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La teologia femminista islamica: verso un ijtihad femminile dei testi sacri

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Giacomazzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Daniele Guizzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

Il femminismo islamico, di cui la teologia femminista costituisce il fondamento teorico, è un movimento di carattere globale che propone un discorso di genere articolato all’interno della cornice religiosa dell’Islam e che ricerca i presupposti per l’emancipazione della donna nei testi fondanti della tradizione islamica.
Il femminismo islamico e la teologia femminista rivendicano il diritto di re-interpretare i testi sacri da una prospettiva femminile per dare una lettura dell’Islam favorevole alla donna.

Il testo sacro per eccellenza oggetto di questa nuova interpretazione (in arabo ijtihad) è il Corano, ma molte teologhe si concentrano anche sulla Sunna, la raccolta dei detti e dei fatti del Profeta, e sulla storia dei primi secoli dell’Islam.
Quest’opera di ermeneutica “al femminile” è necessaria perché i testi sacri sono sempre stati interpretati da uomini che ne hanno dato una lettura di tipo patriarcale. Questa è una delle spiegazioni della distanza presente in molti paesi musulmani fra le condizioni di vita delle donne e il messaggio ugualitario, ritenuto dalle teologhe femministe, intrinseco all’Islam.

Una delle motivazioni principali che mi hanno spinto a trattare questo argomento è la grande potenzialità del femminismo islamico nel migliorare le condizioni di vita della donna nei paesi musulmani. A tale scopo il femminismo islamico è, infatti, più efficace del femminismo secolare per varie ragioni.
Innanzi tutto costituisce un modello di emancipazione femminile autoctono, alternativo a quello occidentale, spesso è percepito come qualcosa di estraneo. E ciò non solo perchè il femminismo islamico promuove l’innovazione dall’interno della tradizione, ma anche perché propone dei modelli di femminilità islamici, individuandoli nella storia dei primi secoli dell’Islam.
Inoltre proprio grazie all’utilizzo del discorso religioso è più facile che le richieste del femminismo islamico vengano ascoltate dall’Islam ufficiale o in paesi dove l’Islam fondamentalista è al potere.

Concretamente il miglioramento della condizione femminile passa anche attraverso il riconoscimento giuridico della parità di trattamento fra uomo e donna. A questo scopo le teologhe femministe hanno rintracciato nel Corano il principio di uguaglianza ontologica e morale e da questo hanno fatto discendere l’uguaglianza sul piano politico e sociale, la quale, a sua volta, dovrebbe tradursi nell’attribuzione all’uomo e alla donna di medesimi diritti e doveri. Tale deduzione, però, non è scontata per l’interpretazione classica o per gli esegeti di tendenza conservatrice, i quali non fanno corrispondere ad un’uguaglianza di tipo ontologico la parità di trattamento nell’ambito del lavoro o nella sfera politica. Anche alla confutazione di tale assunto mira l’opera di re-interpretazione delle fonti dell’Islam attuata dalla teologia femminista islamica.

In tale processo le teologhe femministe utilizzano vari metodi ermeneutici che uniscono l’apporto della tradizione ai contributi di scienze quali la linguistica, l’etimologia e l’analisi lessicale. Ma l’aspetto più interessante è la ripresa degli strumenti interpretativi propri dell’esegesi coranica classica, che ora vengono utilizzati per ottenere risultati opposti.
Alcuni di questi strumenti esegetici sono la distinzione tra i versetti universali, contenenti i principi eterni del Corano, e quelli particolari o contingenti, legati invece alle circostanze della rivelazione; oppure la divisione fra le sure meccane che racchiudono un messaggio egalitario e quelle medinesi contenenti soprattutto precetti normativi.

Questi metodi ermeneutici vengono utilizzati all’interno di tecniche esegetiche di vario tipo, ma tutte finalizzate ad ottenere una lettura progressista dell’Islam.
La prima tecnica considerata è la ricerca dei diritti umani all’interno del Corano e della Sunna. Alla base di questa scelta esegetica vi è la convinzione che l’Islam, se correttamente interpretato, conferisca già alla donna i diritti di cui ha bisogno.
Un’altra tecnica utilizzata è quella di confutare quei miti che hanno contribuito a creare una concezione negativa della donna, quali, ad esempio, la creazione di Eva dalla costola di Adamo e il peccato originale. Le teologhe attuano questa confutazione dimostrando come tali miti, seppur radicati nell’immaginario musulmano, abbiano in realtà un’origine extra-coranica poichè sono penetrati nell’Islam attraverso la Sunna.
L’ultima tecnica analizzata prevede la negazione del valore di quei versetti coranici che sanciscono la superiorità maschile. Nel processo di de-costruzione di questi versetti le teologhe femministe si avvalgono in particolare dei seguenti espedienti ermeneutici: dimostrare l’incongruenza di tali versetti coi principi generali del Corano, restringere l’ambito di applicazione dei precetti contenuti in questi versetti oppure evidenziarne la portata contingente, in quanto circoscritta al contesto storico-culturale della Rivelazione.

