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La religione cattolica e la psicologia clinica: un'analisi della letteratura

La religione da sempre si presenta come una dimensione importante in ogni cultura: cio’ che lega e divide gli uomini, che mostra un percorso da seguire e che può avere un peso influente sulle azioni collettive e individuali. E’ prioritariamente un modo di vedere la realtà, al di là di quelle categorie che la semplice percezione cognitiva può dare, emozionalmente.
Ciascun individuo, nel rapportarsi con la realtà, interpreta, elabora,crea informazioni mediante due modalità peculiari che si influenzano reciprocamente: una modalità emotiva ed una modalità cognitiva.
La connotazione affettiva della realtà e ciò che prioritariamente guida il nostro modo di significare la realtà e di rapportarci con essa. L’emozione individuale nasce e si perpetua in seno a processi sociali, all’interno dei quali vengono co-costruiti significati affettivi condivisi .
La religione come emozione,dunque. Un particolare modo di filtrare la realtà e di rapportarsi con essa. Una modalità condivisa a livello macroscopico e che da sempre ha fatto sentire la sua influenza.
Da questa prospettiva la religione diviene una dimensione che è possibile oggetto di indagine della psicologia. Questo lavoro ha indagato la religione cattolica nelle sue componenti emozionali, mediante un analisi della letteratura principale su cui essa si fonda. Uno spunto anche per il clinico, che potrebbe tenere in considerazione le componenti emozionali appartenenti al vissuto religioso, che si possono presentare nel corso del suo lavoro.

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2 INTRODUZIONE La religione , da sempre, si pensa essere una dimensione importante in ogni cultura, in quanto fornisce le risposte a quelle domande che sembrano trascendere l'esistenza terrena (Cesareo 1998). Sappiamo che la psicologia si occupa di vissuti emozionali, mentre la religione di vissuti "spirituali". Il vissuto religioso tuttavia, in quanto “vissuto” è denso di dimensioni emozionali ed è quindi possibile su tali dimensioni un'analisi psicologica. Da qui nasce la psicologia della religione. La psicologia della religione, non mira a vagliare la veridicità dei dogmi religiosi, né è volta allo scopo, deontologico, di trovare un'opportuna morale da seguire e neppure è una psicologia dedotta da premesse teologiche, ossia volta a descrivere e interpretare gli effetti sul comportamento umano dell'azione di esseri sovrannaturali. Bensì essa si occupa di studiare il vissuto della persona negli aspetti legati proprio alla dimensione religiosa, che ne attraversa trasversalmente, tutto l'assetto simbolico- emozionale (Fizzotti-Salustri 2001). Inizialmente gli psicologi che si occuparono di religione, quali Freud e Jung, tendevano a esplorare la figura di Dio come creazione dell'uomo, successivamente psicologi quali Vergote e Godin si concentrarono più sul vissuto psichico degli individui insito nelle dinamiche religiose, questa dimensione venne presto accostata al carattere dell'esperienzialità della religione e nella tradizione transpersonalista divenne un elemento fondamentale nello studio dell'individuo da intendersi come un tutto biopsicospirituale(Fizzotti-Salustri 2001). L'assetto simbolico-emozionale di ogni individuo si costruisce socialmente (Carli 2003), cioè è in stretta connessione con l’interazione individuo-contesto, inteso quale dimensione emozionale socialmente condivisa.. La cultura, per Carli, allora è la simbolizzazione affettiva condivisa di un contesto specifico. Vergote identifica la cultura come un sistema simbolico condiviso.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Giuseppe Stefano Biuso Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.