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Didattica e audiovisivi: ''L'ultimo bacio'' a lezione di italiano L2

Il presente elaborato si propone di analizzare tutti gli aspetti teorici e metodologici che sottostanno alla scelta di utilizzare materiale audiovisivo nella didattica delle lingue moderne, con particolare riferimento a film prodotti nel paese di L2 e recitati in lingua originale. Dopo aver compiuto un excursus generale sulla storia e sui principali contenuti della didattica comunicativa (cap. 1), mi soffermerò sull’aspetto della scelta di materiali linguistici autentici che giustifica l’utilizzo di video originali come esempi di lingua d’uso. Proseguirò con una classificazione delle principali glottotecnologie (cap. 2), per poi concentrarmi in particolar modo sui pro e contro dell’uso del videoregistratore e del dvd, strumenti da me privilegiati per la didattizzazione di corpora reali di lingua. Quindi, analizzerò a livello teorico gli obiettivi, le modalità e le fasi di costruzione di Unità Didattiche basate sulla visione di sequenze di film in lingua originale (cap. 3). Infine, proporrò un esempio pratico di didattizzazione di un audiovisivo (cap. 4), costruendo una Unità Didattica per studenti di italiano L2 partendo dalla visione di alcune sequenze del film italiano “L’ultimo bacio” (G. Muccino, 2000).

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INTRODUZIONE L’insegnamento delle lingue straniere mira a sviluppare la capacità di utilizzare in modo efficace codici linguistici diversi dalla L1 1 . Nella storia della glottodidattica i docenti hanno fatto riferimento a metodi ed approcci diversi che, sfruttando i contributi di ricerche nei campi della psicologia, della linguistica applicata e della scienza della comunicazione, hanno guidato l’insegnante nella sua attività didattica fornendogli impostazioni, procedure e modelli di azione nonché orientandolo nella scelta e nella articolazione dei materiali didattici da utilizzare. Dinanzi alla molteplicità delle variabili in gioco nel processo di apprendimento di una lingua e all’impossibilità di considerarle tutte basandosi su una procedura univoca, alla fine degli anni Sessanta si è iniziato a mettere in crisi il carattere sistematico e tendenzialmente rigido del “metodo”, ed è avvenuto un graduale passaggio da impostazioni cosiddette globali, cioè capaci di soddisfare le esigenze dell’apprendimento di una lingua nel suo complesso, ad indicazioni sempre più aperte e meno prescrittive, che trasformano sostanzialmente il ruolo dell’insegnante in quello di “facilitatore” dell’attività autonoma ed individuale del discente, soggetto attivo ed artefice del suo stesso processo di apprendimento. Oltre al proposito di ovviare alle principali mancanze dei metodi d’insegnamento sino ad allora utilizzati, bisogna tenere conto anche di fattori psicologici e sociali che hanno contribuito a questa inversione di tendenza: alla fine degli anni Sessanta, infatti, il numero e la tipologia degli apprendenti è iniziato a cambiare sensibilmente. La “base d’utenza” (Serra Borneto, 1998) si è allargata, e il turismo, gli scambi commerciali, i contatti privati e di lavoro con 1 Per L1 (prima lingua) si intende la lingua madre, la prima appresa in quanto parlata ed insegnata dai genitori; per lingua straniera si intende una lingua diversa dalla L1 appresa in modo guidato in un paese in cui non è lingua d’uso; per L2 (lingua seconda), invece, si intende una lingua diversa dalla L1 appresa nel paese in cui è lingua d’uso.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Rosaria Spatola Contatta »

Composta da 112 pagine.

 

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