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Psicopatologia della depressione in età adolescenziale. Modelli teorici e studi epidemiologici.

Per lungo tempo considerata essenzialmente parte stessa del processo di crescita, sia nelle interpretazioni di coloro che, più vicini al modello psicoanalitico classico, ne hanno privilegiato la lettura in termini di lutto (Deutsch-1944; Jacobson-1954; Blos-1962; 1979, Haim-1970; Ladame-1981; 1984; Laufer-1975, 1984; Charmet-1992) sia nella visione di quanti, come Winnicott (1971) e Meltzer (1973; 1978,a,b), vedono nell’adolescenza l’uno “un faticoso superamento della depressione”, l’altro un riattivarsi della posizione depressiva infantile, la depressione degli adolescenti è stata per anni considerata “una sottocategoria di malattia mentale” (Laufer-1975), che non richiede un intervento in quanto specchio di frequenti quanto innocui sbalzi d’umore, ‘fisiologici’ allo sviluppo.
Tale approccio ha portato forse troppo facilmente ad affermare che non possa esistere un’adolescenza senza depressione (Marcelli-1990; Marcelli, Braconnier-1995). Lo “stereotipo di norma” (Aliprandi, Pati-1996) che si è venuto a creare, implica non poche difficoltà, portando al disconoscimento di quegli stati depressivi che, travalicando i limiti della depressione fisiologica, divengono vera e propria patologia, cosa questa, alquanto grave e preoccupante, potendo, la depressione, non solo costituire un ostacolo al lavoro psichico normale dell’adolescenza, ma anche fornire la base per altre manifestazioni patologiche, vuoi nella stessa adolescenza, vuoi in periodi successivi (Demoulin-1995). Nel presente lavoro si tenta di tracciare una sorta di parallelo tra quello che è stato l’evolversi dei modelli teorici psicodinamici, fino a giungere alla evidenziazione dell’adolescenza quale fase cruciale sia nella comprensione dello sviluppo sano che di quello psicopatologico. Nell’interpretazione dell’adolescenza, infatti, bisogna considerare il passaggio dal modello classico delle pulsioni a quello relazionale (Greenberg, Mitchell-1983), come una “evoluzione circolare” (Ammaniti-1997) dovuta da una parte ai cambiamenti interni alla metapsicologia analitica e, dall’altra, alle modificazioni del mondo giovanile che hanno imposto ai clinici di operare una revisione delle teorizzazioni precedenti, diminuendo sia l’enfasi posta sulle prime fasi quali determinanti per lo sviluppo successivo dell’individuo, che quella sulle pulsioni quale primo motore delle motivazioni umane (Dazzi, Muscetta-1990; Ammaniti-1997). La messa in crisi del modello freudiano “e del presupposto ad esso sotteso di un presunto parallelismo tra sviluppo fisico e sviluppo psicologico” (Nicolò, Zavattini-1992) ha dato rilievo, infatti, al mondo esterno degli adolescenti odierni, ben lontani dalle vicende di Dora tracciate ad inizio secolo da Freud (1901). Se nella psicoanalisi infantile, infatti, il cambiamento di prospettiva, dalle posizioni classiche alle più relazionali, è avvenuto in maniera pressoché omogenea, il campo adolescenziale, invece, investito solo secondariamente e di riflesso da tale viraggio teorico, non vede ancora lo stesso radicale mutamento ed assiste al convivere e intrecciarsi di modelli differenti nell’interpretazione sia dello sviluppo che della sua patologia, con ovvie conseguenze sia nell’approccio diagnostico che nell’intervento terapeutico (Nicolò, Zavattini-1992; Marcelli, Braconnier-1995; Enderle-1996; Ammaniti-1997). L’adolescenza, quindi, pur restando oscurata dalle fasi precedenti, è andata incontro, parallelamente al ruolo maggiore conferito alle relazioni, ad un interesse crescente e sempre più articolato. Per comprendere la problematicità della individuazione della patologia depressiva, così come di ogni altra, si mettono in luce, così, i molteplici cambiamenti fisici e relazionali che, investendo l’individuo con l’avvento della pubertà, ne fanno ‘esplodere’ i comportamenti ‘patologici’. E’ per fronteggiare questi cambiamenti che l’adolescente ricorre massivamente all’uso di difese che in altre fasi della vita sarebbero considerate segno di incipiente patologia (A.Freud-1936; Masterson-1984; Jeammet-1992; Bitossi, Fonnesu-1992; Marcelli, Braconnier-1995); le loro difese normali, infatti, “non differiscono da quelle delle organizzazioni psicopatologiche” (Cahn-1992).
E’ questo l’altro aspetto della depressione adolescenziale che si tenta di affrontare, mettendone ancora una volta in luce le difficoltà e le motivazioni alla base di quella che è ancora oggi una ‘pecca’ dell’approccio alla patologia adolescenziale. Il lavoro, dunque, passa in rassegna l’evoluzione teorica delle concezioni psicodinamiche dello sviluppo e si sofferma sui contributi di quegli Autori che hanno contribuito in maniera fondamentale alla conoscenza dei vissuti depressivi dell’adolescente, nelle loro diverse forme e a diversi livelli di gravità.

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1 CAPITOLO I L’ADOLESCENZA TRA CAMBIAMENTI SOCIALI E METAPSICOLOGICI 1 - Premessa. L’adolescenza come specifica fase evolutiva è ormai entrata a fare parte a pieno titolo del panorama teorico psicoanalitico e sono ormai ben lontani i tempi in cui A.Freud (1936) lamentava la mancanza di studi su questa età della vita. L’interesse per il fenomeno adolescenziale si è ora, infatti, fatto tanto ampio e complesso da rendere difficile un accordo teorico persino nell’ambito della stessa corrente psicoanalitica in cui continuano a convivere i più vari contributi offerti dalle diverse Scuole. Se la “figliastra della psicoanalisi” (A.Freud-1957) ha smesso ormai da tempo di essere tale, lo si deve indubbiamente al moltiplicarsi degli studi e delle ricerche effettuate soprattutto a partire dal 1945 quando, in seguito ai radicali mutamenti portati dal conflitto mondiale, l’urgenza educativa veniva ovunque avvertita (Debesse-1956) e con essa la necessità di ampliare le conoscenze e le teorizzazioni su questa ‘nuova’ fase del ciclo vitale che si imponeva progressivamente all’attenzione della società. Negli anni ’50 vi è stato, infatti, un profondo cambiamento nel mondo giovanile conseguente anche al ‘baby - boom’: le nuove

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Stefania Raguso Contatta »

Composta da 388 pagine.

 

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