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Il risk management dei prodotti assicurativi vita

A partire dalla fine degli anni Settanta lo sviluppo dei mercati finanziari si è accompagnato ad una crescita della volatilità delle quotazioni su tutti i principali mercati: elevate fluttuazioni e improvvise inversioni di tendenza hanno caratterizzato l’andamento dei tassi di interesse (a breve e a lungo termine), dei tassi di cambio e dei corsi azionari. A questa tendenza si è poi aggiunta, negli anni più recenti, una progressiva riduzione dei tassi di interesse che ha posto le imprese di assicurazione vita di fronte ad un problema tanto nuovo quanto drammatico: corrispondere rendimenti minimi garantiti non più in linea con le condizioni di mercato. Riconosciuti (spesso a caro prezzo) i pericoli derivanti dal mutato contesto finanziario, le compagnie assicurative hanno così sperimentato l’insufficienza e l’inefficienza delle formule di gestione tradizionali, provando ad imitare le soluzioni che erano state elaborate, a fronte dello stesso problema, nell’ambito dell’intermediazione creditizia. Anche le autorità di vigilanza del settore assicurativo, contemporaneamente a quanto avvenuto negli altri comparti del sistema finanziario, hanno gradualmente abbandonato le forme di vigilanza strutturale per passare all’adozione di forme di vigilanza prudenziale, aventi l’obiettivo di limitare il grado di rischio assunto dalle singole compagnie attraverso non solo un’adeguata patrimonializzazione, ma anche mediante la dotazione di efficienti strumenti di controllo interno. Infine, in un settore assicurativo che, al pari dell’intero settore dei servizi finanziari, è in profonda trasformazione, in cui il gioco concorrenziale è più intenso e complesso, le compagnie hanno cominciato a guardare con crescente interesse a strumenti innovativi per la gestione dei rischi.
Questo lavoro si concentra proprio su quest’ultimo aspetto, cercando di comprendere come le compagnie assicurative vita hanno affrontato il mutato contesto economico-finanziario e quali strategie hanno attuato, guardando con particolare interesse all’asset liability management (d’ora in poi ALM), divenuta una delle parole più frequentemente ricorrenti nel settore assicurativo dell’ultimo decennio e, insieme, l’oggetto delle attenzioni degli organi di vigilanza, delle agenzie di rating, e, naturalmente, dello stesso management delle compagnie assicurative che ha cominciato a guardare all’ALM quale essenziale strumento strategico in grado di favorire la massimizzazione della redditività del capitale e il controllo dei rischi.
Questo lavoro nasce inoltre in un contesto di profondo rinnovamento del sistema pensionistico italiano in atto già da un decennio in cui si cerca di ridimensionare il ruolo della previdenza pubblica, affidando alla previdenza complementare o integrativa un ruolo più centrale nel sistema previdenziale.

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6 INTRODUZIONE A partire dalla fine degli anni Settanta lo sviluppo dei mercati finanziari si è accompagnato ad una crescita della volatilità delle quotazioni su tutti i principali mercati: elevate fluttuazioni e improvvise inversioni di tendenza hanno caratterizzato l’andamento dei tassi di interesse (a breve e a lungo termine), dei tassi di cambio e dei corsi azionari. A questa tendenza si è poi aggiunta, negli anni più recenti, una progressiva riduzione dei tassi di interesse che ha posto le imprese di assicurazione vita di fronte ad un problema tanto nuovo quanto drammatico: corrispondere rendimenti minimi garantiti non più in linea con le condizioni di mercato. Riconosciuti (spesso a caro prezzo) i pericoli derivanti dal mutato contesto finanziario, le compagnie assicurative hanno così sperimentato l’insufficienza e l’inefficienza delle formule di gestione tradizionali, provando ad imitare le soluzioni che erano state elaborate, a fronte dello stesso problema, nell’ambito dell’intermediazione creditizia. Anche le autorità di vigilanza del settore assicurativo, contemporaneamente a quanto avvenuto negli altri comparti del sistema finanziario, hanno gradualmente abbandonato le forme di vigilanza strutturale per passare all’adozione di forme di vigilanza prudenziale, aventi l’obiettivo di limitare il grado di rischio assunto dalle singole compagnie attraverso non solo un’adeguata patrimonializzazione, ma anche mediante la dotazione di efficienti strumenti di controllo interno. Infine, in un settore assicurativo che, al pari dell’intero settore dei servizi finanziari, è in profonda trasformazione, in cui il gioco concorrenziale è più intenso e complesso, le compagnie hanno cominciato a guardare con crescente interesse a strumenti innovativi per la gestione dei rischi. Questo lavoro si concentra proprio su quest’ultimo aspetto, cercando di comprendere come le compagnie assicurative vita hanno affrontato il mutato contesto economico-finanziario e quali strategie hanno attuato, guardando

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Antonio Valerio Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3841 click dal 16/10/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.