiche individuali sul passaggio all’occupazione primaria. Ci si chiede in particolare quali siano i gruppi di soggetti più esposti al rischio di rimanere intrappolati nell’occupazione secondaria e soprattutto se tali gruppi coincidano con quelli dei soggetti maggiormente esposti al rischio di instabilità occupazionale e di disoccupazione.

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6 INTRODUZIONE Il presente lavoro nasce con l’intento di verificare quali contributi possa offrire la componente longitudinale della Rilevazione Trimestrale sulle forze di lavoro allo sviluppo di analisi che, nel contesto italiano, si propongano di esaminare le conseguenze sociali della deregolamentazione del mercato del lavoro ed in particolare della diffusione dei rapporti di impiego “atipici”. Entro questa prospettiva di analisi, gran parte del dibattito scientifico attuale focalizza sulla distribuzione dei rischi di precariato all’interno della popolazione e sugli esiti nel tempo dei percorsi nell’occupazione instabile. Rispetto al primo punto, è stato da più parti sottolineati come il progresso verso una maggiore flessibilizzazione del mercato del lavoro sia stato in Italia realizzato attraverso forme di “deregolamentazione parziale e selettiva” [ Regini e Esping-Andersen 1998; Regini 2000 ], che hanno riguardato in via pressoché esclusiva i rapporti d’impiego dei nuovi entranti, lasciando sostanzialmente immutata la regolazione dei rapporti di lavoro esistenti. L’innalzamento dei rischi di generazione nell’accesso a forme di impiego “non standard”, come esito di questa specifica modalità di flessibilizzazione del mercato del lavoro, è un fenomeno su cui in letteratura vi è oramai un discreto consenso [ Schizzerotto, 2002; Barbieri et al., 2005; Barbieri e Scherer, 2004; Barbieri e Scherer 2004; Albisinni e Discenza 2004 ].

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Valentina Morosin Contatta »

Composta da 140 pagine.

 

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