Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il pettegolezzo come pratica comunicativa. Un viaggio sociologico attraverso il mondo di gossip, dicerie e leggende metropolitane.

La comunicazione ha un valore complesso, non solo legato ai propri elementi strutturali (emittente, messaggio e destinatario), ma anche ai suoi sistemi di riferimento. Il rapporto comunicativo fornisce e rende trasmissibile alla conoscenza un significato che si può rilevare e a volte quantificare. La dinamicità tra domande e risposte, ed i vari canali di cui si serve la comunicazione, fanno sì che si vengano a creare dei sistemi (o culture) entro i quali la comunicazione stessa si manifesta. I meccanismi che vi si sviluppano non sono però solo linguistici, bensì connessi soprattutto alla natura umana e alla struttura sociale.
Nasce così la necessità di una sociologia della comunicazione che, tenendo conto di tutti gli apporti degli studi sulle strutture di emissione, tenta un approccio che distingue chiaramente i momenti dell’emittente da quelli del ricevente, pur sottolineandone la correlazione. Si tratta quindi di definire le funzioni dei rapporti interpersonali nella dinamica dialettica dei gruppi.
In quest’ottica, il far sapere e il venire a sapere sono letti come incentivazioni o giustificazioni dei tipi di comportamento: entrambi costituiscono il “tessuto connettivo delle interazioni”, in quanto sono i fattori principali dell’unità e della continuità dei gruppi umani e il veicolo della loro cultura. E cosa sono questi due elementi se non la base del pettegolezzo, uno tra i più misteriosi fenomeni comunicativi?
Ho finora parlato della comunicazione da un punto di vista prima linguistico- strutturale, poi sociologico. Se saliamo ancora di livello potremmo aggiungervi analisi antropologiche, filosofiche, etnologiche, ecc. Ed è proprio solo associando tutte queste discipline che ci è possibile comprendere quella forma di comunicazione elementare ed istintiva che tanto è diffusa, ma che allo stesso tempo ci inquieta.
L’interesse per il pettegolezzo nasce dalla constatazione della sua onnipresenza: a partire dalla sua intrusione nei rapporti sociali che una persona instaura sin dai primi anni di vita con i compagni di giochi, fino alla sua rilevanza entro i comuni mezzi di comunicazione di massa. Non operando alcuna distinzione tra età, sessi e classi sociali, al contrario di quanto si sia portati a credere, pare che l’avidità del sapere a tutti i costi l’ultima notizia su Tizio e Caio si impossessi inspiegabilmente delle facoltà mentali e fisiche di ciascuno: le prime impedendo al curioso di concentrarsi su altro, le seconde imponendogli di chiamare l’amica o di incontrarsi con l’amico al bar per essere immediatamente aggiornati.
Gli scritti recenti sul pettegolezzo esordiscono quasi tutti affermando che, mentre prima era sempre stato condannato, oggi “i soliti americani sostengono che [...] faccia bene alla salute”. Ma neanche affermazioni di questo tipo sono sempre valide. Si possono verificare infatti dei casi in cui le “malelingue” scatenano delle tempeste psicologiche o addirittura sociali che producono conseguenze disastrose, come ad esempio nelle organizzazioni. A questo proposito esistono delle azioni anti- pettegolezzo che mirano ad individuare gli elementi dannosi ed a preservare l’equilibrio dell’individuo e del suo gruppo d’appartenenza.
Il mio intento tuttavia non è quello di prendere una posizione sul pettegolezzo, bensì di osservarlo e di tentare di capirlo, mettendo alla luce tutti i suoi aspetti più interessanti e più utili.
A questo scopo intraprenderò un “viaggio sociologico” esplorativo nel mondo del pettegolezzo e delle sue sorelle, le dicerie e le leggende metropolitane, cercando di individuarne le logiche. L’intera ricerca si propone inoltre come una specie di “manuale d’uso” che offre al lettore degli strumenti per identificare il fenomeno nelle sue manifestazioni quotidiane, analizzarlo e classificarlo in base ai suoi potenziali effetti, ed infine gestirlo.

Mostra/Nascondi contenuto.
3 1. Introduzione La comunicazione ha un valore complesso, non solo legato ai propri elementi strutturali (emittente, messaggio e destinatario), ma anche ai suoi sistemi di riferimento. Il rapporto comunicativo fornisce e rende trasmissibile alla conoscenza un significato che si può rilevare e a volte quantificare. La dinamicità tra domande e risposte, ed i vari canali di cui si serve la comunicazione, fanno sì che si vengano a creare dei sistemi (o culture) entro i quali la comunicazione stessa si manifesta. I meccanismi che vi si sviluppano non sono però solo linguistici, bensì connessi soprattutto alla natura umana e alla struttura sociale. Nasce così la necessità di una sociologia della comunicazione che, tenendo conto di tutti gli apporti degli studi sulle strutture di emissione, tenta un approccio che distingue chiaramente i momenti dell’emittente da quelli del ricevente, pur sottolineandone la correlazione. Si tratta quindi di definire le funzioni dei rapporti interpersonali nella dinamica dialettica dei gruppi. In quest’ottica, il far sapere e il venire a sapere sono letti come incentivazioni o giustificazioni dei tipi di comportamento: entrambi costituiscono il “tessuto connettivo delle interazioni” 1 , in quanto sono i fattori principali dell’unità e della continuità dei gruppi umani e il veicolo della loro cultura. E cosa sono questi due elementi se non la base del pettegolezzo, uno tra i più misteriosi fenomeni comunicativi? Ho finora parlato della comunicazione da un punto di vista prima linguistico- strutturale, poi sociologico. Se saliamo ancora di livello potremmo aggiungervi analisi antropologiche, filosofiche, etnologiche, ecc. Ed è proprio solo associando tutte queste discipline che ci è possibile comprendere quella forma di comunicazione elementare ed istintiva che tanto è diffusa, ma che allo stesso tempo ci inquieta. L’interesse per il pettegolezzo nasce dalla constatazione della sua onnipresenza: a partire dalla sua intrusione nei rapporti sociali che una persona instaura sin dai primi anni di vita con i compagni di giochi, fino alla sua rilevanza entro i comuni mezzi di comunicazione di massa. Non operando alcuna distinzione tra età, sessi e classi sociali, al contrario di quanto si sia portati a credere, pare che l’avidità del sapere a tutti i costi l’ultima notizia su Tizio e Caio si impossessi inspiegabilmente delle facoltà mentali e fisiche di ciascuno: le prime impedendo al curioso di 1 Marcarino, 1997.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Marlene Ma Contatta »

Composta da 122 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4558 click dal 24/10/2007.

 

Consultata integralmente 8 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.