Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Quando ''il cuore piange'': la violenza domestica nei vissuti e nelle rappresentazioni delle operatrici dei centri antiviolenza

I centri antiviolenza, nati all’inizio degli anni ’90 sotto la spinta dei movimenti femministi, si occupano di dare sostegno (sotto forma di consulenze psicologiche, legali, ospitalità ed altre forme di aiuto) alle donne che hanno subito violenza di qualsiasi genere. Le operatrici impiegate (tutte donne) si trovano quotidianamente a contatto con vittime che hanno subito abusi, in larga misura, da parte del proprio partner; vittime che raccontano episodi dolorosi e situazioni di forte difficoltà. Per le operatrici nei centri antiviolenza esistono, dunque, dei rischi simili a quelli di altre professioni d’aiuto, ma con alcune particolarità: innanzitutto, la determinazione specifica dell’aiuto prestato: si tratta, infatti, di un aiuto di genere (erogato da donne, diretto a donne); in secondo luogo, l’ispirazione di tipo socio-politico che ha dato origine ai centri antiviolenza; inoltre, un’altra peculiarità del lavoro di queste operatrici è costituita dall’utenza con cui esse si relazionano: tale utenza è caratterizzata dal ripetersi del tutto simile delle numerose biografie di violenza. Tuttavia, la letteratura psicologica non ha precedentemente esaminato il vissuto e il punto di vista delle operatrici in questione.
La presente ricerca, di natura esplorativa, ha l'obiettivo di indagare:
 il vissuto delle operatici nei confronti della loro professione (motivazione professionale, difficoltà e risorse percepite, ripercussioni sulla vita privata);
 le teorie implicite formulate dalle operatrici nel tentativo di spiegare la violenza nella coppia (descrizione delle donne vittime, degli aggressori, delle dinamiche violente).

Mostra/Nascondi contenuto.
11 Introduzione “Il mio cuore piange” è un’espressione utilizzata, perlopiù, da donne straniere, per cercare di descrivere il loro vissuto di sofferenza nel subire violenza psicologica; ma è anche un modo per indicare i risvolti emotivi di una professione come quella di operatrice nei centri antiviolenza (CAV). Si tratta, infatti, di un’occupazione in cui, essendo continuamente a contatto con il dolore di altre persone, si corre un forte rischio di portare con sé queste emozioni negative anche al di fuori del contesto lavorativo. La scelta degli argomenti di interesse per il mio lavoro, ovvero i vissuti delle operatrici nei confronti della loro professione, è stata determinata da tre motivazioni. In un primo momento, l’obiettivo della ricerca era volto alla comprensione delle dinamiche di coppia che possono condurre alla manifestazione di violenze; tuttavia, vi sarebbe stata una forte difficoltà nell’entrare in contatto, per una tesi di laurea, con le donne direttamente coinvolte: vi sono infatti, in questo settore, notevoli limitazioni dovute alla privacy e al forte carico emotivo delle eventuali interviste che si sarebbero dovute svolgere. Per questo motivo, ho ritenuto opportuno avvalermi delle conoscenze di persone esperte nell’ambito delle relazioni violente, in modo da fare tesoro della loro esperienza, al fine di estrapolare, se possibile, alcuni elementi che potessero descrivere le dinamiche di coppia. In secondo luogo, ho constatato la ridotta percentuale di ricerche condotte in letteratura su coloro che lavorano con persone coinvolte in episodi di violenza. La terza motivazione, più che di tipo didattico, è di carattere intuitivo: ho ritenuto interessante indagare quali potevano essere le sensazioni, le reazioni emotive di chi non solo è tutti i giorni a contatto con storie di violenza, ma in più si trova quotidianamente ad aiutare in prima persona le vittime di tale violenza: il vissuto delle operatrici è fortemente condizionato dal lavoro che esse svolgono, e d’altra parte tende anche ad influenzare il modus operandi delle operatrici stesse. Inoltre, sarebbe utile conoscere le modalità adottate dalle operatrici nel descrivere le donne vittime e gli uomini attori di violenza, considerando che da come esse si rappresentano l’oggetto del loro lavoro può dipendere il loro modo di svolgere la professione e il loro atteggiamento.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Valeria De Marco Contatta »

Composta da 236 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 9694 click dal 25/10/2007.

 

Consultata integralmente 26 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.