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Operazione Pop: il cinema di Mario Bava

Informazioni tesi

  Autore: Simone Coacci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: DAMS cinema
  Relatore: Vittorio Boarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

A volte l’evoluzione dei movimenti artistici d’avanguardia e le istanze sociologiche che emergono dalla società di massa si legano in maniera unica ed indissolubile nel formare la visione del cinema e dell’opera di un regista.
A volte l’analisi di questo sottotesto soggiacente e trascurato può aprirci una nuova prospettiva alla luce della quale rileggere il contributo estetico di un esponente che troppo stesso è rimasto imprigionato in sistemi di valutazione critica troppo angusti o sbrigativi.
Seguendo questi parametri di riferimento, la mia tesi si propone principalmente un obiettivo: lo studio critico delle intuizioni più innovative e delle potenzialità latenti racchiuse nell’insieme dell’opera di un regista come Mario Bava.
Mario Bava non è stato soltanto un fulgido esponente (un maestro secondo taluni) di un cinema di genere autoctono e al tempo stesso dotato di un respiro internazionale, quanto,per usare una definizione di Jean-Luc Godard, “un cineasta dell’apres,del dopo,consapevole dell’esistenza di una storia del cinema” e consapevole,aggiungo io, dell’impossibilità di fare un cinema che non sia in continuo e straniante confronto con il patrimonio di luoghi e di funzioni riconoscibili esibito da questa “classicità”.
Se, infatti, da un lato, i film del regista italiano sono il prodotto diretto dell’Italia del boom economico,dell’esplosione dei consumi e della singolare fortuna che il cinema ebbe fra di essi,della nascita di un nuovo genere di intrattenimento cinematografico basato sull’importazione e la rielaborazione dei generi “classici” (horror,film mitologico,peplum,western,fantascienza),è altrettanto vera e dimostrabile la straordinaria manipolazione a cui Bava ha sottoposto questi elementi,eleggendoli a prototipi di una sorta di mitologia (in senso Barthesiano) e risultando,attraverso una operazione estetica sottile e talvolta quasi invisibile,autore dell’unico esempio coerente e consapevole di cinema Pop in Italia,un cinema che per altro non rinuncia mai del tutto al filtro del linguaggio cinematografico tradizionale:la struttura narrativa basata sulla linearità del conflitto drammatico.

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2 PREMESSA Eredità del cinema di Mario Bava: un omaggio e una prospettiva critica Seguendo con attenzione le date più significative che scorrono enumerando le fasi salienti del percorso che ci accingiamo a delineare, ci accorgiamo di come il ventennio sia l’unità di tempo più ricorrente ed esplicativa. Venti anni fa (qualcuno di più,in effetti) la data della sua morte segnava la fine di una parabola umana ed artistica e parallelemente sanciva il trapasso di un epoca storica e produttiva del cinema italiano, il cosiddetto “periodo d’oro” del cinema di genere durato a sua volta un’altro ventennio (1960-1980). In un epoca e in un filone cinematografico popolato e percorso da misconosciuti talenti così come da mezze figure e mestieranti,Mario Bava,scomparso nel 1980 all’età di sessantasei anni,si è rivelato come uno degli autori italiani più innovativi e al tempo stesso fraintesi degli ultimi quarant’anni. Se talvolta l’ostentato understatement dei suoi interventi ha dato adito all’opinione di un regista consapevole e rassegnato alla dimensione di invisibilità critica della propria opera,è altresì vero che questa figura sfuggente e sottilmente estranea al proprio tempo,di eccentrico che veste i panni della normalità, ha spesso supportato la formulazione di improvvise quanto frettolose rivalutazioni,basate non tanto su un processo analitico metodologicamente coerente quanto maturate sulla scorta della presa di coscienza dei valori estetici immediati e superficiali riscontrati in una ristretta porzione della filmografia baviana. Al giorno d’oggi (confortati dalle crescenti retrospettive a lui dedicate che hanno toccato in maniera non marginale anche le ultime due edizioni del Festival del Cinema di Venezia),scavalcata la soglia del terzo millennio, Mario Bava si presenta a noi come ammantato nella definizione di maestro,capostipite in un processo di consolidamento e progressiva dispersione dell’esperienza di un cinema di genere autoctono ma anche ricco di influenze in ambito internazionale. Successive generazioni di registi che hanno conosciuto,in un esponente come Dario Argento ,persino una consacrazione estetica e commerciale di proporzioni inedite e irripetibili,hanno poi ripreso e posto in risalto i termini più evidenti della sua eredità stilistica,senza tuttavia accedere, nella teoria come nella prassi, laddove risiedono le coordinate fondamentali che contraddistingono la straordinaria originalità proposta dal cinema del regista romano. Infatti,pur riconoscendo come sia avvenuta una non trascurabile codificazione e mimesi di alcuni elementi funzionali (nel senso che Propp attribuì a questo termine) presenti nei suoi primi film,chi scrive avverte la necessità di presentare in una diversa chiave di lettura,il senso ultimo e la natura incompresa della poetica cinematrografica di Mario Bava. Per rendere più agevole questo compito immaginiamo ora di compiere un salto indietro nel tempo,di tornare ad immergerci, con la mentalità critica figlia della consapevolezza del presente, laddove l’artista ha trovato modo di dare corpo e luogo al suo percorso umano e cinematografico. Siamo nella seconda metà degli anni cinquanta, anni di rapida e cruciale evoluzione per la società italiana che si protende in maniera inarrestabile verso la modernità lasciandosi sistematicamente alle spalle un contemporaneo e faticoso processo di studio e di analisi rivolto a renderla filosoficamente intelligibile e artisticamente rappresentabile. La tensione morale,l’ansia di rinnovamento civile e politico che avevano infervorato l’immediato dopoguerra hanno finito col cedere il passo ad un altro tipo di mobilità e di frenesia generato dal progressivo espandersi della produzione industriale,dei mercati e della distribuzione delle ricchezze. Gli effetti di questo processo che finirà storicamente catalogato sotto il nome di “Boom economico”, cambieranno in maniera irreversibile il volto di un

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