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Le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi: profili applicativi e politico-criminali

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Zinzio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alberto Gargani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

Il presente lavoro si prefigge l'obiettivo di seguire il percorso effettuato dal legislatore italiano nella "lotta" alla detenzione di breve durata, dal momento in cui è iniziata la polemica intorno a questa tipologia sanzionatoria, fino ai giorni nostri. Particolare attenzione sara' dedicata alla scelta effettuata nel 1981, con la quale il legislatore ha avviato una importante riforma del sistema punitivo che, volta a far recuperare effettività alla pena evitando la "fuga dalla sanzione" mediante il ricorso a meccanismi puramente clemenziali e capace, al contempo, di minimizzare i rischi criminogeni connessi all'esecuzione delle pene detentive di breve durata, ha contribuito opportunamente all'arricchimento dell'apparato sanzionatorio delineato dal codice penale del 1930. Tale analisi viene altresì completata con l'esame degli strumenti sanzionatori concorrenti con le sanzioni sostitutive (sospensione condizionale della pena, sanzioni applicabili dal giudice di pace, misure alternative dell'ordinamento penitenziario), avendo particolare riguardo alle modifiche subite da essi nel corso degli anni. Infine, il lavoro si conclude con uno sguardo alla possibile evoluzione di cui le misure alternative al carcere potranno essere oggetto, attraverso l'analisi dei più importanti progetti di riforma del codice penale (Pagliaro, Grosso, Nordio).

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3 PRESENTAZIONE Le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi sono state introdotte nel nostro ordinamento dalla legge n. 689/81 quale precisa risposta alla crisi della detenzione di breve durata, problematica iniziata a manifestarsi proprio durante il secolo XIX, nel momento in cui la pena detentiva cominciava ad acquistare piena centralità nel sistema penale, divenendone il fulcro. La presa di coscienza della inviolabilità della libertà personale, unitamente alla comprovata inefficacia in termini di prevenzione speciale delle pene detentive brevi, fecero sorgere il dibattito sulla possibilità di adottare misure sanzionatorie alternative a queste, ritenute oltrechè inefficaci e “dannose” (perché in grado di provocare tutte le conseguenze negative riconducibili alla segregazione), anche inutili perché eccessivamente brevi per raggiungere lo scopo di risocializzazione, intimidazione o neutralizzazione che attribuisce alla pena il carattere di “giusta” in quanto “necessaria”. Il presente lavoro si prefigge l’obiettivo di seguire il percorso effettuato dal legislatore italiano nella lotta alla detenzione di breve durata dal momento in cui è iniziata la polemica intorno a questa tipologia sanzionatoria (pilastro portante di tutto il sistema repressivo del XIX secolo), fino ai giorni nostri, dedicando particolare attenzione alla scelta effettuata nel 1981, con la quale il legislatore ha avviato una importante riforma del sistema punitivo che, volta a far recuperare effettività alla pena evitando la “fuga dalla sanzione” mediante il ricorso a meccanismi puramente clemenziali e capace di minimizzare i rischi criminogeni connessi all’esecuzione delle pene detentive di breve durata, ha contribuito opportunamente all’arricchimento dell’apparato sanzionatorio delineato dal codice penale del 1930. La nostra analisi prenderà le mosse dal momento in cui, attestata l’inutilità delle pene brevi, sorse il dibattito sull’opportunità di adottare un ventaglio sanzionatorio alternativo al carcere al quale ricorrere quando, a fronte della commissione di un reato di lieve entità, si sarebbe dovuta applicare una pena detentiva di breve durata. In primo luogo verranno analizzati gli ampi strumenti di lotta alla detenzione breve previsti dal codice penale del 1889, i c.d. “surrogati penali”, sia dal punto di vista della disciplina che della prassi applicativa, attestando la loro pressoché totale inefficacia alla risoluzione del problema alla luce della loro sporadica o quasi nulla applicazione da parte dei giudici, a causa dei troppo stretti presupposti applicativi e degli eccessivamente macchinosi procedimenti esecutivi delineati per essi dalla disciplina codicistica. In secondo luogo sarà esaminata la misura alternativa al carcere di natura sospensiva, denominata condanna condizionale, (la quale fece ingresso nel nostro ordinamento con la legge n. 267/1904 sulla scia dell’istituto franco-belga della sospensione dell’esecuzione della pena), la quale trovò fin da subito larga applicazione da parte di quella giurisprudenza che per i motivi elencati poc’anzi si dimostrava restia all’impiego dei “surrogati penali” zanardelliani. Sempre all’interno dell’ottica della lotta alle pene detentive breve saranno analizzati gli strumenti impiegati come alternative al carcere breve a seguito dell’entrata in vigore del codice Rocco, ossia la ridenominata sospensione condizionale della pena inserita dal codice penale del 1930 tra le cause di estinzione del reato; il perdono giudiziale per i minorenni; l’amnistia e l’indulto, rientranti rispettivamente tra le cause di estinzione del reato e della pena, soffermando l’attenzione sulle modifiche di cui tali misure sono state oggetto nel corso degli anni nel tentativo di renderle maggiormente funzionali alla risoluzione del problema, alla luce delle direttive costituzionali dettate dagli artt. 13 e 27 comma 3 Cost., in assenza di ulteriori valide alternative. A questo punto l’analisi si soffermerà sulla scelta effettuata dal legislatore del 1981, il quale, con gli artt. 53 ss l. 689/81 oltre a dare una risposta precisa alla problematica in esame, ha contribuito ad arricchire positivamente il sistema sanzionatorio delineato dal codice penale del 1930, rigidamente fondato sulla pena detentiva, introducendo per la prima volta “sanzioni sostitutive in senso stretto” delle pene detentive brevi. In particolare, sarà analizzata in primo luogo la disciplina dettata

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Parole chiave

codice zanardelli
detenzione breve
funzione della pena
l. 12 giugno 2003, n. 134
misure altenative
pena
progetto grosso
progetto nordio
progetto pagliaro
sanzioni del giudice di pace
sanzioni sostitutive
sospensione condizionale
surrogati penali

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