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Il mobbing, tra condotta dell'agente e ingiustizia del danno

Informazioni tesi

  Autore: Federico Repetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Andrea D'Angelo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 228

La tesi affronta uno dei temi più attuali e dibattuti, non solo a livello giuridico, ma anche a livello mediatico: il mobbing. Quest'ultimo è, evidentemente, un tema che si pone a metà strada tra diritto del lavoro e diritto della responsabilità civile ed infatti nella tesi vengono ripresi sia argomenti tipicamente lavoristici sia tematiche più strettamente attinenti alla responsabilità aquiliana. Vengono inoltre trattati in modo approfondito i vari aspetti che caratterizzano la fattispecie "mobbing": gli aspetti oggettivi, soggettivi e procedurali nonchè le tipologie di danni conseguenti (sia quelli patrimoniali sia quelli extrapatrimoniali). Nell'ultimo capitolo si cerca invece di fornire una visione d'insieme su quelle che sono le problematiche più dibattute nel campo della rsponsabilità civile, ossia quella dell'ingiustizia del danno e quella relativa ad un'eccessiva estensione dell'area del danno risarcibile. Nel trattare i diversi aspetti inerenti al mobbing si è voluto anche offrire una panoramica più ampia su alcuni temi, non ultimo quello attinente all'evoluzione giuridica e dottrinale sui danni non patrimoniali e sul danno da perdita di chance e da dequalificazione. La tesi offre un'abbondante rassegna di giurisprudenza e interessanti spunti dottrinali, senza tralasciare l'analisi degli interventi legislativi in materia.

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1 INTRODUZIONE Nel nostro Paese si parla sempre più frequentemente di un fenomeno noto come mobbing. Quest’ultimo, a ben vedere, è un termine rappresentativo di una problematica non nuova: più se ne parla come di una questione nuova, più viene da ripetere il noto aforisma: “Gli uomini sono tanto sciocchi che, dando un nome nuovo a una cosa vecchia, credono di avere pensato una cosa nuova”. La novità, come si avrà modo di apprezzare, non riguarda il fenomeno in sé delle vessazioni sul luogo di lavoro, in famiglia o in qualsiasi altro contesto sociale, bensì consiste nella progressiva attribuzione di rilevanza giuridica a tale afflizione. Nel periodo della schiavitù non si poteva certo parlare di mobbing in senso giuridico, poiché lo schiavo era considerato proprietà privata del padrone; agli albori della civiltà industriale la persona era, invece, formalmente libera ma ancora non sussistevano tutele giuridiche contro gli atteggiamenti persecutori tenuti sul luogo di lavoro. Solamente con il successivo movimento emancipatorio della condizione operaia si sono iniziati a riconoscere mezzi “primordiali” di tutela, rivolti a soddisfare i diritti e i bisogni primari del lavoratore e modellati su una struttura organizzativa del lavoro sempre più standardizzata e spersonalizzata. Ma è nell’epoca postindustriale, con lo sviluppo del settore terziario, che il ruolo del capitale umano nell’organizzazione del lavoro acquista maggior valore e che le relazioni interpersonali tra datore e lavoratore e tra lavoratore e lavoratore divengono lo scenario più fertile di possibili conflitti provocati dalla condizione lavorativa. Da ciò è conseguita la ricerca di strumenti giuridici più flessibili e

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Parole chiave

chance
danno biologico
danno esistenziale
danno extrapatrimoniale
danno morale
danno patrimoniale
demansionamento
dequalificazione
ingiustizia
mobbing
vessazione

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