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5 INTRODUZIONE Femminismo islamico: un fenomeno complesso e innovativo. Il femminismo islamico è un movimento di carattere globale e di natura eterogenea che comincia a diffondersi a inizio degli anni ‘90. Secondo le parole della studiosa americana Margot Badran può essere definito come un insieme di “discorso e pratica di tipo femminista espressamente articolati all’interno del paradigma islamico.” 3 Il femminismo islamico si propone di radicare il discorso di genere all’interno della cornice religiosa dell’Islam ricercando i presupposti per il principio di uguaglianza fra i sessi e per i diritti della donna proprio a partire dai testi fondanti della tradizione islamica. Potrebbe perciò essere letto, secondo la tesi sostenuta da Hibba Abugideiri, come una sorta di “jihad di genere” (‘gender jihad’). 4 Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso un processo di ri-negoziazione dei rapporti di genere, a sua volta impensabile senza la nascita di un Islam liberale, pluralista e emancipatorio. Il femminismo islamico ha in questo senso un potenziale rivoluzionario. Esso infatti apporta istanze innovative, ma lo fa a partire dalla tradizione, 5 presentando, quindi, un discorso di tipo femminista sentito come autoctono. Quest’ultimo aspetto non è certamente secondario in quanto i movimenti femministi nelle realtà islamiche sono spesso percepiti come qualcosa di estraneo e finalizzato all’introduzione - più o meno imposta - di idee occidentali. In quest’ottica tanto l’Islam tradizionale, 6 quanto quello islamista 7 non possono né potranno evitare di rispondere al discorso innovativo e provocatorio portato avanti dal femminismo islamico perché questo li contesta sul loro stesso terreno, usando, cioè, il Corano ed i testi della tradizione. Se, come sostengono le femministe islamiche, i principi di equità di genere e di giustizia sociale sono intrinseci nel Corano stesso e se l’Islam è una religione che nelle sua essenza non dà priorità al genere, allora come si spiega che la prima immagine che viene associata a molte delle 3 La definizione è tratta dall’articolo “Islamic Feminism: What’s in a Name?”, da Afriche e Orienti n. 2 (2002), che riassume il contenuto di una conferenza tenuta da Margot Badarn nel gennaio 2002 al Cairo presso l’American Research Center. 4 Per “jihad di genere” si intende una lotta nel nome di Dio finalizzata ad ottenere la parità di genere all’interno delle società contemporanee. (Hibba Abugideiri: “The Renewed Woman of American Islam: Shifting Lenses toward ‘Gender Jihad’?”, da The Muslim World, vol. 19, 2001; 2). 5 Per “tradizione” si intende sia il riferimento ai testi fondanti dell’Islam, quali il Corano, la Sunna, i Tafsir (commentari coranici), la sira (biografia del Profeta), sia l’utilizzo di metodi ermeneutici utilizzati nell’interpretazione del Corano anche dai primi esegeti durante il periodo formativo dell’islam (VIII-IX sec. d.C.). 6 Con il termine “islam tradizionale” si intende, in questo contesto, l’islam considerato “ortodosso” frutto dell’elaborazione - sia storica che attuale- degli ‘ulama’ (letteralmente, “dotti”, esperti di ‘ilm). Gli ‘ulama’ nascono come figure specializzate nell’interpretazione del Corano e della shari‘a, svolgendo, quindi, un ruolo normativo fondamentale (Giorgio Vercellin, Istituzioni del mondo musulmano, Torino: Einaudi, 1996; 239 – 243). 7 I termini “islamismo”, “islam radicale” o “fondamentalismo islamico” fanno riferimento a quella corrente politica e religiosa dell’Islam che auspica l’instaurazione dello stato islamico e l’applicazione integrale della shari‘a.

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