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La scrittura di Emily Dickinson alla luce della psicoanalisi

Informazioni tesi

  Autore: Barbara Bianchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Alessandro Serra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 140

L’intento della dissertazione è riconsiderare e approfondire la lettura dei testi di Emily Dickinson, poesie ed epistolario, alla luce della prospettiva psicoanalitica. La tesi concentra l’attenzione sulle opere, cercando dei punti di riferimento per una loro rilettura nella psicoanalisi, in particolare in quella di stampo freudiano, e trovandoli in importanti questioni quali la sublimazione, la dinamica dell’inconscio, la scissione dell’Io, il lavoro del lutto o il confronto tra la sensibilità poetica e quella nevrotica. Non si pretende di applicare strumentalmente la psicoanalisi alla poesia, ma di mostrare come essa possa contribuire alla più profonda comprensione dell’opera, sia a livello contenutistico, sia stilistico-formale. La lente psicoanalitica mette anzi in rilievo la complessità e la polivalenza del fenomeno poetico, aprendo a nuove prospettive ed ipotesi interpretative.
L’ispirazione di base è la concezione della scrittura come modalità della difesa e della riparazione: in quest’ottica la poesia viene a configurarsi come peculiare occasione per elaborare psichicamente l’affetto connesso alle esperienze di sofferenza e di dolore, come strumento di risarcimento e di riscatto. Il lavoro poetico è proiezione del lavoro psichico, delle trame sommerse che dall’inconscio trovano in esso una via di espressione ostensibile.
Grande attenzione è riservata allo stile, al carattere formale quale parte insopprimibile della significazione e del lavoro della scrittura. Tra i mezzi stilistici più efficaci per rivelare la complessità della psiche aggirando la censura, si focalizza l’attenzione sulla dialettica degli opposti. La reiterazione di ossimori, antinomie, sinestesie e sineciosi disegna una visione composita nella quale i contrari – luce e buio, salute e malattia, voce e silenzio, amore e morte, presenza e assenza, appagamento e dolore – vengono a sussistere in una reciproca relazione che dà significato l’uno all’altro. Il suo esercizio dei paradossi richiama sia il linguaggio onirico, caratterizzato dalla persistenza del principio di contraddizione, sia la parola primordiale di Freud, che contiene la compresenza degli opposti e non può trovare mai una fissazione grafica.
La scrittura è per Emily Dickinson ancora, nave e approdo: è lo strumento magico che la aiuta a resistere agli attacchi della disgregazione psichica e che le permette di comunicare con il mondo pur mantenendo la propria libertà interiore attraverso la scelta consapevole dell’isolamento. Dalla pagina parte la sua esplorazione dell’Altro universo, quello dell’inconscio, della fantasia, della follia, della morte.
Questo studio si propone di seguire le tracce della sua ricognizione, concentrando l’attenzione sulle parole e sui silenzi, piuttosto che sugli accadimenti della sua vita, perché è nella scrittura che si rinviene anche l’elaborazione di tali esperienze: è nella poesia che è possibile incontrare e comprendere il poeta.

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4 Premessa Ottocento, Amherst nel New England. La grande casa costruita dal nonno paterno al centro del piccolo e quieto paese: la stanza al primo piano. Da qui Emily Dickinson invia la sua «lettera al mondo» 1 . E’ un’era vittoriana e borghese quella che vede vivere Emily: fase di prosperità economica, di espansionismo pionieristico, di superficiale ottimismo; ma anche di fermenti culturali, di mutamenti sociali, di crisi e lotte civili. Le grandi famiglie come la sua, simbolo di successo e di rispettabilità; la forte influenza della religione puritana con i suoi severi codici di valori sulla vita e la stretta aderenza alle convenzioni; la donna in crinoline, sempre ben vestita e pronta ad organizzare banchetti, ad accogliere ospiti: una facciata moralmente educata e sobria, che nasconde e riflette l’insicurezza di fondo di un mondo giunto insieme al suo apogeo e alla propria crisi. L’opera di Emily Dickinson riflette lo spaesamento, l’incertezza, il dubbio, anticipando la crisi di fine secolo e rivelando allo stesso tempo la fragilità e la bellezza dell’intera vicenda esistenziale umana. Questa piccola, originalissima poetessa – uno «scricciolo», come ebbe lei stessa a descriversi in una lettera, 2 si proietta ben al di là del suo tempo e sembra eludere ogni definizione e fissità. Il punto di osservazione della sua «vulcanica vita» è la piccola stanza affacciata sul grande giardino: un luogo che potremmo 1 Le locuzioni fra virgolette basse, salvo diversa indicazione, sono tratte dalle poesie e dalle lettere di Emily Dickinson. 2 «Non ho ritratti recenti, ma sono piccola come lo scricciolo, ho i capelli arditi come il riccio della castagna – e gli occhi hanno il colore dello sherry che l’ospite lascia in fondo al bicchiere – » (L 268). Le lettere citate sono tratte da: Barbara Lanati (a cura di), Lettere, 1845-1886, Torino, Einaudi, 1982; Margherita Guidacci (a cura di), Poesie e Lettere, Milano, Sansoni, 1993. Nel testo, d’ora innanzi, le lettere verranno indicate con L maiuscola e le poesie con P maiuscola, seguite dal numero convenzionalmente assegnato ad ognuna di esse.

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Parole chiave

emily dickinson
poesia americana
psicoanalisi e scrittura
scrittura autobiografica
scrittura come riparazione
scrittura e lutto

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