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Il linguaggio calcistico nella stampa

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Toffetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Gaetano Berruto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

L’idea di questa tesi nasce da una mia curiosità sul giornalismo sportivo: perché il giornalista sportivo è in grado di emozionare o divertire il suo lettore, che nella maggior parte dei casi ha già visto l’evento di cui si parla, e dunque è già al corrente dei fatti salienti. Per rispondere a questa domanda ho pensato che la cosa migliore fosse analizzare il linguaggio attraverso cui egli si rivolge al suo pubblico. Ho limitato l’analisi ai soli eventi calcistici, prendendo in considerazione le partite di serie A di un certo numero di giornate di campionato, sui due giornali nazionali, La Stampa, generalista, e La Gazzetta, specialistico. A questi ho aggiunto l’analisi di un giornale locale, il Corriere di Chieri.Il lavoro si articola in quattro capitoli.Nel primo, una breve premessa sulla storia del giornalismo sportivo, per dimostrare l’ampliarsi dello spazio che i giornali hanno via via dedicato allo sport, e soprattutto al calcio, assecondando le richieste di un pubblico sempre più vasto.Quindi ho riportato una comparazione fra i giornali analizzati, per coglierne somiglianze e differenze, ma soprattutto per arrivare a un primo quadro generale, per riassumere a grandi linee le caratteristiche di questo tipo di giornalismo.
Quindi, nel secondo capitolo, sono scesa nei particolari del lessico, per analizzare anzitutto l’elemento che i tre giornali hanno maggiormente in comune, ovvero il linguaggio tecnico. La stragrande maggioranza di questi termini sono prestiti (esterni), soprattutto derivati dalla lingua inglese. alcuni di questi termini sono stati tradotti o con parole affini solo semanticamente [es.: goalkeeper/portiere], calchi (riproduzione fedele mediante parola già esistente, che amplia il suo significato [es.: foul/fallo], o neoformazione costruita a somiglianza del termine di partenza [es.: offside/fuorigioco])
altri rimangono nella loro forma originale inglese (B: forestierismi derby doping forcing); molti vengono utilizzati in entrambe le lingue (C tackle/scivolata, penalty/rigore, corner/angolo), come, per altro, è abbastanza logico in un mondo e in uno sport ormai “globalizzati”.
Oltre ad anglicismi abbiamo francesismi (debacle/exploit), iberismi (goleada), germanismi (bunker/panzer)Poi abbreviazioni ed ellissi, che sveltiscono il linguaggio, e il cui senso deve essere noto al lettore. (sigle (specie acrostici FIGC FIFA), accorciamenti (Inter Juve Zac) e brachilogie(europei mondiali supplementari).
Abbiamo poi i NEOLOGISMI (formati mediante suffisso CASSANATE , prefisso SUPERTOTTI, composizione NIPPOASSO);e caratteristica particolare e divertente sono i SOPRANNOMI, su tutti citando Gianni Brera , indimenticabile creatore del lessico calcistico, che si ispirava alla musa pseudo-mitologica “Eupalla” (Altafini Conileone) Boninsegna Bonimba, Riva Rombo di Tuono, ecc…Anche utilizzo di nomi alterati, nei quali si aggiunge alla base lessicale un valore accrescitivo, diminutivo, vezzeggiativo o dispregiativo. (angolino, tiracci, cucchiaino)Successivamente, nel terzo capitolo, ho condotto un’analisi stilistica, rilevando l’elemento che maggiormente balza all’occhio, ovvero l’enfasi e la grande abbondanza di metafore epico-belliche. Enfasi già nei titoli, nei quali si ricorre spesso a figure come antitesi (Papera Ballotta. Leone Ventola; La Samp è bella, la Juve spietata) parallelismo, ad accostare l’azione di un protagonista e la condizione di una squadra (Flachi rovescia l’Udinese. La Samp vola), parole a doppio senso (Gol al bacio, specialità Totti/ C’è un Parma che non buca) ed allusioni, sentenze ed espressioni proverbiali (Il Chievo migliora con gli anni).Lo stesso avviene nel corpo dell’articolo, ove il linguaggio enfatico è ottenuto da iperboli o termini esasperati semanticamente e morfologicamente (aggettivi di senso forte: agghiacciante, atroce, devastante o iperboliche: apocalisse, infuocare il cuore..), o da uso di climax (Cruz suona la carica, Cordoba sorpassa e il bomber chiude), pleonasmo (brividi gelidi), epifonema (questo è il calcio)
Anche un gran numero di similitudini e metafore, figure tratte da una serie di ambiti:l’ambito familiare, popolare, proverbiale; l’ambito medico,l’ambito artistico,l’ambito burocratico, politico, l’ambito epico-bellico che ho cercato di motivare con un breve excursus sull’epica greca, sulle origini dello sport e su ciò che lega la pratica antica a quella moderna, permettendo sopravvivenze linguistiche e di immagini.

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4 INTRODUZIONE L’idea di questa tesi nasce dalla mia passione per il calcio, sport che pratico da diversi anni, e dalla conseguente esperienza di ‘giornalista’ per un mensile del Chierese, Centotorri, in cui mi occupo delle pagine sportive. Tale passione innata per lo sport mi ha portato da diversi anni a fare incetta di cronache sportive, a ritagliare e incorniciare articoli di giornale che celebrano le imprese di ‘mitici’ personaggi, veri e propri eroi per intere generazioni. E proprio da questo punto vorrei partire: che cosa spinge l’Italiano medio appassionato di calcio (e non i cosiddetti ultrà) a comprare e ‘divorare’ tre o quattro quotidiani sportivi all’indomani di un’importante vittoria della squadra del cuore o, viceversa, a coprirsi gli occhi davanti all’edicola il giorno successivo a una pesante sconfitta? Perché trarre godimento dalle pagine stampate, che il più delle volte ci ripropongono un evento già visto, rivisto e sviscerato da innumerevoli immagini televisive? (Il calcio, infatti, nel nostro paese è una mania talmente contagiosa, che, in pochi anni, i programmi televisivi ad esso dedicati si sono moltiplicati per numero e durata in modo esponenziale). Per rispondere a questa domanda, credo che il mezzo migliore sia capire a quale linguaggio ricorrano i quotidiani sportivi, in che modo e con quali espedienti siano in grado di saziare il bisogno di soddisfazione dei lettori-tifosi, o di mortificarli più di quanto una bruciante sconfitta non sia già in grado di fare. Secondo Franco Arturi (intervista di G. Mapelli, 2000), vicedirettore de La Gazzetta dello Sport, “varietà, colore, emozione, entusiasmo, positività sono ingredienti imprescindibili per il giornalismo sportivo.” Il giornalista sportivo raggiunge questo obiettivo soprattutto attingendo da diversi campi semantici, per rendere più vivace e colorito un linguaggio, che, se puramente tecnico, potrebbe risultare noioso e ripetitivo e soprattutto non emozionante. Tale ricerca di brillantezza è particolarmente evidente proprio nello scrivere di calcio, perché in Italia è questo lo sport per antonomasia. Partendo da tali premesse, ho organizzato il lavoro incentrandolo sull’analisi delle cronache di due settimane calcistiche (7-19/01/2004) su tre diverse testate: la nazionale La Stampa (quotidiano), la sportiva La Gazzetta dello Sport (quotidiano) e la locale Il Corriere di Chieri (bisettimanale). Il lavoro si articola in quattro capitoli. Nel primo, dopo una breve premessa sulla storia del giornalismo sportivo, ho riportato una comparazione generale fra i giornali analizzati, allo scopo di coglierne differenze e somiglianze, dal punto di vista lessicale e sintattico. Quindi, nel secondo capitolo, sono scesa nei particolari del lessico, per analizzare anzitutto l’elemento che i tre giornali hanno maggiormente in comune, ovvero il linguaggio tecnico, per passare poi alle ellissi e ai neologismi tipici del genere. Successivamente, nel terzo capitolo, ho condotto un’analisi stilistica, rilevando l’elemento che maggiormente balza all’occhio, ovvero l’enfasi e

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